Il comm. Giulio Silvestrelli e l'incidente italo-svizzero

di Alessandro Mella

La politica estera italiana fu ricca di aneddoti e vicende interessanti nonché di figure di un certo interesse. Tra queste merita menzione Giulio Silvestrelli, diplomatico che si rivelò piuttosto sanguigno e combattivo, non senza qualche giustificazione. Nacque ad Ariccia l’11 agosto del 1853 da Luigi, patriota, esponente di una storica famiglia di origine marchigiana fregiata della Nobiltà di Torricella. (1)

Dopo essersi laureato in ingegneria civile alla Regia Università di Roma, nel 1876, si diede alla carriera diplomatica entrando in ruolo nel 1878. (2) Di lì a poco sposò la signora Elisabetta Ziegler da cui ebbe un figlio cui diede il nome di Luigi. Ai tempi, infatti, era consuetudine dare al nascituro il nome del nonno. Ebbero anche una figlia, Francesca.

L’illustre professione lo condusse a Pietroburgo, Sofia, Berna, Atene ed infine all’Ambasciata del Re d’Italia a Madrid ove terminò la sua carriera nel 1910 ottenendo il congedo su sua richiesta l’anno successivo.

Fu proprio in Svizzera, a Berna, che egli si rese famoso per un caso che scosse la diplomazia europea nel 1902.

In quel tempo, infatti, molti agitatori socialisti ed anarchici avevano trovato in territorio elvetico luogo di esilio e da qui indirizzavano i propri libelli e strali contro le istituzioni e gli avversari politici. Non senza toni irriverenti e talvolta deprecabili.

In questo contesto proprio un foglio anarchico, Le Réveil socialiste-anarchiste (in Italia detto Il Risveglio), pubblicò un articolo ritenuto offensivo e lesivo del ricordo e dell’onore del defunto Re Umberto I che, tra il compianto e lo sconvolgimento generale, era stato assassinato due anni prima dalla mano omicida del Bresci.

L’ambasciatore Silvestrelli, quindi, fece pervenire il 5 febbraio al governo ospitante una viva protesta chiedendo, pare, che questi intervenisse contro quel giornale e ne sanzionasse l’editore. Pochi giorni dopo questi rispose che per le norme svizzere toccava al ministro procedere ed al suo governo invocare l’azione legale. Silvestrelli non volle sentir ragioni e rispose, sempre pare, protestando con vigore ritenendo che le autorità svizzere stessero agendo con atteggiamento passivo ed indecoroso. A quel punto il Consiglio Federale, sentendosi offeso da quell’atteggiamento e dall’insistenza, richiese al governo italiano di richiamare l’ambasciatore a Roma e di fronte al netto rifiuto opposto dall’Italia decise di interrompere le relazioni diplomatiche:

 

Abbiamo un incidente colla Svizzera. Il ministro d’Italia a Berna, comm. Silvestrelli, aveva chiesto al Consiglio federale di procedere contro un giornale anarchico, il quale aveva insultato la memoria di Re Umberto. Il Consiglio federale aveva risposto che, secondo la legge svizzera, toccava al ministro stesso di iniziare l’azione penale. Così aveva fatto in un caso consimile il Governo tedesco.

Ma il comm. Silvestrelli non si acquetò e replicò con una nota redatta in tali termini, che il Consiglio federale fece le sue riserve. Anzi, sulle prime, si era pubblicato che la nota era stata respinta.

Ora si sta cercando di appianare le cose: ma anche vi si riuscisse, rimarrà sempre la stranezza di un Governo civile che lascia impunemente insultare il Capo di uno Stato amico, pretendendo una querela di parte per un’azione penale. La Svizzera ha di queste anomalie, dovute all'eccessivo dottrinarismo a cui si è ispirata la sua legislazione internazionale.

Anche gli Stati Uniti seguivano la stessa scuola: la cambiarono soltanto quando una delle vittime dell’anarchia fu il loro Presidente. Noi non vorremmo che la Svizzera attendesse una simile sciagura per moderare un po’ la sua assoluta tolleranza verso i cosiddetti delinquenti politici. L’attuale incidente coll’Italia potrebbe essere favorevole occasione per una opportuna resipiscenza. (3)

La vicenda diede un gran da fare alla stampa che imbastì una campagna vivacissima sul tema. Ovviamente i giornali svizzeri presero a difendere il proprio governo e quelli italiani, di massima, il rispettivo. Lungo una sorta di tempesta giornalistica crescente e spesso con toni al limite della provocazione:

 

L’incidente fra l’Italia e la Svizzera si è leggermente accentuato per qualche indiscrezione commessa dal signor Carlin, Ministro della Confederazione elvetica a Roma. Mentre il Ministro d’Italia a Berna, dopo la rottura diplomatica, si è chiuso in un dignitoso e doveroso riserbo, pare che il signor Carlin abbia preferito impelagarsi in un mare di critiche e di spiegazioni che invece di semplificare, tendono ad inacerbire le cose.

Secondo un’intervista avuta dal direttore della Nuova Agenzia col signor Carlin, questi si sarebbe espresso in modo addirittura sconveniente sul conto del comm. Silvestrelli, asserendolo privo di tatto, di carattere tutt'altro che diplomatico, sgradito al Governo federale, per modo che quanto è avvenuto doveva in ogni modo accadere.

E le critiche si sarebbero estese all’on. Prinetti per non aver acceduto ai consigli del signor Carlin, che lo eccitava a richiamare senz’altro il Silvestrelli. Ecco: che il comm. Silvestrelli sia un diplomatico ideale non sappiamo. Ma quello che ci sembra certo è che l'ultimo ad accusarlo dovrebbe essere il signor Carlin: il quale non è da oggi che dà prova di assoluta mancanza di tatto nell'esercizio del suo mandato.

Certi suoi giudizi troppo pessimisti sul conto del nostro paese gli avevano alienato le simpatie dei suoi colleghi: l’ultimo crollo gli viene dalla sua odierna attitudine. Ciò non impedirà una pronta e soddisfacente rappacificazione fra i due governi, per la quale lavora indefessamente Barrère ambasciatore francese a Roma. E la riuscita è resa tanto più probabile dell’arresto avvenuto ieri a Losanna dell’anarchico Bertoni, ticinese, direttore del famigerato Risveglio. (4)

 

In parlamento il ministro Prinetti difese l’opera del nostro diplomatico arrivando a dipingere scenari anche piuttosto diversi da quelli noti:

 

Ho detto che il comm. Silvestrelli rimase, anch'egli, fedele sempre alle nostre istruzioni, e difatti quando egli, il 5 febbraio, ebbe l'ultimo suo colloquio col presidente della Confederazione ne dava conto al Governo del Re col seguente telegramma: «Oggi mostrando al Presidente della Confederazione un articolo del giornale lì Risveglio, (quello del 18 gennaio in cui si oltraggiava la memoria del compianto Re) chiamai su di esso l'attenzione di Sua Eccellenza osservando che il nefando apostolato del giornale e le continue ingiurie contro l'augusta memoria di Re Umberto, secondo il solito impuniti, creavano sentimenti di giusto rammarico nel nostro Governo e nel paese e non potevano giovare alle buone relazioni dei due Stati.

Sua Eccellenza mi disse di lasciare l'articolo per sottoporlo all'esame del dipartimento della giustizia». Il comm. Silvestrelli non chiese quindi nessun processo per questo articolo o per altri, egli rimase fedele alle istruzioni da me avute di rimettersi sempre al Consiglio federale richiamando solamente la sua attenzione ancora in questa occasione, su questa colpevole propaganda.

Le sue comunicazioni verbali, amichevoli, fatte il 5 febbraio al Consiglio federale non richiedevano una risposta e molto meno un processo. (5)

 

Nel corso del tormentoso dibattito egli aggiunse anche:

 

Il commendatore Silvestrelli nel suo colloquio del 5 febbraio col Presidente della Confederazione non chiese si procedesse contro il Risveglio per l'articolo del 18 gennaio oltraggioso alla memoria del compianto Re Umberto, e si limitò a trarne occasione per rinnovare il lamento contro la continuata campagna, che il Risveglio faceva, di ingiurie ai nostri Sovrani e di apologia e di incitamento al regicidio, lamento che più volte la Legazione italiana aveva, come ho detto, espresso.

Fu il Consiglio Federale, che mandando per iscritto il 25 febbraio al commendatore Silvestrelli una risposta ad una domanda che non esisteva, promosse l'incidente che profondamente deploriamo, ma che certamente non fu da noi provocato. (6)

 

L’incidente si ricompose qualche mese dopo grazie ad una provvidenziale mediazione della Germania, la quale aveva interesse a che i rapporti tra i suoi partner economici e vicini di casa tornassero sereni. Nel mese di luglio la questione finalmente si chiuse.

Silvestrelli rimase in Svizzera fino al 1904 quando ebbe la prestigiosa nomina ad Ambasciatore a Madrid. In questo ruolo egli si guadagnò la simpatia del Re del Portogallo che lo insignì del grado di Cavaliere di Gran Croce del Real Ordine di Nostra Signora di Vila Vicosa. (7) Ordine che ancora oggi viene conferito dalla Real Casa del Portogallo nel gran magistero esercitato da Dom Pedro Duca di Braganza e di Loulè  e Capo della Real Casa del Portogallo coadiuvato dal cancelliere Dom Nuno Cabral da Camara Pereira Marchese di Castel Rodrigo e Connestabile del Portogallo.

Anche la Real Casa di Savoia lo gratificò con le insegne di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia e di Grand’Ufficiale dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. (8)

Dopo la pensione il Silvestrelli si ritirò a vita privata e si dedicò alla storiografia studiando con attenzione le vicende del suo territorio e del Lazio e dando alle stampe diverse opere di una certa importanza. Avanti con gli anni, si spense a Roma il 5 gennaio del 1938. La sua figura è oggi ricordata proprio per quel momento di frizione che l’Italia visse con la Svizzera ma che, per fortuna, fu poi ampliamente superato confermando la storica amicizia tra le due nazioni “vicine di casa”.

Alessandro Mella

Note

1) A riguardo si veda: Annuario della Nobiltà Italiana, edizione XXXIII, Andrea Borella a cura di, Tomo II, Parte II, p. 1387.

2) Ambasciatori d’Italia a Sofia – I protagonisti di 140 anni di relazioni diplomatiche tra Italia e Bulgaria, Stefano Baldi, Ambasciata d’Italia a Sofia, 2020, p. 31.

3) La Vedetta, 24, Anno XVII, 25 marzo 1902, p. 1.

4) Ibid. , 29, Anno XVII, 15 aprile 1902, p. 1.

5) Camera dei Deputati, Atti Parlamentari, tornata del 26 aprile 1902, p. 943.

6) Ibid. , p. 947.

7) Notizia tratta da A Ordem Militar de Nossa Senhora da Conceicao de Vila Vicosa – 1955.

8) Annuario della Nobiltà Italiana, Edizione XXXI, Andrea Borella a cura di, Tomo II, Parte II, p. 1984.

 

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Articolo pubblicato il 17/08/2021