Sempre più difficile trovare accordi tra donna e uomo.

Cosa è possibile osservare con particolare attenzione per evitare le devastazioni dovute a relazioni impossibili.

“Non ti riconosco più, non sei più quello di una volta, devi cambiare, torna ad essere come quando ci siamo conosciuti, proverò a cambiare, parliamone, non mi stai mai ad ascoltare, non capisci quello che dico, tu hai detto che, cosa intendi dire con questo, etc etc”.

Esiste un vocabolario specifico che viene utilizzato quasi esclusivamente quando una relazione travagliata comincia a manifestarsi in modo evidente fino a diventare impossibile. Solo che quasi mai ci si presta sufficiente attenzione, cosicché si cerca di intervenire quando è ormai troppo tardi per porvi rimedio.

 

Le conseguenze devastanti sono sotto gli occhi di tutti e riempiono le cronache quotidiane dei giornali. Ma, anziché cercare di comprenderne le ragioni essenziali, ognuno e anche organizzazioni che se ne occupano in loro vece, dimenticano, sebbene in totale buonafede, alcuni assunti di base mutuati dalla storia dell’essere umano e, partendo da un punto ormai avanzato di tali processi relazionali degenerati, cercano soluzioni che finiscono per peggiorare le situazioni.

 

Se scoppia un incendio non sempre l’acqua è il mezzo giusto per spegnerlo. Lo sanno bene i pompieri che prima di intervenire cercano di comprendere da cosa è provocato l’incendio. In relazione a ciò si troverà il mezzo e il modo adatto per spegnerlo. Difficilmente si cercherà di spegnere un incendio buttando altra benzina sul fuoco, ma in un altro caso potrà essere necessario usare dell’esplosivo (come nel caso dell’incendio di un pozzo petrolifero).

 

In ogni caso, nelle relazioni donna-uomo, ci sono specialisti in grado di comprendere ed aiutare chiunque si rivolga a loro. Ma ci sono aspetti che sono indipendenti da chi se ne occupa e costituiscono un presupposto imprescindibile facilmente comprensibile da chiunque, prima ancora che se lo sentano dire da un addetto ai lavori.

 

Tale presupposto, non così scontato, è che donna e uomo non hanno alcun punto in comune.

 

Sono due entità totalmente distinte e quindi indipendenti, bastanti a sé stesse, le cui diversità devono essere rispettate.

 

Tralasciando tutte le ovvietà biologico-filosofico-religioso-scientifiche-comportamentali che così bene vengono spiegate dagli specialisti in materia, proviamo ad osservare le cose da punti di vista inconsueti, evitando di scadere immediatamente nei significati che l’opinione pubblica corrente si affretta a dare in tali circostanze per tagliare corto e prendere una posizione di comodo, o di parte, che scarichi immediatamente la coscienza dalle proprie personali responsabilità dirette o indirette.

 

Quanto troverete di seguito è stato ricavato dalle esperienze con gruppi di lavoro quasi esclusivamente femminili, non omogenei ed assai rappresentativi di varie diversità polari, confrontato con relativamente poche controparti maschili, sintetizzato e tradotto usando analogie.

 

Quindi:

 

punto 1:

 

La donna costituisce il 99% di un tutto di cui l’uomo rappresenta l’1%. Ciononostante il 99% e l’1% hanno lo stesso valore quando essi siano messi in relazione al conseguimento di un obiettivo comune. In tal caso il 99% vale il 50% e l’1% vale il 50% senza che ci possa essere una seppur minima prevalenza dell’uno sull’altro qualsiasi artificio si metta in atto da parte di uno dei due.

 

Difficile da credere, ma facile da sperimentare, questo dato di fatto (che ovviamente non piacerà a nessuno, essendo controcorrente da qualsiasi punto di vista lo si osservi) è consolidato nel subconscio collettivo (giusto o sbagliato che sia, che lo si accetti o rifiuti); è il risultato di tutte le azioni (consce ed inconsce) attuate dall’umanità finora, indipendentemente da qualsiasi tentativo, a qualunque titolo attuato non importa, di modificarne le conseguenze.

Le necessità di salvaguardare la prole e propagare la specie spingono inconsciamente la donna a cercare sufficienti mezzi per garantire tale finalità.

La costruzione dell’ambiente adatto è generalmente compito dell’uomo, ma il modello di riferimento originario è matriarcale.

Per chi volesse iniziare ad indagare in tal senso suggerisco la visione del video NU GUO, in nome della madre (https://vimeo.com/87047031) (che ci servirà anche per altre ragioni in alcuni prossimi articoli). Nella prima metà del video sono ben descritte le condizioni di una delle ultime residue comunità matriarcali esistenti, condizioni che si ritrovano, ormai quasi irriconoscibili e distorte, nella nostra attuale società (ruoli attivi e direttivi della madre, della compagna, della sorella, ma anche conflitti che ne derivano).

In sintesi esse determinano i compiti e le relazioni di tutti i componenti di tale società a cui l’uomo si adegua o ritorna più o meno volontariamente.

Per analogia e a parità di valore dei componenti, si può osservare che:

 

punto 2:

 

per conseguire un obiettivo occorre avere chiari lo scopo da perseguire, la direzione verso cui muoversi e i mezzi da usare per arrivarci.

 

Quindi è necessario individuare la strada per arrivarci, seguirne l’andamento nella giusta direzione e percorrerla nel modo corretto.

 

La strada ha le sue regole che non dipendono da lei, ma dagli ostacoli che deve superare nel tragitto tra la partenza e l’arrivo alla meta. Quindi salite, discese, curve, rettilinei, ponti, gallerie, limiti di velocità, stop e altro sono dettati dalle necessità di superare valli, fiumi, montagne etc etc. Per costruire e rendere idonea la strada occorrono sforzi, mezzi e materiali, così come per mantenerla in ordine.

 

La strada può essere rettilinea o tortuosa, stretta o ampia, piana o zeppa di saliscendi. Una volta costruita può accettare solo modifiche minime, altrimenti diventa un’altra strada. Ci possono anche essere molte strade in alternativa, ma una volta presane una, se l’obiettivo rimane quello, diventa difficile cambiarla. Se l’obiettivo rimane quello, cambiare strada dopo averne imboccata una può risultare solamente dispersivo e fuorviante, anche quando non sembra.

 

Quando decidiamo di percorrere una strada ed impostiamo il navigatore satellitare per raggiungere la meta, esso ci suggerisce e mostra la direzione, completando il quadro con tutte le indicazioni ed i limiti che la costellano. Se si decide di cambiare percorso, niente ce lo impedisce; il navigatore “ricalcola” un nuovo percorso, quindi può sembrare che non comporti una grande differenza, ma se cambiamo strada troppe volte, nonostante la sicurezza di poter sempre “ricalcolare” un nuovo percorso, potremo scoprire di trovarci da tutt’altra parte.

 

Ma ancora non basta. In che modo, con quale mezzo si può percorrere la strada individuata? A piedi ci vorrà molto tempo e fatica, in bicicletta bisognerà fare i conti con un minimo di equilibrio e si possono avere incidenti meccanici alle gomme, alla catena, al manubrio, alla sella, al telaio, alla forcella, al manubrio, allo sterzo e ai freni. Potrà sembrare strano ma si possono incontrare salite che non si riescono a superare agendo solamente sui pedali e quindi occorrerà scendere e portarla a mano, oppure discese troppo ripide per essere domate dalla potenza dei freni, nel qual caso sarà meglio scendere dalla bicicletta e caricarsela a spalle in sicurezza per continuare il percorso aiutandosi con le mani.

 

Se siamo più fortunati e disponiamo di un’ampia scelta di mezzi con cui percorrerla non è detto che il loro uso non sia privo di pericoli anche maggiori di quanto prevedibile: un’auto può essere troppo veloce e farci uscire di strada, un pullman può risultare troppo affollato e farci perdere di vista la direzione oppure il suo autista, non proprio così sobrio, può sbagliare strada e farci arrivare troppo tardi all’appuntamento.

 

Infine, pur disponendo di ogni mezzo possibile, non vogliamo percorrere quella strada nel modo che gli è proprio. Allora si tenterà di andare in quella stessa direzione attraversando prati, monti, valli, ghiacci, laghi e mari, con mezzi inadatti allo scopo. Un aereo per viaggiare sotto la superficie del mare, un sottomarino per volare sopra le vette delle montagne, un blocco di granito per guadare un ruscello impetuoso.

 

Ed ancora si potrebbe “desiderare e volere” una strada come ce la immaginiamo, fatta apposta per noi e modificabile a piacimento, come ci passa per la mente proprio in quel momento, per tentare di raggiungere comunque, ma in modo diverso, lo stesso obiettivo. Si potrebbe cercare di arrivare all’obiettivo senza disporre di una strada, arrangiandosi, o ancora più comodamente, restare dove si è illudendosi di stare facendo di tutto per arrivarci.

 

Bene, se siete arrivati fino qui e non vi siete scocciati, potete utilizzare quanto appeno letto usandolo quale analogia dei rapporti tra donna e uomo. A voi stabilire, senza barare, quale sia il vostro ruolo, chi sia la strada e chi la percorre con un mezzo.

 

Punto 3:

 

Stabiliti ed accettati i propri ruoli e a parità di dignità, prima di stabilire una relazione, se vi interessa non farvi e non fare troppo male, potete (ma sarebbe meglio dire “dovete”) rispondere ad alcune inevitabili domande, prima che sia troppo tardi.

 

Andrei volontariamente in mezzo ai leoni*?

Potrei cambiare la loro natura?

In che modo andrei in mezzo ai leoni* conoscendo la loro natura?

È possibile andare in mezzo ai leoni* senza correre pericoli certi?

Ha senso farlo se si può fare diversamente?

Ha senso verificare direttamente che il leone* sia tale?

Ha senso mettersi volontariamente nelle condizioni di essere assaliti da un leone* se è vero che non lo desidero?

Se conoscessi davvero come funziona il mondo ne provocherei volontariamente le reazioni?

 

Queste possono sembrare domande capziose o inutili, ma così non è. La prova dei fatti lo dimostra ampiamente e a nulla valgono i buoni propositi in merito. Niente e nessuno può cambiare questa realtà. Sperare che avvengano cambiamenti esterni a sé stessi è pura illusione, anche se è opinione condivisa da molti che possa accadere mediante sforzi congiunti.

 

Infatti e nonostante quello che si tenta di fare, quello che sta accadendo mostra sempre più che il mondo è pieno di strade che nessuno percorre più perché coloro che devono percorrerle vogliono sempre una strada diversa da quella che serve davvero e gli è propria.

 

Così come una moltitudine di persone gioca e si diverte a stuzzicare i leoni* fino all’epilogo scontato.

 

 * visti i tempi che corrono, perché non ci siano dubbi o si pensi a discriminazioni di qualche tipo, con i termini strade, utenti, mezzi e leoni si intendono strade, utenti, mezzi e leoni di ambo i sessi e orientamenti diversi.

 

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Nei prossimi articoli approfondiremo cosa ciò comporti in relazione al mantenimento della specie, alla procreazione, alla convivenza e alla relazione matrimoniale.

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 20/08/2021