Non sempre il silenzio č d'oro

Due parole la mattina presto possono aiutarci a cominciare bene la giornata.

Il risveglio è un momento importante, diverso per ciascuno di noi. C’è chi non è pienamente padrone di sé fino a che non ha bevuto il suo caffè, c’è chi si deve abituare alla luce del giorno lentamente, c’è chi ama il silenzio e la solitudine di prima mattina ed è infastidito dalle parole, anche le più discrete e cortesi, di chi incontra malauguratamente sulla strada dalla camera da letto alla cucina. Moltissimi, ed è di questi che vorrei occuparmi oggi, si svegliano con un senso di peso sullo stomaco che non ha niente a che vedere con quanto hanno mangiato la sera prima, perché è il peso dell’ansia, è quel pondus di cui parla Lucrezio nel suo De rereum natura, che  haeret, cioè si attacca orribilmente alla nostra anima e ci fa sprofondare nella disperazione dell’angoscia. Naturalmente esistono diversi gradi di ansia: da quella grave, da cui si esce solo con l’aiuto di un bravo medico o per lo meno di qualcuno che ci aiuti a combattere la nostra battaglia contro quella parte di noi stessi che   vuole il nostro male. Ma qui mi addentrerei nell’ambito della patologia vera e propria, un campo che ovviamente medici, psichiatri e spesso, disgraziatamente, anche furbi ciarlatani hanno già esplorato e su cui si continua a lavorare, perché purtroppo nelle ricche società occidentali l’ansia è il male del secolo. Più modestamente vorrei riflettere su  quel sottile disagio che spesso proviamo al risveglio; forse non si può neanche definire ansia, niente di drammatico insomma, ma è qualcosa di cui certamente faremmo volentieri a meno.

Tanto per cominciare, alzi la mano chi non si è mai svegliato una mattina, magari anche solo per brevi periodi della sua vita, senza questo peso mattutino. Non credo che vedrei molte mani alzate, se potessi vedere il mio uditorio. E tutto il mio plauso e la mia sincera partecipazione alla gioia di chi si è sempre conosciuto tanto bene da avere trovato la formula dell’equilibrio felice tra sé e tutto ciò che è altro da sé.

I più, i comuni mortali, per lo più devono passare attraverso percorsi individuali e diversi per raggiungere la serenità, attraversare i misteri, come ci raccontano i lirici greci , in particolare mi pare Pindaro.

Per molti la strada dalla penombra alla luce del sole può prevedere il fatto di pronunciare qualche parola, magari anche solo una risposta ad un buongiorno che può sembrarci fuori luogo, se diamo retta all’ansia che abbiamo dentro.

Che per molti le parole abbiano un potere taumaturgico, liberatorio e che siano in grado di portarci, lungo la strada che le nostre parole percorrono dall’emittente al destinatario, a vedere il muro grigio che ci immaginiamo di fronte colorarsi di rosa, credo sia risaputo  e spiegato in qualsiasi  serio libro di psicologia, ma vale comunque la pena di rifletterci.

Al di là delle spiegazioni scientifiche, è interessante ragionare sulle motivazioni che ognuno di noi può dare al potere misterioso delle parole, meglio ancora sulla risposta che possiamo dare al quesito che non possiamo fare a meno di porci quando, dopo aver pronunciato qualche frase, ci sentiamo meglio: perché, appena ho cominciato a parlare, a rispondere ad un buongiorno che mi sembrava davvero inopportuno, addirittura ironico e cattivo, il peso se n’è andato via e la giornata sta prendendo una piega positiva?

Le conclusioni a cui si può arrivare sono diverse, ma forse è proprio attraverso le nostre risposte che passa la via per cominciare bene la giornata. Allora proviamo a darle, queste risposte, consapevoli che la scienza ha dato le sue, ma che non per questo le nostre per noi saranno meno efficaci; non è che perché siamo arrivati sulla luna che, quando la vediamo specchiarsi sul mare, non ci facciamo più le domande del pastore errante di leopardiana memoria, vero? E ringraziamo Dio che sia così.

Per esempio potremmo rispondere che la vicinanza di un altro essere umano, le sue parole rivolte  a noi e le nostre a lui a noi ci fanno entrare in comunicazione con l’Umanità con la maiuscola, che il ponte delle parole riesce ad unire i singoli particolari con l’unità dell’universale, così che il nostro pondus si dissolve nel grande mare dell’essere e ci permetta di fluttuare leggeri nel tempo e nello spazio, pronti a cogliere quanto c’è di bene nell’universo e a farlo nostro. Forse le parole che pronunciamo, insieme con l’aria che esce dalla nostra bocca, eliminano  anche le scorie che il pondus ha creato dentro di noi. Insomma forse ci fanno capire come stiamo davvero, ci liberano dalla gabbia della tristezza che ci siamo creati da soli, vai a sapere perché.

Buona giornata a tutti !

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Articolo pubblicato il 22/08/2021