Donna e uomo: crescete e moltiplicatevi!

… ma, se potete, non sposatevi!

Crescete e moltiplicatevi!

In che modo?

 

Occorrerebbe riflettere molto a lungo su queste poche e semplici parole: infatti se le prime sono un imperativo comune a tutte le religioni, culture e comunità del mondo, le seconde nascondono universi di possibilità e non hanno risposte univoche e condivise.

 

Quanto segue ha lo scopo di mettere davanti alla nostra coscienza alcuni aspetti essenziali per autodeterminare le proprie risposte nel modo più responsabile e costruttivo possibile.

 

Nel precedente articolo del 17 agosto dal titolo “Sempre più difficile trovare accordi tra donna e uomo” si è messo in evidenza che donna e uomo non hanno alcun punto in comune. Sono due entità totalmente distinte e quindi indipendenti, bastanti a sé stesse, le cui diversità devono essere rispettate.

Le necessità di salvaguardare la prole e propagare la specie spingono inconsciamente la donna a cercare sufficienti mezzi per garantire tale finalità.

La costruzione dell’ambiente adatto è generalmente compito dell’uomo, ma il suo modello di riferimento originario è sempre stato matriarcale.

Per chi volesse iniziare ad indagare in tal senso suggerisco la visione del video NU GUO, in nome della madre (https://vimeo.com/87047031) Nella prima metà del video sono ben descritte le condizioni di una delle ultime residue comunità matriarcali esistenti, condizioni che si ritrovano ancora, ormai quasi irriconoscibili e distorte, nella nostra attuale società (ruoli attivi e direttivi della madre, della compagna, della sorella, ma anche conflitti che ne derivano).

Da tale video estraggo e commento alcuni passaggi che descrivono la vita presso una comunità Moso (Yunnan-Cina) che meritano la nostra attenzione, poiché mettono in rilievo quelle analogie e similitudini che sopravvivono o si stanno riproponendo nella nostra società attuale. Ed anche alcune apparenti differenze fondamentali che tali non sono.

Eccole.

1-Trasmissione orale della cultura ed educazione dei figli: anche ora come allora, sia in famiglia che nella scuola, sono compiti affidati o delegati alle donne o da esse accaparrati (per titolo e/o predisposizione e/o altra convinzione).

 

2-Presso i Moso è una donna ad amministrare i beni della famiglia: anche oggi l’economia domestica è sulle spalle della donna, sia che lo desideri liberamente o le venga imposto in modo vessatorio e limitato.

 

3-In famiglia tutti portano il cognome della madre: anche noi possiamo già farlo volontariamente, in aggiunta o sostituzione di quello paterno, e poco alla volta ritornerà ad essere norma.

 

4-Alla madre spetta la parola definitiva su tutte le controversie o decisioni: è ancora un aspetto di cui si tiene conto in modo predominante nelle aule giudiziarie e nell’opinione pubblica.

 

5-Maternità come modello culturale, sociale e spirituale: tutti i modelli comportamentali positivi sono connotati al femminile, sensibilità, capacità di accoglienza e comprensione, solidarietà dentro e fuori della famiglia, etc etc.

 

6-Collaborazione tra genere femminile e maschile, uguaglianza e condivisione della responsabilità, compiti e ruoli in seno alla famiglia: il processo di riaffermazione della parità è un processo ancora in atto in gran parte della società. Tuttavia, quando ciò avviene, per la donna è causa di frustrazione e insoddisfazione poiché si rende conto che tale processo non è sempre e solo positivo per lei.

 

7-Il padre è considerato un estraneo, non abita con la sua compagna, ma nella famiglia materna: anche oggi succede spesso che ognuno dei partner abbia la propria casa; quando esiste coabitazione, specialmente se nella casa della donna, l’uomo è considerato più un complemento di arredo che un partner; infine quando la relazione si scioglie la maggior parte delle volte l’uomo ritorna alla casa materna.

 

8- Relazioni sessuali, di parentela, di convenienza:

 

Nella famiglia Moso tutti fanno tutto senza ruoli prestabiliti; i ruoli sono assegnati dalla comunità.

 

L’uomo viene accolto nella famiglia solo se questa non ha discendenti maschili.

 

Non esiste il matrimonio ma una “unione in cammino”, una specie di unione di fatto che non prevede la convivenza. Tali unioni possono durare per molti anni o anche per sempre. Alcuni sono costretti a sposarsi per questioni legate a lavori governativi che richiedono tale formalizzazione. Volendo si può contrarre matrimonio e registrarlo, ma secondo i Moso un comportamento onesto e sincero vale di più di una unione legale.

Il rapporto (non il matrimonio) viene ufficializzato solo dopo la nascita di un figlio altrimenti rimane “segreto” (nel qual caso gli incontri avvengono nella camera della donna presso la quale l’uomo si reca verso le 24 per lasciarla entro le 5 e ritornare alla casa materna; non ci sono limiti alle “visite”). Sebbene si possano avere più relazioni, è ad una specifica a cui ci si lega di più. Nel caso in cui l’unione non funziona più, se ne discute e ci si lascia serenamente.

 

I bambini nati dall’unione non subiscono contraccolpi dalla separazione dei genitori in quanto continuano a vivere nella casa della famiglia materna in cui hanno sempre vissuto e sono considerati la reincarnazione dei propri antenati

Il padre naturale può avere un rapporto affettivo con i propri figli, ma non ne ha la responsabilità materiale, mentre deve occuparsi materialmente e affettivamente dei figli delle sorelle, come se fossero propri. Per questo le donne Moso non temono la separazione. Non si pongono il problema di come fare a sopravvivere in tal caso perché hanno sempre dietro una grande famiglia che le sostiene. Il rapporto tra zio e nipoti è fondamentale; padre e zio sono la stessa cosa è sono chiamati con lo stesso nome.

 

9-Non esiste il concetto di possesso/appartenenza all’altro: su questo punto la nostra società è andata completamente fuori strada e sono evidenti i danni conseguenti.

 

Mio, tuo, nostro hanno creato un mostro! La comunità sociale attuale!

 

Mio figlio, tua figlia, i nostri figli, la nostra relazione, le nostre relazioni, sono diventati pretesti divisivi ed armi distruttive con cui colpirsi il più possibile mortalmente proprio perché si sono persi di vista i valori fondanti, sostituiti con rapporti di forza, possesso, dominio, che, nel breve e lungo termine, non lasciano scampo ad alcuna relazione.

 

Rispetto a questo punto dobbiamo tornare sui nostri passi e ricominciare daccapo su principi più sani.

 

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Da quanto riportato se ne può dedurre che il matrimonio può non essere necessario nei casi in cui;

 

1-l’obiettivo è fare figli per dare continuità alla specie;

 

2-l’obiettivo è fare figli per propria soddisfazione personale o proiezione di sé stessi; per desiderio di possesso e/o dominio di qualcuno; per mantenimento delle tradizioni e consuetudini comportamentali e sociali condivise e consolidate

In ogni caso, mentre per i rapporti correnti ci si dovrà attenere alle leggi vigenti nel contesto in cui si trova (oppure cercare il modo di sottrarvisi), per i loro aspetti più sottili, normalmente occulti, ci si deve attendere che i vincoli di sangue, ereditari ed ereditati, si facciano valere in modo predominante per via matriarcale, per ovvie ragioni fisiologiche e naturali.

 

In sintesi, tutti i rapporti stabiliti a qualsiasi titolo tra donna, uomo, relativi diversi orientamenti, prole, sono vincoli che, anche se fugaci, forzati, cessati o dimenticati, continueranno ad influenzare inconsciamente l’esistenza di coloro che ne sono stati o ne sono coinvolti, anche se distanti nel tempo e dai luoghi in cui essi continueranno la loro esperienza di vita, indipendentemente dal fatto che essi vengano codificati o no secondo le norme o i suggerimenti vigenti.

 

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Nel prossimo articolo metteremo in evidenza cosa comportano alcuni aspetti della convivenza, del matrimonio civile e religioso, nei rapporti tra le parti e per ognuna di esse.

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 22/08/2021