Fuoco di guerra e pace di preghiera

L'Abbazia di Staffarda finestra sul Medioevo (di Alessandro Mella)

In quella piana che si divide tra le provincie di Torino e Cuneo, lasciata alle spalle la maestosa ed incantevole Rocca di Cavour, proseguendo verso Saluzzo, si finisce per trovare sulla destra un complesso ricco di fascino e singolare bellezza. Una delle tante icone del medioevo piemontese ed italiano.

Qui sorge, presso Revello, l’antica Abbazia di Santa Maria di Staffarda edificata a più riprese a partire da tempi antichissimi. Se non è peregrino immaginare la presenza di insediamenti già in epoca romana, fu nel cuore del periodo napoleonico, nel 1811, che venne scoperta l’Epigrafe di Onorata datata 620 a riprova della presenza, in loco, di una struttura cristiana già in epoca longobarda.

Fu, tuttavia, a partire dal XII secolo che l’Abbazia cistercense iniziò a prendere concretamente forma espandendosi nell’area circostante. La data di precisa di fondazione è oggetto di dibattito a causa di documenti non sempre concordanti ma si tende a collocarla tra il 1122 ed il 1138. In ogni caso non ci volle molto perché questo centro monastico assumesse una grande importanza economica e sociale grazie all’intensa attività agricola propiziata nella zona.

La quiete del lavoro e della preghiera furono fragorosamente spezzate dalla battaglia che il 31 luglio 1690 vide contrapporsi gli eserciti di Re Luigi XIV di Francia e di Vittorio Amedeo II di Savoia. Scontro furibondo nel quale, i francesi comandanti dal Catinat, ebbero la meglio al costo, tuttavia, di danni pesantissimi al chiostro ed al refettorio. Come se non bastasse, la soldataglia gallica invase la biblioteca dell’Abbazia e distrusse codici e volumi antichi in preda a pura barbarie:

 

Nel territorio in pianura sulla strada di Saluzzo-Cavour-Pinerolo, sorge la famosa Badia di Staffarda (…), già dei Cistercensi, fondata da Manfredo primo marchese di Saluzzo ed ora commenda dell'Ordine Mauriziano. Staffarda va celebrata principalmente nell'istoria per l'aspra battaglia combattutavi il 18 agosto 1690 fra l'esercito sabaudo, capitanalo dal duca Vittorio Amedeo II e dal principe Eugenio di Savoia, e le truppe francesi sotto il comando del maresciallo di Catinat. La vittoria arrise ai Francesi e la Badia fu molto danneggiata, ma fu poi tosto restaurata da Vittorio Amedeo II. (1)

Quando, tuttavia, in seguito alle successive vittorie sabaude, i francesi furono cacciati dal Piemonte il Re, ancora di Sicilia e non di Sardegna, Vittorio Amedeo II si ricordò dei danni prodotti a Staffarda. E fu così che la “Volpe sabauda” intervenne di persona:

 

Anche il re Vittorio Amedeo II si prese a cuore l’abazia di Staffarda. Alla chiesa fece eseguire le necessarie riparazioni; l’altare maggiore decorò di marmi; provvide la sacrestia di nuove suppellettili e il campanile di campane; si adoperò perché fosse aumentato il reddito destinato al sostentamento dei monaci, e che questi fossero accresciuti di numero. Anche alla biblioteca pensò il munifico re. (2)

Oggi una lapide, murata nella chiesa, ricorda il benefico impegno profuso dal sovrano per restituire al complesso l’antico splendore.

Tuttavia, il potere del centro monastico andò progressivamente ridimensionandosi finché, nel 1750, il papa Benedetto XIV decise di cederne la commenda all’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro della Real Casa di Savoia.

Ed i Savoia sempre furono legati a quel luogo così incantevole, misterioso ed affascinante:

 

S.A.R. il Principe Ereditario (Umberto di Savoia Principe di Piemonte poi Re Umberto II, N.d.A.) ha voluto rinnovare una sua minuta visita alla nostra Abbazia nel giorno di giovedì 17 novembre, ricevuto con ogni ossequio dalle Autorità locali dell’Ordine Mauriziano. Si è dimostrato entusiasta degli imponenti e radicali restauri effettuati alla magnifica mole del Tempio cistercense. (3)

Oggi l’Abbazia è pienamente visitabile grazie anche a moderni supporti digitali audio che accompagnano il turista. Ciò rende maggiormente possibile apprezzarne le strutture ed i tesori come la Chiesa con la sua pala cinquecentesca, il Chiostro assai armonioso e tutte le altre strutture interne e collaterali tra cui il borgo antico che da sempre circonda il fulcro religioso così come tutte le strutture agricole che attorno ad esso si raccolgono.

Numerosi sono, naturalmente, gli studi condotti nel tempo nonché le opere pubblicate sul tema da molti importanti ricercatori ed esperti. Alcune di queste pubblicazioni sono reperibili in biglietteria.

Altra nota simpatica, valore aggiunto, è la gioiosa colonia felina che oggi vive nell’Abbazia con simpaticissimi gatti che accolgono ben volentieri i visitatori con tutta la propria “felina simpatia”.

Staffarda, quindi, rappresenta ancora oggi una delle tante finestre che, in Italia ed in Piemonte, sono rimaste fortunatamente aperte sul Medioevo. Stagione vituperata, poco studiata, ancor meno capita.

Alessandro Mella

NOTE

1) La Patria - Geografia dell’Italia, Provincia di Cuneo, G. Strafforello, Unione Tipografica Editrice, 1891, p. 167-168.

2) L’Abbazia di Staffarda (1135-1802), Carlo Fedele Savio, Fratelli Boccia, Torino, 1932, p. 137.

3) Corriere di Saluzzo, 47, Anno XVIII, 19 novembre 1927, p. 2.

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Articolo pubblicato il 15/09/2021