La Sicilia torna in zona gialla, ma cosa cambia?

Green pass Italia, la durata è prorogata da 9 a 12 mesi con la benedizione del Cts

La notizia era già stata ampiamente prevista. La Sicilia passa nuovamente in zona gialla con regole e misure più rigide per scongiurare nuovi contagi da coronavirus. Ma cosa cambia rispetto alla zona bianca? Ecco nel dettaglio cosa è obbligatorio e cosa vietato. 

Il passaggio in zona gialla determina in particolare l'obbligo di indossare le mascherine all'aperto. Non c'è coprifuoco. Si può entrare e uscire dalla regione in zona gialla ed è possibile raggiungere le seconde case fuori regione a prescindere dal colore della zona di partenza e di arrivo. 

Rispetto alla zona bianca, non cambiano le funzioni del green pass: il certificato verde - per vaccinati, guariti o soggetti negativi a tamponi - consentirà ad esempio l'accesso a ristoranti e bar al chiuso, dove torna il limite di 4 persone al tavolo, a meno che non si tratti di conviventi. 

All'aperto, il servizio può essere offerto a tutti. Il green pass è indispensabile per l'accesso ad una serie di attività e servizi (piscine, palestre, centri termali, cinema, teatri, parchi a tema, congressi e fiere). La Sicilia sarà in zona gialla il primo settembre, quando il green pass diventa obbligatorio per usufruire dei trasporti a lunga percorrenza (treni, aerei e navi). 

Capitolo sport: come stabilisce l'ultimo decreto covid, negli impianti di una regione in zona gialla "la capienza consentita non può essere superiore al 25% di quella massima autorizzata e, comunque, il numero massimo di spettatori non può essere superiore a 2.500 per gli impianti all'aperto e a 1.000 per gli impianti al chiuso". 

L’altra notizia attesa sul Covid verteva sull’esigenza politica di prorogare la durata del vaccino da 9 a 12 mesi.

Ieri è arrivato il Sì del Cts alla durata di 12 mesi per il Green pass in Italia. Il Comitato tecnico scientifico (Cts), riunito, ha dato parere positivo alla proposta di prolungamento della scadenza del Green pass da 9 a 12 mesi. Non si fa distinzione di tipologia di vaccini o di rigore della scelta. L’esigenza è nata da ragioni politico – organizzative. Ne avevamo  già parlato nei giorni scorsi, paventando la decisione  ufficiale.

Merita comunque tornare in argomento, perché questa decisione politica e teniamo a sottolinearlo,  avrà il risultato di peggiorare la situazione dei contagi (e dei ricoveri). Perché si darà libertà di circolazione e di assembramento a persone che hanno la falsa sicurezza di essere immuni mentre invece possono essere contagiate e contagiare. È peraltro ciò che sta accadendo con il Green Pass già oggi, ma con l’aggravante che probabilmente dopo i nove mesi l’efficacia del vaccino è estremamente ridotta.

Vale la pena di confrontare i dati. Il 26 agosto di un anno fa, con un’estate senza restrizioni e senza alcun vaccinato, si registravano 20.753 positivi, 1.055 ricoveri e 69 persone in terapia intensiva (13 i morti registrati in quella giornata). Giovedì 26 agosto, invece, e dopo un’estate di restrizioni, con 76 milioni di dosi di vaccino inoculate, il 62,2% della popolazione con entrambe le dosi previste, avevamo 137.057 positivi, 4.059 ricoverati, 503 terapie intensive (e 43 decessi nella giornata). Numeri che giustificano domande e perplessità e chiedono una risposta scientificamente consistente, se mai arriverà.

Quesito finale. Con tali evidenti premesse cosa c’entra la canea nei confronti dei non vaccinati?

Attendiamo gli sviluppi!

 

 

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Articolo pubblicato il 28/08/2021