Padre Reginaldo Giuliani

Il 28 agosto 2021 ricorreva il 134° anniversario della nascita del frate domenicano, predicatore e saggista, noto a livello nazionale nella prima metą del Novecento, sepolto nella chiesa di San Domenico a Torino

Andrea Giuliani è nato a Torino il 28 agosto 1887 in una famiglia imparentata col Cardinale Guglielmo Massaia (1809-1889), il frate cappuccino astigiano, missionario per 35 anni in Etiopia e dichiarato Venerabile nel 2016.

Andrea Giuliani abbraccia sin da giovane la vita religiosa. Allievo dei Salesiani nel ginnasio di Valdocco, nel 1904 entra nel noviziato domenicano di Chieri dove dà prova di amore per lo studio e di eccezionale attitudine di conferenziere.

Col nome di Padre Reginaldo, il 27 dicembre 1911, viene ordinato sacerdote nell’Ordine Domenicano dal Cardinale Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino. La scelta del nome verosimilmente origina dal Beato Reginaldo di Orleans, Domenicano vissuto in Francia tra il XII e XIII Secolo.

Nel 1913 è destinato al convento di Trino (Vercelli) dove si dimostra un tenace predicatore antisocialista. Di spiccati sentimenti nazionalisti, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale chiede e ottiene di combattere nelle trincee.

È nominato tenente cappellano del 55° Reggimento Fanteria Marche, operativo sul Carso e sul Tonale, in seguito degli Arditi della III Armata sul Piave. Merita tre medaglie al valor militare, la prima di bronzo il 4 novembre 1916 a Hudi Log (oggi in Slovenia), una seconda di bronzo il 26 ottobre 1918 a Fornace (Trento), e quella d’argento il 30 ottobre 1918 a Romanziol (Venezia).

La motivazione della Medaglia d'Argento al Valor Militare sottolinea il suo indubbio coraggio e una naturale propensione al comando motivando i sottoposti:

 

In una critica circostanza essendo un ragguardevole tratto della fronte rimasto, a causa delle forti perdite, privo di ufficiali, volontariamente ne assumeva il comando disimpegnando le relative mansioni con vigorosa energia e mirabile arditezza.

 

È da sottolineare il grande ascendente che il cappellano Padre Giuliani sa esercitare sugli Arditi, soldati delle truppe d’assalto duramente addestrati per il combattimento, audaci e spericolati, animati da forte spirito di corpo, tali da accettare soltanto un sacerdote capace di conquistarne la fiducia.

Subito dopo il conflitto, Padre Giuliani pubblica un libro dal titolo Gli Arditi. Breve storia dei reparti d’assalto della Terza Armata, frutto della sua esperienza in guerra. L’opera ha numerose ristampe.

Opera attivamente per l’Ufficio propaganda della Terza Armata. Oratore vigoroso, dall’indubbio carisma che traspare anche dai lineamenti del volto, il Padre cura numerose conferenze a forte contenuto patriottico senza accantonare l’aspetto religioso, dirette ai soldati e al clero militarizzato. In un certo senso, la “catechesi” di Padre Giuliani anticipa di qualche anno, quantomeno nello spirito, lo stretto rapporto tra la Patria e la Chiesa, poi sancito dai Patti Lateranensi, gli accordi sottoscritti l’11 febbraio 1929 tra il Regno d’Italia e la Santa Sede.

Alla conclusione delle ostilità, è uno dei cappellani più noti e più decorati del Regio Esercito. Si prodiga per l’assistenza agli orfani di guerra. È attivo come predicatore nella chiesa di San Domenico a Torino.

Congedatosi dal Regio Esercito, nel settembre 1919 partecipa all’impresa di Fiume con Gabriele D’Annunzio e con gli squadristi cattolici, le Fiamme Bianche, rimanendovi sei mesi. Riveste l’incarico di cappellano dei legionari e di sacerdote della popolazione. Merita soffermarsi su un episodio fiumano controverso, in grado di trasmetterci la cifra del patriota e del religioso, intimamente intrecciati, per noi quasi incomprensibile. 

Ci riferiamo all’episodio clamoroso della benedizione di un artistico pugnale col manico d’oro, donato al Comandante Gabriele D’Annunzio da un comitato di circa seicento donne fiumane. Nella chiesa di San Vito, Padre Giuliani, durante la Messa, benedice il dono. Al termine della celebrazione, spente le candele e deposti i paramenti sacri, una delle donne fiumane si rivolge a D’Annunzio per ringraziarlo. Gli consegna una pergamena coi nomi di tutte le donatrici. Il Comandante ringrazia con un improvvisato discorso patriottico e appella il pugnale quale “sacramento del ferro”.

Naturalmente, questo episodio desta scalpore e Padre Giuliani, avendo benedetto il pugnale riceve delle critiche alle quali replica col suo solito piglio.

In breve, egli sostiene che il prezioso pugnale è paragonabile alla spada degli antichi cavalieri, simbolo di difesa della giustizia, non destinato a uso cruento. Sempre il padre domenicano aggiunge che l’intervento di D’Annunzio non fa parte della funzione religiosa, appena conclusa, ed è nato per motu proprio del Vate. Generalmente si ascrive a questo episodio il suo allontanamento da Fiume. Probabilmente, esso è il risultato di più fattori. Infatti, nei mesi successivi si acuisce la tensione con il clero locale di rito slavo e di lingua croata, per via dell’impegno di Padre Giuliani nell’imporre l’uso liturgico del latino e la predicazione in italiano a fedeli non italofoni. Il risultato è prevedibile: gli viene ordinato di rientrare in Piemonte. Lascia Fiume il 23 marzo 1920, cercando di non dare nell'occhio per timore di suscitare disordini, e il 25 è nel convento di Torino (1).

Rientrato nel convento di Trino, nell’esasperato clima sociale che precede la Marcia su Roma e l’incarico conferito dal Sovrano a Mussolini per la formazione di un nuovo esecutivo, Padre Giuliani esprime con forza, anche attraverso la partecipazione a cerimonie patriottiche, la sua avversione alle forze politiche, sociali e lavorative che fanno riferimento alla recentissima Rivoluzione d’Ottobre.

Trasferito a Torino, sostiene l’azione dei giovani cattolici, inquadrati nelle Fiamme Bianche, contro i bolscevichi. Segue con favore l’ascesa del Fascismo nel quale apprezza l’azione di ripristino dell’ordine e di tutela della memoria della Grande Guerra associata a una posizione nettamente antibolscevica e conseguentemente di tutela dei valori cristiani.

Non è certa la sua partecipazione alla Marcia su Roma (2). Cappellano delle Camice Nere, è entusiasta sostenitore del regime, in particolare dopo i Patti Lateranensi del febbraio 1929.

Predicatore generale nel 1927, docente di Teologia all’Università di Torino, lancia il progetto della fondazione del Convento di Santa Maria delle Rose, a Torino in via Rosario di Santa Fè, nella zona non distante dall’attuale piazza Galimberti.

Dal 1928 al 1930 è predicatore nelle due Americhe, come messaggero della causa italiana presso i fedeli e il clero locale.

Tornato a Torino, nel 1931 è cappellano dell’Accademia Militare e Primo cappellano dei Balilla torinesi.

Le sue infervorate omelie attirano grande folla a San Domenico e in altre chiese cittadine. Manifesta il suo impegno anche nelle organizzazioni giovanili fasciste.

A quarantott’anni decide di partire volontario per la guerra d’Etiopia. Sbarca a Massaua nel maggio 1935, diviene cappellano, col grado di Centurione, del 1° Gruppo Camice Nere d’Eritrea al comando del generale Filippo Diamanti.

Invia le sue corrispondenze di guerra alla Gazzetta del Popolo grazie al suo rapporto di amicizia col direttore Ermanno Amicucci. Sul numero del 4 febbraio 1936 appare il suo undicesimo e ultimo scritto, Natale di guerra.

Perde la vita durante la prima battaglia del Tembien, a Mai Beles (Passo Uarieu), il 21 gennaio 1936, ucciso a colpi di scimitarra mentre soccorre un ufficiale delle Camice Nere agonizzante, il Seniore Luigi Valcarenghi. Per questa azione riceve la Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

Dopo la sconfitta degli Etiopi nella prima battaglia del Tembien, Padre Giuliani viene sepolto nel cimitero militare di Passo Uarieu. È traslato nella chiesa di San Domenico a Torino, dove oggi riposa al fondo della navata di destra, dal 31 ottobre 1956.

Dopo la sua morte, Padre Giuliani viene trasformato in un personaggio iconico dell’Italia Fascista, esaltando la sua esistenza intensamente trascorsa alla luce degli ideali di Fede e amor di Patria del tempo storico in cui ha vissuto.

Note

(1) Le informazioni sull’episodio del pugnale sono ricavate dal blog mauriziopistone.it il quale si rifà al libro del giornalista dell’Avvenire d’Italia Arrigo Pozzi, Il Cappellano degli Arditi e delle Camicie Nere, G. Gasparini Editore, Milano, 1939.

(2) La notizia della sua partecipazione alla Marcia su Roma pare essere citata soltanto nell’Enciclopedia Treccani, nel volume di aggiornamento datato 1938 (Maurizio Pistone, Reginaldo Giuliani a Fiume, 8 febbraio 2014, blog mauriziopistone.it).

 

Bibliografia

Giovanni Cavagnini, Un apostolo per «La più grande Italia». Padre Reginaldo Giuliani tra mito e storia, Pisa, 2008.

Giovanni Cavagnini, Il mito dell’eroe crociato: padre Reginaldo Giuliani «soldato di Cristo e della Patria», I sentieri della ricerca, 11, 2010, pp. 75-97.

Arrigo Pozzi, Il Cappellano degli Arditi e delle Camicie Nere, G. Gasparini Editore, Milano, 1939.

blog mauriziopistone.it

santiebeati.it

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Articolo pubblicato il 29/08/2021