Carabinieri aggrediti, carceri sovraffollate, reati in aumento.

Quanto ci costa l'immigrazione in termini di economia, civiltÓ e sicurezza.

Mentre il Governo Draghi continua ad accogliere immigrati come se non ci fosse un domani noi poveri cittadini dobbiamo prendere atto del fatto che gli stranieri già presenti sul nostro suolo natio continuano a delinquere come se in Italia non ci fossero leggi.

Nei giorni scorsi, riporta “Il resto del Carlino”, un nigeriano di 31 anni, già pregiudicato e senza fissa dimora, ha aggredito i Carabinieri della Stazione di Porotto (Ferrara) dopo che questi lo avevano fermato ed intercettato per il suo fare sospetto per le vie cittadine.

I militari dell’Arma - durante il loro solito giro di perlustrazione per le vie della città – hanno notato il cittadino extracomunitario e, visto il suo atteggiamento sospetto, hanno deciso di fermarlo per un normale controllo di Polizia. L’immigrato ha subito dimostrato di non aver alcuna intenzione di collaborare ed ha aggredito i militari con calci e pugni. Uno dei Carabinieri ha riportato ferite lievi.

I Carabinieri non si sono persi d’animo ed hanno approfondito le indagini scoprendo che l’extracomunitario in questione era già stato oggetto di un Provvedimento di Allontanamento da Ferrara emesso dalle autorità competenti nel 2020.

Questo ha permesso loro di procedere al fermo di polizia per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali. Inoltre i militari hanno anche provveduto a denunciarlo per non aver osservato il Foglio di Via obbligatorio emessogli un anno prima.

In breve tempo il nigeriano è stato sottoposto a processo per direttissima ed è stato condannato a sette mesi di reclusione e al divieto di dimora nel territorio provinciale ferrarese.

All’inizio di agosto, in Sicilia, all’interno di una comunità di accoglienza di Raffadali (Agrigento) un gruppo di dieci extracomunitari provenienti da Bangladesh e Marocco ha dato vita ad una rissa abbastanza importante che ha richiesto l’intervento dei Carabinieri.

I Carabinieri giunti sul posto – come scrive il giornale “La Sicilia” - hanno preso atto che la rissa ha avuto origine da motivazione futili dettate probabilmente dalle diverse provenienze etniche dei contendenti. Durante la concitata calca uno degli extracomunitari ha riportato delle ferite ed è stato prontamente trasportato al nosocomio di Agrigento.

Ciò che lascia più sgomenti è che le comunità di accoglienza sono luoghi dotati di educatori, assistenti sociali, psicologi, operatori socio sanitari, … tutte figure pagate con i soldi degli enti che inviano gli extracomunitari in queste strutture. Ogni immigrato collocato in comunità grava sul portafoglio degli italiani che, a dire il vero, iniziano ad essere stufi di questa invasione abnorme ed incontrollata.

Il ragazzo che è stato ferito nella rissa era mantenuto dalla comunità, è stato trasportato in ospedale dove lo hanno curato e medicato gratis. Ogni rissa di questo tipo costa agli italiani alcune centinaia di euro. Ha senso continuare a riempire le nostre città di extracomunitari che – a ben vedere – sono più zavorre che risorse per la nostra economia?

Andrea Gagliardi de “Il sole 24 ore” tre anni fa scrisse un articolo molto interessante nel quale diceva che il costo medio per l’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia “è di 35 euro al giorno nel sistema di protezione gestito dagli enti locali (Sprar). Il sistema Sprar è finanziato dal Viminale, che attinge le risorse dal Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’asilo, devolvendo agli enti locali (e non ai richiedenti asilo) i fondi”. Secondo i dati del Documento di economia e finanza (D.E.F.) del 2018 a inizio aprile i richiedenti asilo nel sistema Sprar erano 25.657. Lo Sprar a queste persone fornisce assistenza sanitaria, attività multiculturali, inserimento scolastico per i minori, mediazione linguistica, interpretariato e traduzione, assistenza legale, formazione professionale e inserimento lavorativo. Tutto gratuitamente per loro ma a costo esorbitante per il popolo italiano.

Se prendiamo il numero di richiedenti asilo fornito dal D.E.F. e lo moltiplichiamo per i 35 euro medi calcolati da “Il sole 24 ore” ci renderemo conto che nel solo 2018 abbiamo speso 897.955 euro, quasi un milione di euro al giorno, per mantenere della gente che – nella stragrande maggioranza dei casi – finirà poi in carcere per reati più o meno gravi. Ovviamente anche in carcere il mantenimento è a carico degli italiani.

Il Consiglio d’Europa, mediante il Rapporto Space del 1 settembre 2013, rende noto che gli stranieri nelle carceri italiane corrispondono al 35.3% dell’intera popolazione detenuta. “Open Migration” scrive che nel 2015 “la percentuale italiana della componente reclusa immigrata è superiore alla media europea di oltre 11 punti percentuali essendo pari al 32%. Circa 4 punti percentuali in più rispetto alla Germania”.

La Polizia Penitenziaria, nel 2018, ha steso un rapporto su quanto costa un detenuto allo Stato Italiano. La cifra si aggira grosso modo attorno ai 137 euro al giorno per ciascun detenuto.

Questa cifra comprende cibo, vestiario, detergenti, dentifricio, cure mediche, spese di traduzione dal carcere al tribunale o dal carcere all’ospedale, stipendi della Polizia Penitenziaria, del Direttore del carcere e del personale civile ed amministrativo. In questi costi sono inclusi anche l’interprete (per gli stranieri), le bollette di utenza del carcere, ecc… I detenuti, insomma, ci costano un’enormità.

Il Dipartimento per l’Amministrazione Penitenziaria (D.A.P.), il 31 luglio 2021, ha comunicato che nei penitenziari italiani ci sono 53.129 detenuti di cui 16.829 sono stranieri.

Conoscendo il numero di stranieri in carcere e il costo di ciascun detenuto non ci è difficile dedurre che se mandassimo a casa loro tutti gli immigrati che delinquono risparmieremmo 2.305.573 euro che, uniti agli 897.955 euro per i richiedenti asilo, diventano 3.203.528 euro.

Con oltre 3 milioni di euro potremmo ampliare gli ospedali, investire sulla ricerca scientifica, potenziare l’assistenza e la cura domiciliare per dializzati, tumorali, anziani pluri-patologici, aprire reparti di oncoematologia pediatrica, diminuire il ticket sanitario… e invece li gettiamo alle ortiche per mantenere della gente che viene in Italia, disprezza la nostra cultura e, per il 30% occupa le nostre carceri gravando sulla collettività degli onesti.

E’ davvero questo il modello di integrazione che vogliamo? E’ davvero questo che i padri costituenti sognavano per l’Italia? E’ davvero questa l’Italia che vogliamo lasciare ai nostri figli?

Queste domande, ahinoi, rischiano di cadere nell’oblio ma la riflessione è d’obbligo soprattutto in questi giorni in cui l’Italia si sta facendo luogo di accoglienza e ritrovo per Afghani in fuga dal loro paese. Sicuramente fra loro ci saranno brave persone ma quanti di questi finiranno in carcere, useranno l’Italia come una zona franca, eccetera eccetera?

Perché dobbiamo essere sempre noi italiani ad accogliere tutti pur avendo risorse limitate e tanti giovani senza lavoro? La risposta non è facile e l’argomento è complesso ma sicuramente torneremo ad approfondirlo.

Sullo stesso tema potrebbe interessarti anche "Immigrazione clandestina e spaccio di droga. Se questa è integrazione..."

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 01/09/2021