Patto di stabilità: assurdo riattivarlo come se non fosse successo niente

Manca poco più di un anno alla fine della sospensione per gli stati UE delle regole previste dal patto di stabilità.

Qualcuno è arrivato a definire questo sistema di regole imposto di fatto dalla Germania a tutti gli stati dell’Unione patto “di stupidità” e probabilmente è proprio così, dal momento che spesso i Comuni si trovavano i conti correnti ben riforniti di denaro ma non potevano spenderlo, ad esempio, per pagare i fornitori o le ditte appaltatrici di lavori pubblici per obbedire alle regole di spesa UE.

Autorevoli economisti ed osservatori iniziano a riflettere sul fatto che non potrà essere una semplice riattivazione delle clausole sospese a causa della grave crisi dovuta alla pandemia.

Già prima del febbraio 2020 queste regole lasciavano molto a desiderare ed avevano portato milioni di cittadini europei ad odiare l’Unione Europea.

Inoltre i cittadini proprio stupidi non sono e capivano che questo complesso sistema di regole finanziarie era concepito ad uso e consumo di pochi e che se siamo tutti d’accordo che non si deve spendere senza criterio il denaro pubblico non si può nemmeno tenerlo fermo sui conti delle amministrazioni pubbliche e non pagare spese essenziali per fare piacere agli uffici di Bruxelles

E’ da osservare, inoltre, che il controllore europeo sul debito degli stati UE, la Germania, con un trucchetto vietato dai trattati emette debito a piacimento per le proprie corpose spese pubbliche e alle aste fa comprare in parte dalla Bundesbank ed in parte dal colosso bancario pubblico KfW miliardi di titoli di stato reincamerandoli; ma basta chiamare questa operazione “congelamento del debito” e tutto va bene secondo i tedeschi.

Il presidente della Banca Centrale Tedesca ha già messo le mani avanti sul poderoso programma di acquisto di titoli sul mercato secondario da parte della BCE, iniziato da Draghi e proseguito con Lagarde, dicendo che va sospeso; l’attuale presidente del parlamento tedesco, lo storico ministro delle finanze Schauble, rilascia dichiarazioni ai giornali di tutto il mondo per ribadire la necessità di tornare alle rigide discipline ante 2020.

Sarebbe un vero peccato, la crisi dovuta alla pandemia ha messo in evidenza i limiti delle regole di bilancio UE; inoltre l’inizio di un timido processo di politica economica comune è bastato a stabilizzare la moneta unica ed i debiti sovrani dei paesi membri durante una vera tempesta economica.

Tornare alla situazione precedente come se niente fosse successo sarebbe miope e controproducente, non solo per gli stati mediterranei considerati spendaccioni (pur con una bilancia commerciale come quella italiana da fare invidia al resto del mondo), ma anche per gli stati del nord Europa che si ritroverebbero con la magra soddisfazione di essere pesci grossi in una bacinella molto ma molto piccola.

Occorre invece procedere sulla linea di una politica economica ed estera condivisa per rendere l’UE il gigante che merita di essere in uno scenario mondiale in cui l’ex potenza USA sta iniziando a mostrare tutti i limiti delle manie di dominio sul mondo degli ultimi decenni.

I singoli stati non sarebbero per niente sviliti, così come non lo sarebbero le particolarità dei territori degli stati UE, se l’intera Europa si ponesse di fronte al mondo come un importante soggetto politico ed economico e non come una casa in cui c’è un padrone severo e rigido e tutti gli altri sono servi che devono obbedire senza discutere. L’Italia sarebbe sempre l’Italia, il Piemonte sarebbe sempre il Piemonte e i nostri comuni e territori sarebbero sempre gli stessi, ma in un grande contesto europeo che ci potrà rendere grandi nel mondo.

Diversamente l’UE tornerà ad essere quella del 2019, un immenso cumulo di uffici e burocrazie utili solo agli interessi di alcuni e ignorati dalla gran parte dei cittadini.

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 05/09/2021