Il gioiello tra gli scogli

L'Abbazia di San Fruttuoso, di Alessandro Mella

Lungo la costa ligure, a poca distanza tanto da Camogli quanto da Portofino, ci si può imbattere in un vero gioiello nascosto tra le scogliere. Un piccolo golfo dal mare azzurrissimo, una spiaggia che più che di sabbia par fatta di ciottoli modellati per secoli dalle onde, e imponente e maestosa una bella abbazia medievale e, sul lato, la torre cinquecentesca dei Doria:

 

A poca distanza da Genova, ma nascosta in un’insenatura del promontorio di Portofino, malamente accessibile dalla parte di terra e soltanto a piedi, la Badia di San Fruttuoso è meta di pochi innamorati di pace e bellezza che vi giungono dal mare o che affrontano la faticosa mulattiera che scende giù ripida e sassosa dalle Pietre Strette.  (1)

Vuole la leggenda che Prospero, vescovo di Tarragona in fuga dall’invasione araba dell’Iberia, avesse scelto quel luogo dopo che lo stesso Fruttuoso gli era apparso in sogno per suggerirgli di portare lì le sue spoglie mortali oggetto di venerazione dei fedeli.

Il posto, comunque, esposto al mare ma protetto dall’entroterra, vide sorgere i primi insediamenti religiosi già tra VIII e X secolo d.C.

Successivamente Adelaide di Borgogna, vedova di Ottone I imperatore, ne dispose il miglioramento e l’ampliamento attorno all’anno 1000 per poi poter ospitare una piccola comunità benedettina. Il numero dei frati presenti, infatti, oscillò tra gli otto ed i dodici secondo i periodi. Guidati da un illustre e rinomato abate e sostenuti dalla resa e dai prodotti provenienti dai terreni, dalle colture e dai borghi di pertinenza.

Circa tre secoli dopo, nel quadro delle numerose alterazioni strutturali che si susseguirono nel tempo, venne edificato il loggiato che si affaccia sul golfo e nel XVI secolo si provvide a realizzare il chiostro superiore. La torre che si nota a lato venne invece innalzata nel 1562 ed è stata oggetto di recente restauri.

E di restauri questo luogo ebbe ripetutamente bisogno nel tempo dal momento che non mancarono le conseguenze della periodica furia del mare:

 

I danni all'abbazia dei Doria Roma, 1, notte. Direzione generale delle Belle Arti, su relazione della sovraintendenza dei monumenti di Genova, comunica che le recenti alluvioni della Liguria hanno bensì gravemente danneggiato l'abbazia di S. Fruttuoso, ma non nel modo disastroso annunciato dapprima. Una grande massa d'acqua ha invaso detta abbazia riempiendo di massi e di detriti la loggia inferiore del chiostro e seppellendo con sabbia e ghiaia le tombe dei Doria, ma queste non sono state asportate. I danni saranno rimediabili con provvedimenti opportuni e solleciti. (2)

Fortunatamente i Doria, illustri e notabili proprietari dello stabile, intrattennero relazioni positive con le autorità dello stato italiano e questo permise di tutelare quanto più possibile il prezioso sito storico:

 

La tutela artistica dell'Abbazia di San Fruttuoso S. Margherita, lunedì sera. La Sovrintendenza ai Monumenti ha fatto una utilissima proposta al Principe Doria affinché il patrimonio artistico di questo centro turistico venga tutelato. Si procederà infatti alla riparazione di due vecchie casette che si trovano dietro il tempio, allo scopo di renderle abitabili; esse verranno destinate, a famiglie di pescatori, che attualmente occupano parte della storica Abbazia di San Fruttuoso, la quale in seguito potrà riavere tutto lo splendore che la caratterizzava in passato. Questo provvedimento è lodevole, ed è una prova convincente della cura fattiva che la Sovrintendenza ai Monumenti ha nei riguardi di questo storico monumento ligure, méta del turismo nazionale ed estero. (3)

 

Fu solo molti anni dopo la guerra, nel 1983, che i Doria Pamphili decisero di donare l’Abbazia ed i terreni pertinenti al benemerito Fondo per l’Ambiente Italiano.

Il FAI si prese subito a cuore l’intero complesso e curò ripetuti restauri finalizzati tanto alla conservazione e tutela tanto a favorirne la fruibilità turistica anche attraverso un percorso che nel permettere di esplorare e visitare l’Abbazia e permette anche di apprezzare i ritrovamenti archeologici avvenuti in loco e che hanno permesso migliori studi sull’evoluzione del sito nei secoli oppure quelli provenienti dalla collezione di Andrea Doria. Attraverso pannelli esplicativi il visitatore può scoprire le vicende del luogo fin dalle più remote origini come, ad esempio, il primo documento in cui viene citata San Fruttuoso e risalente al 984. (4)

I colori, i silenzi, la pace e la quiete, la bellezza del luogo costituiscono già da soli un’ottima ragione per visitare quest’angolo incantevole della nostra Italia. Da Camogli come da Portofino il turista, che magari non ha animo di percorrere i difficili sentieri sulla scogliera, può raggiungere l’Abbazia grazie ai traghetti che vi si recano. Dopo aver percorso un tratto di costa, all’improvviso il visitatore si troverà di fronte ad una perla donataci dal mare e dai nostri antenati. Un’altra finestra sul Medioevo. Una grande e piccola meraviglia della nostra Liguria che il Fai, lodevolmente, conserva per l’avvenire.

Alessandro Mella

NOTE

1) La Lettura, 1929.

2) La Stampa, 273, Anno XLIX, 2 ottobre 1915, p. 6.

3) Ibid., 69, Anno XIII, 22 aprile 1935, p. 3.

4) Parte delle notizie utilizzate per questo articolo provengono anche da detti utilissimi pannelli.

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Articolo pubblicato il 13/10/2021