Torino. La partenza scivolosa di Stefano Lo Russo
Stefano Lo Russo

Senza una virata decisa, il candidato sindaco di centro sinistra si ritaglia il ruolo di sindaco del ballatoio

Quando nel 1997 Raffaele Costa, candidato votatissimo del centro destra in competizione  con Valentino Castellani, già sindaco per il centro sinistra, partecipò, a pochi giorni dalla chiusura della campagna elettorale, ad un confronto televisivo, rispose in modo un po’ superficiale alla domanda finale postagli  del moderatore Enrico Mentana, sull’atteggiamento che avrebbe tenuto da sindaco nei conforti di ondate migratorie.

Castellani replicò con prontezza di spirito e conquistò la scena e, nonostante le inziali previsioni sfavorevoli, riuscì con appena il 50,04% a conquistare il Comune ed a risultare eletto sindaco al secondo mandato.

Questo riferimento non è sfuggito,  agli attenti osservatori che hanno assistito il 7 settembre, a pochi giorni dalla presentazione  dei programmi elettorali, al confronto pubblico tra Stefano Lo Russo, Paolo Damilano e Valentina Sganga.

Infatti, alla domanda posta a Lo Russo dal direttore de La Stampa su a chi sarebbe potuta andare la sua preferenza in caso si ballottaggio, Lo Russo ammette seriamente che lui “ tra Sganga e Damilano voterebbe la prima”, Invece di rispondere che la sua candidatura era antitetica alle altre due.

Il candidato del centro sinistra, ha dato sfogo al cuore o alla  galanteria, posando sguardo e parole benevoli verso la grillina Sganga, oppure?

Ciò ha riacutizzato le polemiche sugli accordi sottobanco, tanto ostentati da Enrico Letta nei confronti del grillini, quali compagni di strada alle prossime elezioni politiche e perché no, al ripescaggio nelle amministrative.

Discorso che ha ripreso foga ieri pomeriggio nel corso della visita di Conte a Torino a sostegno di Valentina Sganga, ma con l’attenzione, pur con i torni contorti ed usuali dell’ex presidente del Consiglio, all’eventuale salvataggio compromissorio di Lo Russo. 

Vedremo se si andrà al ballottaggio e, nel caso, quali passi formali traccerà Lo Russo verso gli ex odiati grillini.

C’è molta teoria perché, anche in caso di formale apparentamento, oggi i partiti hanno poca influenza nelle indicazioni rivolte ai cittadini per il voto di ballottaggio.

Il programma di Lo Russo per le sei liste che lo sostengono, presenta contenuti dignitosi e ben esposti. Però nel merito calca ossessivamente l’attenzione sui temi ambientali cari a grillini ed alla Sinistra Ecologista che lo sostiene e condiziona, non discostandosi dall’inneggio alle piste ciclabili ed alla progressiva limitazione alla circolazione privata messe in atto dalla sindaca Appendino.

Non intendiamo fare le pulci a quanto scrive, perché ci sono temi, che a parole sostengono tutti, ma poi manca lo slancio, la convinzione e il seguito.

Se cerchiamo di evidenziare le differenze rispetto al programma scritto ed esposto in più occasioni dal candidato sindaco di Centrodestra Paolo Damilano, non scorgiamo impegno e convinzione a far imboccare alla città percorsi alternativi  ed idonei a farci uscire dalla secche.

In poche parole, manca la svolta. Si parla giustamente di articolare iniziative culturali nelle zone difficili delle periferie, anche usando locali dismessi e colpevolmente non utilizzati, ma non si da spazio ad iniziative culturali di rilievo, di quelle che potrebbero portarci visitatori paganti e di conseguenza estendere la fama di città aperta ad intuizioni di portata internazionale o di festival musicali da tenersi in loco e nel mondo ad opera del Teatro Regio, del Teatro Stabile e di altre primarie istituzioni musicali.

Non si insiste sulla priorità delle grandi comunicazioni come volano di sviluppo per ogni settore della vita di Torino e per promuovere la città e facilitare l’evolversi di attività e circolazione di persone oltre che di merci.

Per movimentare l’accesso al mercato del lavoro, Lo Russo si impegna a dislocare e potenziare i centri per l’impiego nelle circoscrizioni, senza porsi il quesito che è proprio la vocazione burocratica ed avulsa dalle problematiche del mondo dell’impresa  di questi organismi, che ostacola l’incontro tra domanda ed offerta di lavoro.

Ci sono molti riferimenti a Commissioni, tutte municipali, con limiti meramente localistici, ma lontani dall’incontro con le realtà imprenditoriali locali ed esterne.

L’altro punto molto abbottonato riguarda l’industrializzazione.

Dopo gli strali lanciati pubblicamente contro l’industrializzazione da parte di alcuni esponenti delle liste a suo supporto, Lo Russo pare molto condizionato.

Così  per pagare il prezzo a costoro, almeno da quel che il Professor Lo Russo dichiara in programma, risulta propenso a mettere paletti  e verifiche, che non ad auspicare un ritorno alla Torino attrattiva di nuove iniziative industriali, anche tradizionali con operai e non solo super cervelli che non inquinano, impegnandosi con agevolazioni normative idonee  a velocizzare la creazione di insediamenti produttivi.

Nelle nostre  periferie, la vera piaga della disoccupazione non annovera brillanti laureati al Politecnico, ma persone dignitose prive di formazione ed abituati a lavori manuali. E costoro, se vogliamo migliorare il clima delle periferie ed il vivere civile, debbono trovare sbocchi lavorativi alla loro portata.

Comunque Lo Russo dovrà ancora fare scelte decisive per presentare il suo mandato.

Con coraggio e decisione potrebbe riaffermare la sua formazione riformista, e trarre sostegno dai candidati consiglieri della Lista Civica  costituita e coordinata da Mario Giaccone , delineando un percorso propizio a farci dimenticare gli insuccessi delle ultime giunte di sinistra e  le oscenità dei grillini.

Se invece si piegherà alle farneticazioni espresse in modo particolare da esponenti di Liste a suo sostegno, in primis Sinistra Ecologista, allora il destino di Torino ripiegata su se stessa con qualche profugo in più ed i centri sociali risorti, sarà segnato.

Lo Russo, se vuol mandare messaggi chiari alla città, deve scegliere e farlo in fretta, altrimenti rischia di ritagliarsi il ruolo, ben che vada di sindaco del ballatoio.

Recentemente abbiamo ospitato l’intervista ad Anna Luisa Carmagnola che nella lista civica Lo Russo sostiene tesi costruttive, animate di buon senso e volte la futuro.

Stefano Lo Russo non ha che l’imbarazzo della scelta, ma non perda tempo,  guardi al futuro ed al progresso, altrimenti gli elettori indecisi e amareggiati dal come si è ridotta la città, potrebbe non fidarsi dei suo equilibrismo e del suoi slogan, per passare oltre.

Alcuni suoi ex alleati lo hanno già fatto.

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Articolo pubblicato il 12/09/2021