Rama, antica città celtica. Seconda Parte
Rama: Ruote solari

Pubblichiamo la seconda parte dell'intervento di Rosalba Nattero

Link Parte prima - https://www.civico20news.it/sito/articolo.php?id=42511

a cura di Rosalba Nattero

Seconda Parte

La Rama d’Oltralpe

Ma la città di Rama era talmente estesa che si protendeva anche oltralpe.

L’epicentro della città di Rama d’oltralpe era situato in una zona tra Briançon e Embrun.  La zona è ricca di tradizioni e tracce lasciate dai Catari, l’antica cultura di origine celtica che abitava in quelle zone e che subì feroci persecuzioni, fino allo sterminio quasi totale, da parte della chiesa dell’epoca, che ha avuto il suo culmine con il tristemente famoso rogo di Montsegur avvenuto nel 1244 in cui 200 Catari vennero arsi vivi. Ma la tradizione dei Catari ha avuto una continuità nella cultura occitana, tuttora presente in zona.

Già da parecchi anni a Champcella, tra Briançon ed Embrun, sono in corso degli scavi archeologici a cura dell’istituzione francese CNRS (Centro nazionale ricerca scientifica) per studiare i ritrovamenti della città di Rama sulla base delle testimonianze lasciate dai Romani.

L’estensione della zona megalitica e la numerosità dei ritrovamenti hanno indotto il gruppo degli archeologi addetti alle ricerche a eseguire numerosi scavi, l’ultimo dei quali è del maggio del 2007.

I lavori hanno portato alla luce costruzioni in stile megalitico simili a quelle relative alle mura di Rama rinvenute nel 2007 nella Valle di Susa.

Secondo le ricerche del CNRS Rama veniva collocata nel comune di Champcella, nei pressi del borgo La-Roche-de-Rame.

Rama era anche citata nelle coppe di Vicarello, quattro coppe ritrovate nella frazione Vicarello del comune di Bracciano (Roma), datate alla fine del I secolo a.C. sotto l'imperatore Augusto, dove Rama è inscritta tra Brigantio (Briançon) ed Eburodunum (Embrun), con le distanze che le separano.

Il nome di Rama compare, nel III secolo, sull'Itinerario di Antonino, scritto intorno al 280, durante il regno di Diocleziano, sulla base di una mappa redatta intorno al 210, e, nel XIII secolo, sulla Tavola di Peutinger, scritta da un originale del 3° secolo.

Tuttavia ci sono elementi allo studio degli archeologi che fanno pensare che la Rama romana sorgesse sopra una città molto più antica, di origini celtiche.

Tra le scoperte che confermerebbero la tesi di una città gallica ci sono anche i ritrovamenti di alcuni torques, tipici ornamenti celtici. Sono stati rinvenuti anche dei resti di un edificio che secondo gli archeologi può rappresentare un luogo di culto paleocristiano.

Forse il documento più interessante ed emblematico è l’affermazione di Camille Jullian, storico e archeologo francese (Marsiglia, 15 marzo 1859 – Parigi, 12 dicembre 1933). In uno dei suoi trattati ha affermato che la stazione romana di Rama era sorta su una antica città celtica.

 

 

Le ruote solari

I numerosi ritrovamenti delle ruote solari in tutte le valli sia di Susa che di Lanzo e non solo, sarebbero da attribuire al mito di Fetonte.

Nella leggenda di Fetonte infatti si narra che quando il dio (o la consorteria degli dèi) si accomiatò dagli uomini, lascio loro una grande ruota d’oro forata, simbolo della conoscenza che aveva dispensato.

In effetto la ruota forata ha una simbologia che ricorre in molte tradizioni e che stranamente viene ritrovata come reperto megalitico, come monile, in moltissimi posti su tutto il pianeta. Ma di solito questo simbolo non viene spiegato. Sembra che non interessi fare una seria ricerca in merito.

Così come non vengono spiegate quelle che sono definite “macine”, grandi ruote forate in pietra, presenti in grandi quantità nella Valle di Susa ma anche nel resto del mondo.

Ebbene, queste cosiddette macine, si trovano a volte nella verticale di una roccia, o sul soffitto di una grotta. Difficile che possano essere macine per fare il pane.

A Mompantero, luogo che secondo la ricercatrice dell’800 Matilde Dell’Oro Hermil era l’epicentro di Rama, e che nel suo libro afferma fosse abitato da maghi, esiste una grande ruota forata scolpita in verticale in alto su una roccia. Ogni anno si celebra la Fora l’Ours, il Ballo dell’Orso, una festa che ha origini antichissime con connotati decisamente sciamanici, una importante celebrazione di tre giorni conosciuta in tutta la Valle di Susa, il cui culmine avviene proprio sotto la ruota forata, come una sorta di rito.

Sono tante le cose inspiegate attorno a noi. Tanti i misteri e le lacune della Storia.

Forse la vera storia dell’umanità la possiamo trovare in quei popoli invisibili che hanno conservato le antiche tradizioni, ovvero i Popoli naturali, quei Popoli definiti così perché hanno conservato un rapporto con la Natura vista come la loro vera ed unica Maestra. Forse i Popoli indigeni, i Nativi di tutti i continenti, sono gli unici depositari della nostra storia. Hanno conservato il ricordo, attraverso gli Antenati, della loro tradizione e delle vicende storiche. Sono quei popoli ai margini delle vicende umane, che la storia scritta dai vincitori non considera, e proprio per questo possono conservare nella discrezione delle loro comunità la vera storia dell’umanità.

Tra questi Popoli ci siamo anche noi, i Nativi europei. Con un nostro passato glorioso tutto da riscoprire. E per fortuna abbiamo personaggi come Giancarlo Barbadoro che hanno conservato l’antica tradizione dello sciamanesimo druidico per poterlo trasmettere alle generazioni future.

Forse il futuro che ci attende non è dei più rosei, l’umanità sta attraversando un momento tra i più difficili della nostra storia recente. Ma non siamo lasciati a noi stessi. Abbiamo gli strumenti per affrontare il futuro che ci attende. E la Conoscenza, con la C maiuscola, è il bene più prezioso che abbiamo, perché la Conoscenza rende liberi.

E, per chi volesse approfondire: 

Testo e foto di Rosalba Nattero

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 15/09/2021