L’EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Francesco Rossa: Gli effetti del Green pass sul “Pensiero Libero”

Ovvero il coraggio di essere e manifestarsi liberali

I recenti provvedimenti governativi finalizzati all’estensione del Green pass a tutte le categorie produttive hanno già riacceso il dibattito sui social, ma non solo. Anche alcuni intellettuali, con maggior vigore stanno  riproponendo tesi contrapposte, non tanto sull’utilità del vaccino, quanto sui madornali errori comunicativi dell’Esecutivo, dal Conte due in poi. Siamo ormai già in grado di affermare e valutare come il decollo della politica vaccinatoria sia iniziato in modo pasticciato e malfermo e proseguito poi con scivoloni che hanno lasciato il segno.

Cosa si sta sostenendo nel corso della massima inoculazione dei vaccini?

Il Green Pass è uno strumento vergognoso per spingere le persone a fare quello che di loro volontà non farebbero, e quindi come tale è una pratica d’addomesticamento fortemente illiberale e coercitiva?

Oppure al contrario è uno strumento salvifico che non solo protegge noi stessi ma anche gli altri dal virus, e quindi come tale è una sorta di passepartout di stampo liberale, perché finisce per tutelare contemporaneamente la libertà del singolo e della collettività?

Il dilemma sta arroventando in questi giorni il dibattito pubblico  anche di filosofi e giornalisti che gravitano attorno all’area liberale, mettendo contro intellettuali che di solito si trovano dalla stessa parte della barricata, usualmente a denunciare le storture delle democrazie occidentali che molto spesso si scordano, colposamente o dolosamente, delle radici liberali da cui dovrebbero trarre linfa e nutrimento.

E invece questi sono tempi davvero particolari, unici, in cui la logica emergenziale, unita alla inevitabile supremazia del primum vivere, ha scombinato tutte quelle belle teorie su libertà e diritti individuali affinate e perfezionate nel corso di qualche secolo. E anche il mondo liberale – non è l’unico peraltro – è andato in tilt. O quanto meno fatica a trovare una soluzione pronta all’uso. 

Da una parte ci sono le posizioni fortemente critiche sul Green Pass ben rappresentate da Carlo Lottieri, professore di Filosofia del diritto a Verona, che  ha  recentemente denunciato la portata discriminatoria del certificato verde.

Per Lottieri siamo infatti di fronte a un ricatto, laddove o ci si vaccina oppure si finisce in un limbo popolato da cittadini di serie B costretti a lunghe file per il tampone e a oneri aggiuntivi.

Non a caso l’accademico ha anche firmato l’appello di qualche centinaio di suoi colleghi – appello reso famoso dalla condivisione del docente di storia medievale  Barbero, con polemiche annesse – contro l’introduzione obbligatoria per gli studenti universitari.

Posizione che gli è valsa una dura reprimenda del suo ateneo, che si è pubblicamente dissociato dalle sue posizioni.

Lo zelo con cui il direttore del dipartimento di Scienze Giuridiche è intervenuto ha scatenato la reazione in difesa di Lottieri del giornalista Nicola Porro, che ha riservato parole di fuoco nei confronti dell’università veneta, concludendo il suo post con uno strabordante “Giù le mani da Lottieri”. 

L’invito alla lotta di Porro tuttavia non è sembrato scaldare i cuori liberali, anche perché c’è un fronte contrapposto che invece guarda al Green pass come un fondamentale bastione a difesa della libertà di noi tutti.

Anche in questo caso è una lettera a dar fuoco alle polveri. Lettera scritta a quattro mani dai filosofi Dario Antiseri e Silvano Tagliagambe, che citano Schopenauer per spiegare le virtù del certificato: “La salute non è tutto, ma senza la salute il tutto è niente”.

I due si schierano a favore dei vaccini e del lasciapassare, considerati come espressione di una concezione concreta, e non declinata in modo astratta, della libertà. “Non si può negare, in nome di una presunta libertà irresponsabile, l’altrettanto sacrosanto diritto degli altri a non essere danneggiati”, ricordano.

C’è poi chi si attesta su posizioni più sfumate, in una sorta di terra di mezzo fra le due lettere, in cui le gradazioni di grigio a volte fanno fatica a essere scorse dall’occhio umano. 

Così il filosofo liberale Corrado Ocone dice di comprendere e di non sorprendersi delle tesi di Antiseri ma si capisce che di quelle tesi non è affatto persuaso.

Leggendo poi le varie interviste fatte ciclicamente su vaccini, Green Pass e libertà individuali ad Alberto Mingardi, direttore dell’istituto Bruno Leoni, si intuisce che neanche lui ha la verità in tasca e giustamente rifugge dagli opposti estremismi: da un lato reputa esagerato il concetto di dittatura sanitaria e incipiente totalitarismo, dall’altra reputa sbagliata una campagna comunicativa del governo tutta incentrata in negativo sulla punizione invece che sul premio, sia per quanto riguarda i vaccini che per il certificato verde.

Insomma, la faccenda è maledettamente complicata e il mondo liberale s’interroga al pari delle altre grandi aree culturali tradizionali su qual è il modo migliore per bilanciare libertà individuale, collettiva e responsabilità pubblica.

Ai posteri l’ardua risposta, o meglio cercheremo di chiarirci le idee, quando le misure governative ed il terrore conseguente si attenuerà, complice l’innalzamento del livello di soglia determinato dal crescente popolo dei vaccinati. Livello sconosciuto ai più, ma che qualcuno già conosce.

 

Francesco Rossa - Condirettore Responsabile e Direttore Editoriale

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Articolo pubblicato il 19/09/2021