Il Green Pass crea odio e non serve alla salute pubblica

Considerazioni di persone libere che si pongono domande fino a quando porsele sarà ancora lecito.

Il 16 settembre scorso nella trasmissione “Omnibus” in onda su La7 vi era Marco Rizzo, Segretario del “Partito Comunista Italiano” che, intervistato sul tema del Green Pass obbligatorio nei luoghi di lavoro e sul ruolo ricoperto dal sindacato ha detto: “La mia CGIL, dove sono stato iscritto per decine di anni, è ridotta a supporto del Governo di un banchiere. Non è questo l’esercizio di un sindacato. Il sindacato dovrebbe rappresentare i lavoratori, invece, per stare al tavolo concertativo questo sindacato segue come una marmotta la linea governativa e non rappresenta i lavoratori. Il sindacato deve fare le battaglie sul salario ma non le fa più, le battaglie sui diritti ma ha fatto quattro ore di sciopero sull’articolo 18 e cioè sulla scomparsa di un pilastro delle lotte sindacali del secolo scorso”.

Tutte cose sicuramente vere. Nell’ultimo anno ci sono stati soprusi di ogni tipo da parte delle aziende con il beneplacito del Governo e dei suoi variopinti D.P.C.M. Il Sindacato che cosa ha fatto? Quale ruolo ha avuto il Sindacato nella tutela dei lavoratori che erano vessati da aziende che – forti dei D.P.C.M. – hanno fatto il bello ed il cattivo tempo?

Ma veniamo al Green Pass.

Il torinese Rizzo dice: “Il Green Pass sappiamo tutti cos’è. E’ una sorta di obbligo vaccinale “vorrei ma non posso” perché, appunto, ci sono i temi dei rimborsi eventuali rispetto agli effetti collaterali che non vogliono essere presi [in carico] né dal Governo, né dalle Regioni né dalle case farmaceutiche che hanno grandissimi profitti. Dall’altra parte è un elemento che non mira alla salute pubblica perché se mirasse alla salute pubblica investirebbero sulla salute pubblica. Faccio un esempio: lo Stato ha 3 milioni di dipendenti pubblici; potrebbe fare una politica di taglio della giornata lavorativa con orari diversi in modo da tutelare la salute pubblica [evitando assembramenti sui mezzi pubblici]. Il Green Pass non serve alla salute pubblica ma è solo divisivo della popolazione, crea odio, crea contrapposizione e serve a coprire le “defaiance” economiche enormi di questo Governo: disoccupazione che arriverà, cartelle esattoriali che stanno per arrivare, aumento degli estimi catastali… Un banchiere non può fare gli interessi del Popolo Italiano”.

In queste settimane ho sentito più virologi e commentatori politici che accusavano la Destra di essere la detrattrice del Green Pass e di cavalcare l’onda dei No-Vax in modo da acchiappare voti per le prossime elezioni. Marco Rizzo però è di Sinistra, o come qualcuno preferirebbe dire, di Estrema Sinistra. Come ci spiegano dunque che anche nell’area Comunista del Paese ci siano delle forti perplessità e delle chiare idee sul Green Pass?

Francesco Borgonovo, giornalista de “La Verità”, in collegamento con la trasmissione “Otto e Mezzo” condotta da Lilly Gruber, interpellato sul Super Green Pass (ossia il Green Pass imposto alla stragrande maggioranza della popolazione mediante ricatto di sospensione dal posto di lavoro), ha detto: “Quando è stato introdotto il Green Pass ci è stato detto che sarebbe servito a riaprire e, invece, adesso ci viene detto che per avere le riaperture serve il Super Green Pass è dunque evidente che il Green Pass non ha funzionato.

[Con il Super Green Pass] si è introdotto un obbligo vaccinale surrettizio perché come ha detto [l’infettivologo] Massimo Galli è abbastanza improbabile, anche solo per ragioni economiche, che uno riesca a farsi numerosi tamponi alla settimana.

A me sembra che alcuni quotidiani internazionali – a partire dal “Wall Street Journal” – ci guardino un po’ come l’avanguardia di qualcosa che è un pochino sospetto.

Il “Wall Street Journal” scrive che i vaccini non eliminano il contagio, anzi, purtroppo, l’efficacia dopo 3 o 4 mesi si riduce. A fronte di una notevole parte della popolazione vaccinata o decidiamo che c’è un limite entro il quale conviviamo con questa malattia altrimenti non diciamo che il Green Pass serve a risolvere i problemi. [Non lo diciamo] perché non è vero! Se fosse servito non avremmo avuto bisogno del Super Green Pass e forse arriveremo all’obbligo vaccinale”.

In queste settimane ho raccolto le preoccupazioni e le paure di tante persone a me vicine che si sentono minacciate e vessate da uno Stato che vuol privarli della libertà e del libero arbitrio in ambito sanitario. Persone che rischiano la sospensione dello stipendio per non voler sottostare ad un trattamento sanitario che – nei fatti – è obbligatorio.

Molti di loro mi hanno chiesto come mai quando si va al pronto soccorso per dolori o malesseri si viene rinviati al domicilio senza esser stati sottoposti ad esami diagnostici ma quando si parla di vaccino contro Sars-Cov2 la sanità regionale è solerte e prodiga nel dirci quanto tenga a noi.

La risposta, ahimè, non la so ma una cosa è sicura: gli Italiani iniziano a “masticare la foglia” del sospetto ed iniziano a porsi domande sul Sistema Sanitario Nazionale, sulle sue negligenze e sui comportamenti quantomeno ambigui che sono scaturiti in questa Campagna di Vaccinazione coordinata dal pennuto Generale Figliuolo.

Noi, come sempre, continueremo a porci delle domande, a cercare delle risposte e a condividere con voi il frutto delle nostre ricerche. Il bene della popolazione parte innanzitutto da una corretta informazione che non può essere – come invece accade nelle tv ammiraglie – a senso unico.

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Articolo pubblicato il 24/09/2021