La vera lezione che dobbiamo imparare dalla Germania

L'Opinione di Luigi Cabrino

I tedeschi hanno il brutto ed antipatico vizio di darci lezioni, non richieste, su tutto e questo non ha fatto che inasprire i rapporti tra i primi della classe in Europa e quelli considerati a rischio perenne di esami di riparazione come noi.

Probabilmente una maggiore integrazione europea e il nuovo approccio comune che è stato avviato di fronte alla crisi della pandemia di questi anni può migliorare le cose se non si pretende, come alcuni vorrebbero al Nord Europa, tornare alla situazione pre febbraio 2020.

La lezione che però tutti dovremmo imparare dalla Germania è quella che viene dalle elezioni politiche di fine settembre, le elezioni del “dopo Merkel”.

Partiti che  hanno governato insieme nell’ultima legislatura con un accordo di governo determinato dal fatto che nessuno aveva la maggioranza assoluta – la sinistra del SPD e il centro destra della CDU di Merkel con la costola bavarese alleata storica, la CSU- si sono affrontati dandosele di buona ragione, politicamente ovviamente, senza rinnegare minimamente l’esperienza comune che ancora durante la campagna elettorale era in corso.

Il leader della SPD è il ministro delle finanze della cancelleria guidata dalla Merkel mentre il leader CDU-CSU è un presidente di regione – regioni tedesche, quasi veri e propri stati, niente a che vedere con le nostre- incoronato successore proprio dalla cancelliera.

Poi si contendevano il primato i Verdi, in forte crescita, i liberali ed i sovranisti di AfD.

Bene, primo partito è risultato quello socialista con poco più del 25% staccando di un punto la CDU, poco dietro verdi, liberali e altri.

La SPD, come la CDU-CSU dopo le passate elezioni, esprime soddisfazione per il risultato ma ammette realisticamente che mancano i numeri e avvierà le trattative per un governo di coalizione, che sia di discontinuità con l’era Merkel ma senza nulla rinnegare di quanto fatto negli ultimi anni al governo con gli avversari.

E’ la politica, si propongono i programmi e idee, si va nelle aule parlamentari e si cercano alleanze per governare, magari mediando su qualche punto e portandone a casa qualche altro.

E’ lo stesso schema dell’ultima legislatura tedesca che dopo mesi di trattative ha visto centrodestra e centrosinistra trovare un accordo politico e di programma e da quel punto si è governato pancia a terra.

Succederà lo stesso, mesi di trattative ma quando l’accordo sarà trovato si governerà senza la minaccia continua di far mancare i numeri.

Niente a che vedere con fantomatici “contratti di governo”, innanzitutto perché il contratto è qualcosa che riguarda il privato e non il governo pubblico, e poi niente voce alta, la SPD ha preso un punto più degli altri ma, ben sapendo che col 25% non andrebbe da nessuna parte, tratta e media con gli altri partiti.

Questi mesi di governo Draghi vedono un’ampia fetta del Parlamento appoggiare il Governo – e i FdI che stanno all’opposizione non sono marginalizzati ed hanno pure sostenuto provvedimenti importanti come gli scostamenti di bilancio – ma è un continuo battibeccare tra le diverse anime della strana maggioranza.

Si è in maggioranza ma si urla come se si fosse all’opposizione almeno finchè dura.

Il PD si sogna il 25% dei cugini tedeschi, e fuori dei quartieri dell’alta società romana ( con le opportune trasferte estive a Capalbio) e dell’alta finanza milanese non ha i numeri per amministrare un condominio; eppure i ragionamenti degli esponenti della Sinistra sembrano quelli di dirigenti di partiti dell’80%, chi mette in discussione questo fatto viene additato come rozzo, ignorante e, ovviamente, razzista.

Il solo elemento che non dovrebbe essere in discussione è la presenza del PD al Governo, quali che siano i voti e i numeri in Parlamento.

Per una volta abbiamo una lezione da prendere dalla Germania, nessuno ha numeri e maggioranze, ci si mette d’accordo su alcuni punti qualificanti e poi di crisi di Governo non se ne parla.

Questo da noi è stato reso possibile con Draghi negli ultimi mesi ma durerà?

Temo che il solo ad avere capito la lezione tedesche delle ultime elezioni sia Renzi; ha osservato che si, la SPD ha preso per poco il primato relativo, ma le elezioni le hanno vinte liberali e verdi perché senza di loro i socialdemocratici non potranno combinare niente.

Chi mi conosce sa quanto sia distante dalle posizioni politiche espresse dal leader di Italia Viva, ma stavolta ci ha azzeccato.

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 04/10/2021