Sulle vie di Piero. Apparenze e prospettive

Il libro di Matteo Bottone è un curioso e intimo percorso attraverso le opere di Piero Della Francesca

Matteo Bottone, per alcuni decenni docente e di materie letterarie e comunicazione visiva, e attualmente attivo presso il Centro di cultura per la comunicazione e il cinema di animazione di Torino, ama l’arte in tutte le sue espressioni. Affascinato dagli artisti capaci di indagare tutto quello che si cela nell’animo umano, è autore di svariate opere, tra cui Impenetrabili Penombre (2015), Incerto quel che resta (2016), Nel labirinto del leone alato (2017), tutti tre per i tipi di Leucotea.

Nel suo recente libro Sulle vie di Piero. Apparenze e prospettive (Leucotea, 2020), Matteo Bottone attua un viaggio in Italia alla ricerca delle opere di Piero della Francesca, compiendo attraverso di esse un curioso e intimo percorso.

È lo stesso Autore a chiarire le motivazioni di questo suo itinerario, dove nella Premessa scrive:

Un viaggio come principio di conoscenza e di arricchimento interiore. Il significato del viaggio nel seguire le strade di Piero sta soprattutto nel suo percorso. In esso sono le emozioni a giocare un ruolo determinante per entrare in contatto con le esperienze che legano l’ambiente e le persone. Cercare Piero in fondo è stato, per me, come recuperare in qualche modo quello “stupore infantile” che mi aiuta a svelare il “mondo” con occhi diversi, più attenti, nuovi. Il raggiungimento di una meta che ha messo in moto ogni mia capacità emozionale cristallizzando intensamente il mio vissuto emotivo.

Il libro si apre con l’Introduzione di Renato Caneschi, utile strumento per il Lettore al fine di inquadrare dal punto di vista della storia dell’arte le opere considerate da Matteo Bottone.

Il viaggio inizia da Borgo Sansepolcro, paese natale di Piero, dove sono esaminati il polittico della Madonna della Misericordia e la Resurrezione, pittura murale che comprende il presunto autoritratto di Piero in uno degli armigeri addormentati. E poi si va a Monterchi, a studiare la Madonna del Parto, ad Arezzo, Perugia, Urbino, Rimini, Firenze, Milano, Venezia.

Dall’Epilogo del volume riprendiamo alcune annotazioni dello stesso Autore che ci permettono di cogliere gli aspetti salienti di questo artista:

Del pittore di Borgo Sansepolcro ci rimangono circa una ventina di opere, eppure questo è largamente sufficiente per farlo essere un grandissimo della storia dell’arte.

Piero della Francesca è uno straordinario artista che, attraversando quasi tutto il ‘400, ha rinnovato con ogni sua incantevole opera, i principi della pittura del suo tempo e in particolare la tecnica dell’affresco.

Il Vasari lo descrive come artista dal carattere schivo e solitario. Non si sa molto della vita di Piero della Francesca, a partire dalla data di nascita che non appare certa poiché un incendio bruciò gli atti di nascita dell’anagrafe di Sansepolcro. Suo padre è un commerciante, sarà anche per questo motivo che il giovane Piero da subito prende dimestichezza con i calcoli e le formule matematiche. Si sa certamente che nella propria vita Piero si occupò di studi di matematica: a lui dobbiamo infatti il manuale di calcolo intitolato Trattato d’abaco.

I critici d’arte concordano nel ritenere Piero un maestro della prospettiva e gli riconoscono soprattutto una sorta di matrice geometrica che egli applica sempre a qualsiasi forma che dipinga. In pratica è come se riducesse ogni forma della realtà a solidi geometrici di forme regolari: coni, sfere, cilindri, cubi, parallelepipedi, ecc.

Questi aspetti teorici di Piero li ritroviamo in due testi che egli scrisse nella maturità: De prospectiva pingendi e Libellus de quinque corporibus, tesi a dimostrare come ogni aspetto della realtà visibile risponda ad un rigoroso ordine matematico, ordine che è rivelazione della suprema armonia del creato.

 

Matteo Bottone definisce pertanto le opere di Piero come di grande bellezza e nate dalla combinazione perfetta di regole matematiche, rigorosamente applicate e sublime genio artistico.

Al termine del suo percorso, Bottone analizza anche i tre film che a suo avviso hanno affinità con i capolavori di Piero. Li identifica in La prima notte di quiete (1972) con la regia di Valerio Zurlini; Nostalghia (1983) di Andreij Tarkovskij e Il Vangelo secondo Matteo (1964), di Pier Paolo Pasolini.

Si sofferma su quest’ultimo, per l’influenza concretamente esercitata da Piero sull’iconografia filmica pasoliniana: vengono evidenziate precise correlazioni tra la figura di Maria madre bambina con la Madonna del Parto e tra il volto del protagonista pasoliniano con quello del Cristo della Resurrezione.

Bottone dà anche la sua risposta alle diatribe scaturite nel tempo per l’interpretazione di particolari aspetti delle opere di Piero, la cui iconografia ha acceso frequenti dibattiti che spesso non hanno prodotto spiegazioni esaustive a causa della mancanza di chiavi di comprensione che permettano di fondare le ipotesi interpretative su dati certi.  

Scrive infatti: Ho potuto verificare nella mia ricerca di Piero che non è necessario decodificare tutti i simboli o datare sicuramente il dipinto per coglierne la bellezza, la misura, la poesia, come non importa conoscere perfettamente il contenuto per esserne emozionati e consolati dalla bellezza delle sue opere.

Il volume si conclude descrivendo il termine dell’esistenza di Piero.

La sua attività pare arrestarsi dal 1475, negli ultimi anni di vita, trascorsi a Borgo Sansepolcro, diviene cieco. Era diventato come il suo presunto autoritratto, - scrive Bottone - quello dell’armigero addormentato seduto ai piedi del sepolcro di Cristo risorto, incapace di assistere al prodigio.

Piero viene sepolto nel suo paese natale il 12 ottobre del 1492. E proprio su questa data Bottone basa le sue appropriate e partecipi considerazioni conclusive:

In quello stesso giorno Cristoforo Colombo sbarcava a San Salvador scoprendo un nuovo continente che avrebbe preso il nome di “America”. In quel giorno, per convenzione, la storiografia fa cominciare una nuova epoca. Finiva il Medioevo e iniziava l’età Moderna.

Piero della Francesca, con la sua complessa personalità di gigante dell’arte, nel suo percorso creativo è uomo del suo tempo, ma anche fuori dal tempo, anticipatore della modernità, è tra i protagonisti di quel passaggio epocale nel quale gli uomini come lui non smettono di credere ma vogliono conoscere.

Non vi è nulla da aggiungere a queste sapienti parole.

Il libro di Bottone costituisce sicuramente un invito e un utile strumento per l’approfondimento della conoscenza dell’artista di Sansepolcro. Lo confermano la vasta bibliografia e l’apparato iconografico fornito di molte belle foto a colori.

 

Matteo Bottone

Sulle vie di Piero. Apparenze e prospettive

Leucotea, Sanremo, 2020, 90 pp., 18,90 €

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Articolo pubblicato il 08/10/2021