Il Piemonte e la Legione Tebea: dietro al mito, la storia
La Madonna indica in sogno a Don Bosco dove costruire la Basilica di Maria Ausiliatrice

Di Michele Tosca – Seconda Puntata

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Il culto dei martiri della Legione Tebea

Il Martyrologium Romanum, nella sua ultima edizione, si limita a citare esplicitamente i nomi di Maurizio, Candido, Essuperio e di Vittore. Inoltre, una “passio” scritta successivamente aggiunge al gruppo due nomi: Innocenzo e Vitale (5), i loro corpi vennero ritrovati dopo secoli ma anche loro, come altri soldati, sarebbero scampati al sanguinoso eccidio e avrebbero trovato rifugio in svariate località, ove poterono intraprendere l'opera di evangelizzazione, prima di essere catturati e subire anch'essi il martirio. Anche ritenendo che l’apologetica abbia amplificato i numeri e, considerando che alcuni particolari dell’episodio sono stati aggiunti nel V secolo, ciò che resta documentato è un notevole spargimento di sangue cristiano, che costituisce la base della memoria che ha tramandato la vicenda. Come abbiamo detto, è inoltre accertato che molti superstiti della Legione Tebea si siano dispersi in varie zone ai piedi delle Alpi, e soprattutto in Piemonte, dove subirono un successivo martirio in alcuni casi anche ad opera delle popolazioni pagane della zona. Ciò diede origine a un culto popolare vastissimo, variegato e tuttora ben lontano dall’estinguersi (sono oltre quattrocento i santi cui è attribuita l’appartenenza alla Legione Tebea, od al martirio collegato, e che godono di venerazione, in molti casi quali patroni nelle zone subalpine: Alessandro, Essuperio, Magno, Candido, Solutore, Avventore, Ottavio, Dalmazzo, Besso, Costanzo, Fedelino, Marchese, Chiaffredo, Porzio, Valeriano, Donnino, Barolo, Restituto...).

Molti anni dopo il vescovo cristiano Martino di Tours (6) (Sabaria, 316 circa – Candes, 8 novembre 397) il santo divenuto famoso per l’episodio del taglio del mantello, originario della Pannonia, (l'odierna Ungheria) si reca ad Agaunum, dove è sorta un’abbazia nei pressi del luogo del martirio della Legione Tebea. È ospite di Teodoro, il vescovo della città di Octodurum, nel Vallese, ed è proprio in occasione di questo incontro che si verifica un miracolo: la terra inizia a trasudare sangue indicando al santo il luogo esatto del martirio, sulle rive del Rodano. Martino allora raccoglie il sangue in varie ampolle per poterle donare, come reliquia, a varie chiese. Dopo questo episodio, Eucherio ci ricorda che “molti giungevano da diverse province per onorare devotamente questi santi, e offrire dono d’oro, d’argento, e altri oggetti”, questi ex-voto sono oggi conservati nel piccolo museo adiacente la basilica, a Brzeg in Polonia ed a Torino.

La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleo di un’abbazia (7), grazie al re burgundo San Sigismondo, la prima in Occidente a recitare l’Ufficio divino per l’intera giornata, grazie ad un ciclo di cori. Oggi è affidata agli agostiniani Canonici Regolari Lateranensi, che annualmente ogni 22 settembre, giorno della festa secondo il Martyrologium Romanum, organizzano la processione con le reliquie per le strade del paese.

Tanto era diffusa la venerazione di San Maurizio che questi divenne il patrono del Sacro Romano Impero e nel 926 Enrico I arrivò a cedere l’intero Cantone Svizzero dell’Argovia all’abbazia di Saint-Maurice, in cambio della lancia del santo. San Maurizio, infatti, è solitamente rappresentato nella sua armatura con la “Lancia del Destino”, che avrebbe portato in battaglia. Nel 929 Enrico I di Sassonia organizzò un incontro della corte reale (Reichsversammlung) nella località di Magdeburgo. Allo stesso tempo venne fondato il chiostro MaurizioKloster in onore di San Maurizio. Nell’anno 961, alla Vigilia di Natale, a Magdeburgo, alla presenza di Ottone I da Ratisbona e di tutta la nobiltà germanica, il corpo di San Maurizio fu deposto nella Cattedrale di Magdeburgo insieme ai corpi di alcuni suoi compagni (8).

 La spada di San Maurizio faceva parte del corredo del trono imperiale, utilizzato durante l'incoronazione degli imperatori austro-ungarici fino al 1916. Inoltre, alcuni imperatori furono incoronati davanti all'altare di san Maurizio nella Basilica di San Pietro.

Il Duca Emanuele Filiberto di Savoia, nel 1572, fece traslare da Saint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano della Legione Tebea, nonché la sua spada, la croce e l’anello che, dopo essere transitate per Aosta, Ivrea e Chivasso, oggi riposano ancora nella Cappella della Sindone di Torino.

 Il culto di San Maurizio si diffuse molto, in tutti i territori sabaudi, ed ancora oggi il calendario liturgico della Regione Pastorale Piemontese, il 22 settembre, riporta la sua memoria. Inoltre, le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d’Aosta, Piemonte, Francia e persino Germania e Svizzera. In quest’ultima nazione gli è stata intitolata, nel cantone tedesco, la città di St-Moritz, a lui sono dedicate otto città in Gran Bretagna, cinquantadue in Francia (tra cui la più celebre è Bourg-Saint-Maurice in Savoia), in Piemonte San Maurizio Canavese nonché San Maurizio di Opaglio nel novarese, dove il santo e la sua Legione sarebbero transitati, ed infine in Liguria Porto Maurizio.

San Maurizio è ancor oggi il patrono di Casa Savoia (9) e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro (10), ma anche di altri ordini cavallereschi come quello del Toson d’Oro di Spagna e Austria. Inoltre, sotto il patronato del santo sono stati posti molti luoghi (11) e molti corpi militari, in particolare degli Alpini (12), delle Guardie Svizzere e dell’Esercito Francese Alpino. Inoltre, San Maurizio, ed i suoi soldati Avventore, Solutore e Ottavio, sono gli antichi protettori di Torino ai quali è dedicata la chiesa dei Santissimi Martiri.

Gli altri martiri della Legione

Vediamo ora come il culto dei martiri della Legione Tebea è ancor oggi diffuso nelle terre piemontesi, molto più di quello che appare. Tempo fa mi occupai della Valle di Susa e trovai difficoltà a trovare l’origine di due santi, San Didero e sant’Antonino, finche non scoprii che Desiderio era il vescovo che recuperò le spoglie di San Maurizio ed Antonino era il nome del vicecomandante della Legione Tebea. Iniziai a pensare allora che la devozione piemontese verso questi martiri avesse radici profonde e poco conosciute. La conferma mi venne dal racconto di don Bosco sulla basilica di Maria Ausiliatrice. Nel 1854, don Bosco fonda, in onore di San Francesco di Sales, la Società Salesiana, con lo scopo di assicurare la stabilità delle sue opere, e dieci anni dopo inizia la costruzione della basilica di Maria Ausiliatrice. Ma pochi sanno che il posto su cui sorge è legato alla Legione Tebea e che l’indicazione venne data don Bosco in un sogno. Ancora oggi è visibile, nella cappella delle reliquie della basilica, il punto preciso che la Madonna gli indicò in sogno nel 1844. Ma sentiamo dalle parole di don Bosco stesso il racconto:

La Signora mi disse: «Osserva». Ed io guardando vidi una chiesa piccola e bassa, un po' di cortile e giovani in gran numero. Ripigliai il mio lavoro. Ma essendo questa chiesa divenuta angusta, ricorsi ancora a Lei, ed Essa mi fece vedere un'altra chiesa assai più grande con una casa vicina. Poi, conducendomi ancora un po' d'accanto, in un tratto di terreno coltivato, quasi innanzi alla facciata della seconda chiesa, mi soggiunse: «In questo luogo dove i gloriosi Martiri di Torino Avventore, Solutore e Ottavio offrirono il loro martirio, Io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo». Così dicendo, avanzavo un piede posandolo sul luogo dove avvenne il martirio e me lo indicò con precisione... Intanto io mi vidi circondato da un numero immenso e sempre crescente di giovani; ma guardando la Signora, crescevano anche i mezzi ed il locale, e vidi poi una grandissima chiesa, precisamente sul luogo dove mi aveva fatto vedere che avvenne il martirio dei santi della Legione Tebea (13), con molti edifici tutto all'intorno e con un bel monumento nel mezzo” (14).

Tra i tanti segni della memoria dei legionari, vi sono anche le ampolle con il loro sangue raccolte da san Martino di Tours, due delle quali ancor oggi si trovano nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese, secondo la tradizione si tratta del sangue di San Celestino e San Vitale. Ma il culto dei soldati uccisi è molto vasto in tutto il Piemonte. San Solutore è celebrato nelle diocesi di Ivrea, Baio Dora, Borgofranco, Caravino, Romano Canavese, Strambino ed Aosta. San Sulpizio è venerato in tutto il Canavese insieme ai santi Giovenale (15) e Tegolo: San Giovenale fu ucciso ad Andrate dalle guardie imperiali, e parte delle sue reliquie sono venerate nella cattedrale di Ivrea con quelle dei suoi compagni d’arme Besso, Tegolo e Sulpizio.

San Secondo, che malgrado fosse il luogotenente di San Maurizio, scampò alla strage, fu catturato, flagellato e decapitato nei pressi di Salussola, antico vicus di Victimula tra il 286 e il 302 (16), dove è ancor oggi ricordato. Un altro gruppo di legionari scampati al massacro, si diresse verso Torino, erano Ottavio, Solutore, Avventore, Bisuzio e Martiniano ma furono scoperti, inseguiti e trucidati presso la Dora Riparia. Solo Solutore si salvò nascondendosi in una cava di sabbia sulle rive del fiume, riuscì a proseguire la fuga, ma scoperto, venne decapitato al centro di una palude che miracolosamente si prosciugò. I corpi dei tre legionari furono recuperati in seguito dalla matrona cristiana Giuliana e seppelliti nei pressi di Torino. Sui sepolcri venne costruita una prima "cellula oratoria", cioè una cappellina che venne ampliata in basilica, che dopo venne incorporata in un monastero benedettino intitolato a san Solutore. Quando, nel 1536, i Francesi ordinarono la demolizione del monastero i corpi dei tre martiri vennero trasferiti al santuario della Consolata e finalmente, nel 1575, fu innalzata la chiesa dei Santi Martiri, che ne ospita ancor oggi le reliquie.

NOTE

(5) Le loro reliquie sarebbero state rinvenute nel cantone svizzero del Vallese, non lontano dall’antica Agaunum (odierna Saint-Maurice) e furono traslate nella vicina abbazia con gli altri soldati tebei. Ciò contribuì indubbiamente alla diffusione del culto di questi santi martiri, con conseguente dedicazione di numerose chiese ed altari, in particolare in Valle d'Aosta.

(6) Martino nacque a Sabaria Sicca, in Ungheria, ed il padre, tribuno militare della legione romana, gli diede il nome di Martino in onore di Marte, il dio della guerra. Ancora bambino si trasferì coi genitori a Pavia, dove suo padre aveva ricevuto un podere in quanto ormai veterano. Nel 331 un editto imperiale obbligò tutti i figli di veterani ad arruolarsi nell’esercito romano. Fu reclutato nelle Scholae imperiali, corpo scelto di 5.000 unità perfettamente equipaggiate: disponeva quindi di un cavallo e di uno schiavo. Fu inviato in Gallia, presso la città di Amiens, nei pressi del confine, dove faceva parte, all'interno della guardia imperiale, di truppe non combattenti che garantivano l’ordine pubblico, la protezione della posta imperiale, il trasferimento dei prigionieri o la sicurezza di personaggi importanti. In qualità di circitor, il suo compito era la ronda di notte e l’ispezione dei posti di guardia. Durante una di queste ronde avvenne l'episodio che gli cambiò la vita (e che ancora oggi è quello più ricordato e più usato dall'iconografia). Nel rigido inverno del 335 Martino incontrò un mendicante seminudo. Vedendolo sofferente, tagliò in due il suo mantello militare (la clamide bianca della guardia imperiale) e lo condivise con il mendicante. La notte seguente vide in sogno Gesù rivestito della metà del suo mantello militare. Udì Gesù dire ai suoi angeli: «Ecco qui Martino, il soldato romano che non è battezzato, egli mi ha vestito». Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro. Il mantello miracoloso venne conservato come reliquia ed entrò a far parte della collezione di reliquie dei re Merovingi dei Franchi. Il termine latino medievale per “mantello corto”, cappella, venne esteso alle persone incaricate di conservare il mantello di San Martino, i cappellani, e da questi venne applicato all'oratorio reale, che non era una chiesa, chiamato cappella.

(7) In Svizzera, dove il fiume Rodano si restringe, nel passaggio tra il Canton Vallese e il Canton Vaud, oggi c’è la cittadina di Saint-Maurice, che prende il nome dalla sua famosa Abbazia territoriale di San Maurizio d’Agauno, il più antico luogo monastico della cristianità occidentale a essere costantemente presidiato. Da oltre 1.500 anni i monaci vivono e pregano in questo luogo, sfidando le vicende della storia e le calamità naturali.

(8) Per questo scopo Ottone I intraprese grandi lavori di costruzione ed arricchimento della cattedrale di Magdeburgo, che voleva far diventare il luogo della sua futura sepoltura. A questo fine:

«[...] nell’anno 961 dell’Incarnazione e venticinquesimo del suo regno, alla presenza di tutta la nobiltà, alla Vigilia di Natale, il corpo di San Maurizio venne condotto a lui [Ottone I] da Ratisbona, assieme ai corpi di alcuni dei compagni del santo ed a reliquie di altri santi. Al loro arrivo a Magdeburgo, le reliquie vennero accolte con il grande omaggio fornito dall'intera popolazione della città e dei paesani del circondario. Queste spoglie sono ancora venerate nel luogo, per la salvezza della patria».

(9) È dedicata a San Maurizio (e solo in seguito anche a San Lazzaro) la chiesetta del Castello di Lierna. L’imperatrice del Sacro Romano Impero Adelaide di Borgogna dal 951 al 973 era solita risiedere nel Castello di Lierna e San Maurizio fu il patrono del Sacro Romano Impero a cui dedicò il culto della Chiesetta di Lierna, che la proteggeva durante le battaglie navali, per questo la sua abside è verso l'interno, le dimensioni piccole e non è visibile da lontano. Il 22 gennaio 1573, in questa Chiesa di Lierna, Emanuele Filiberto di Savoia fondò l’Ordine dinastico di Casa Savoia, chiamandolo per questo Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il Borgo di Lierna mantenne nei secoli questa sua protezione e riservatezza come luogo di ritiro di reali e nobili.

(10) Da la Legione Tebea prese origine l’Ordine di San Maurizio, poi Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro sotto Casa Savoia con la bolla di papa Gregorio XIII del 1572 che riconobbe al duca Emanuele Filiberto e ai suoi successori il titolo di gran maestro.

(11) San Maurizio è santo patrono di diverse località in Italia e all’estero; in particolare è patrono dei seguenti comuni italiani: Acuto (FR), Borgofranco d'Ivrea (TO), Brusson (AO), Calasetta (Provincia del Sud Sardegna), Cassano Magnago (VA), Castelnuovo di Ceva (CN), Coccaglio (BS), Colzate (BG), Campodenno (TN), Desana (VC), Fénis (AO), Gignese (VB), Incudine (BS), Losine (BS), Maglione (TO), Meledo di Sarego (VI), Montalbano Jonico (MT), Montemurro (PZ) compatrono, Neirone (GE), Pianello Val Tidone (PC) compatrono, Ponte in Valtellina (SO), Redondesco (MN), Riva Ligure (IM), Roasio (VC), Roccaforte Mondovì (CN) compatrono, San Maurizio al Lambro (MI), San Maurizio Canavese (TO), San Maurizio d'Opaglio (NO), Sarre (AO), Schiavi di Abruzzo (CH), Segno (Vado Ligure) (SV), Solbiate Arno (VA), Terzo (AL), Vedano Olona (VA), Villar Pellice (TO), Vocca (VC).

(12) San Maurizio è patrono degli Alpini dal 1941, quando fu dichiarato tale da Papa Pio XII. Nel 1936 infatti i cappellani militari furono chiamati a proporre un santo patrono per il corpo degli Alpini. Molte furono le proposte, tra cui la Madonna del Grappa, San Francesco, San Martino e molti altri ancora. Il santo che raccolse il maggior numero di preferenze fu però San Maurizio, perché, secondo le parole di Mons. Prosperini, cappellano militare nel ‘15-‘18, “fu celebre martire, intrepido combattente per la Patria e per Cristo, soldato alpino in una legione alpina e venerato in regioni alpine”. Il Santo fu dichiarato patrono degli Alpini col Breve numero 659/941 della Sacra Congregazione dei Riti, datato 2 luglio 1941. Inoltre, San Maurizio è anche Patrono delle Armi Italiane tanto che le Forze Armate concedono la “Medaglia Mauriziana” per i 10 lustri di servizio. Gli alpini in un recente numero del loro periodico societario invocavano a gran voce il rientro a Bergamo delle reliquie del patrono sant’Alessandro, milite della medesima Legione Tebea, e si scagliavano contro chi mette «in dubbio l’esistenza stessa» di quell’esercito di martiri.

(13) Oggi la Basilica conserva le reliquie dei santi più antichi di Torino, da San Massimo ai martiri della Legione Tebea.

(14) San Giovanni Bosco, Memorie. Trascrizione in lingua corrente di Teresio Bosco, Elledici, Leumann 1985, II, 299.

(15) San Giovenale è ritenuto un soldato della Legione Tebea, scampato all’eccidio di Agauno in Svizzera ed ucciso dai soldati di Massimiano in odio alla fede cristiana ad Andrate (TO), poco lontano da Ivrea. Sul posto venne edificata una chiesa campestre, poi cimiteriale, dedicata al martire. Si narra che in passato il santo liberò il villaggio di Andrate dai lupi, un tempo numerosi nella zona. San Giovenale, talvolta erroneamente identificato con l'omonimo vescovo di Narni titolare della Cattedrale di Fossano, non è l’unico compagno di San Maurizio ad aver trovato la morte in terra canavesana, ma con lui anche Besso, Tegolo e Sulpizio. Il martire tebeo Giovenale è raffigurato anche in una cappella laterale della Cattedrale di Torino.

(16) Le sue spoglie sono tuttora conservate nel duomo di Torino, città di cui fu uno dei patroni dal 1630 fino al 1850, mentre il capo dal X secolo è conservato a Ventimiglia, della cui diocesi è patrono. La sua festività cade il 26 agosto.

Michele Tosca

Fine Seconda Puntata - Continua

 

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Articolo pubblicato il 09/10/2021