Il Piemonte e la Legione Tebea: dietro al mito, la storia

Di Michele Tosca – Terza e ultima Puntata

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Gli altri martiri della Legione

Un altro gruppo di legionari della Legione Tebea, che al momento del massacro si trovavano distaccati in un’altra località, saputo l’accaduto fuggirono attraversando le Alpi, e dirigendosi verso l’attuale Lombardia. Alcuni di loro erano Alessandro, Carpoforo, Essanto, Cassio, Severino e Licinio. Il racconto della memoria di Alessandro narra che catturato ed imprigionato a Milano, si rifiutò di abiurare la fede cristiana, prima di riuscire a fuggire dal carcere.

Sulla strada per Como, dopo aver compiuto il miracolo di richiamare in vita un defunto, viene però riconosciuto, catturato e riportato davanti a Massimiliano che tenta un’ultima volta di convincerlo a sacrificare agli dèi romani. Ma Alessandro, irremovibile, butta a terra l’ara per il sacrificio, così l’Imperatore ordina la sua condanna a morte per decapitazione. Il carnefice però non riesce ad alzare la scure, le braccia gli si sono irrigidite, mentre Alessandro gli appare “come un monte”.

La stessa cosa capita agli altri soldati chiamati a sostituirlo, pertanto viene rimesso in carcere a morire di stenti. Riuscito nuovamente ad evadere, passa a piedi il fiume Adda, miracolosamente asciutto, nascondendosi in un bosco per qualche tempo. Scoperto da alcuni soldati romani, viene portato in catene a Bergamo, dove questa volta viene decapitato. Altri sei legionari tebani fuggiti con lui saranno arrestati alle porte della città di Como e martirizzati alle falde del Castel Bardello.

Come già detto, la pietà popolare ha sempre riservato una particolare devozione verso i militi tebei ed ha leggendariamente arruolato all’“Angelica Legio” altri martiri spesso non meglio identificabili.

Secondo cronache successive alla “primitiva passio” solo due furono i soldati scampati all’eccidio di Agaunum, ufficialmente riconosciuti come tali anche dal Martyrologium Romanum e ricordati al 30 settembre, si tratta dei santi Urso e Vittore. Altre aggiunte tardive inserirono nominativi al gruppo di martiri della Legione ricordato il 22 settembre, tra loro i Santi Innocenzo e Vitale, ed oggi non più menzionati dal martirologio. L’iconografia è solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con Croce Rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto. Spesso possono essere raffigurati con la carnagione scura, a ricordo della loro provenienza dal continente africano, e talvolta in posa equestre.

In realtà tale fu la risonanza del martirio che un po’ovunque iniziarono a fiorire leggende su altri soldati miracolosamente scampati al massacro, che avrebbero trovato rifugio in svariate località, ove intrapresero una capillare opera di evangelizzazione per poi subire anch’essi il martirio. In Europa se ne contano all’incirca 400, così suddivisi geograficamente: 58 in Piemonte, 15 in Lombardia, 2 in Emilia, 10 in Francia, 325 in Germania, 5 in Svizzera e 2 in Spagna. Ma questo non è che un sommario ed incompleto elenco. Mentre oltre 650 istituti religiosi dedicati a San Maurizio sono presenti in Francia e in altri Paesi europei. Soltanto in Svizzera ci sono 7 chiese o altari nel Canton Argovia, 6 nel Cantone di Lucerna, 4 nel Canton Soletta, e 1 nel Cantone Appenzello Interno. In particolare, tra esse sono degne di nota: la chiesa e l’abbazia di San Maurizio d’Agauno, la chiesa di St. Moritz nell’Engadina e la cappella dell’Abbazia di Einsiedeln. In Italia si possono citare la Basilica di San Maurizio che domina Pinerolo e la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore a Milano. È inoltre patrono di alcune chiese nella Val di Non come quella di Tregiovo (Revò).

Nel mese di settembre, nell’ambito delle feste patronali, si ricordano gran parte dei santi che potrebbero aver costituito la leggendaria Legione tebea.

Nel Comune di Maglione, in provincia di Torino, in occasione della festa patronale di San Maurizio, la terza domenica di settembre, si svolge la processione delle “Matarille e Alabarde” dove sfilano otto ragazze (nel dialetto locale, le “mate”), le matarille, con copricapi di forma piramidale, ricoperti di fiori ed arricchiti con nastri multicolori, scortate da otto ragazzi muniti di alabarde anch’esse infiocchettate, creando un momento evocativo in cui, nel ricordo del Santo, convivono reminiscenze e simboli pagani con altre di tradizione cristiana, con riferimento ai riti propiziatori di fertilità legati ai culti arborei (17).

Il culto della Legione Tebea e la devozione nata dalla pietà popolare, è stata contrastata, inutilmente dagli storici illuministi che hanno sostenuto che questa è stata una “leggenda devozionale” creata da Teodoro, vescovo di Octodurum, tra il 388 e il 394, per incoraggiare i cristiani contemporanei che servivano nell’esercito romano a ignorare gli ordini dei loro comandanti pagani e ad aderire al cristianesimo. L’illuminista Voltaire ha definito una “favola” la storia della falange di soldati romani, martirizzati nell’odierno cantone svizzero del Vallese per aver rifiutato di sacrificare all’imperatore.

Ma molte ricerche, ultima quella del torinese Massimo Centini (18), ci testimoniano come la storia di Maurizio ed i suoi legionari conserva ancor oggi diverse prove per essere considerata vera quanto a storicità almeno nel suo nucleo fondamentale.

Certamente possiamo affermare che le contestazioni degli storici miscredenti non hanno influito sulla religiosità popolare, la cui pietà ha dato origine a un culto vastissimo, variegato e tuttora ben lontano dall’estinguersi (sono oltre quattrocento i santi cui è attribuita un’appartenenza alla Legione Tebea e che ora godono di qualche patronato nelle zone subalpine).

In tutto il Piemonte un culto, molte volte estremamente locale, è tributato ai numerosi legionari martiri, anche a coloro che sono stati “arruolati” dalla pietà popolare nelle Legione di San Maurizio. Ne riportiamo un incompleto elenco.

Sant’Albano Trovò il martirio presso Sant’Albano Stura, come testimonia tuttora il dipinto dell’abside della chiesa parrocchiale. È inoltre venerato presso Vercelli ed è patrono di Riva presso Chieri (TO) (19).

Santi Alverio e Sebastiano sono venerati a Fossano (CN) nella Collegiata di San Giovenale e festeggiati il 26 gennaio (20).

Sant’Alvazio Venerato a Rivalta (TO).

Sant’Antonino Venerato a Sant’Antonino di Susa (TO), ove è raffigurato in veste talare, nonché presso Lombardore e Meana, in abiti da legionario tebeo.

San Barolo Venerato a Barolo (CN).

San Benedetto Venerato presso Vistrorio, ove l’urna contenente le sue reliquie viene esposta durante la Messa la terza domenica d’ottobre, giorno della sua festa.

San Cosano e San Damiano Venerati in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Costantino Venerato presso Dronero (CN), quale compagno del più celebre San Costanzo.

San Crisogono, Sant’Olimpio e San Teodoro e San Chiaffredo di Saluzzo, venerati a Saluzzo. San Chiaffredo è ricordato il 7 settembre; San Teodoro, è venerato anche a Vercelli.

San Celestino. Nella Chiesa di Santa Marta in San Giorgio Canavese si conserva un’ampolla contenente grumi del suo sangue. È festeggiato la prima domenica di ottobre.

San Felice La chiesa di San Felice in Borgo Ritania, presso Torre San Giorgio (CN), custodisce le reliquie del martire, racchiuse in una statua che lo rappresenta dormiente, che viene portata annualmente in processione la prima domenica di agosto, giorno della sua festa. Il santo è inoltre venerato presso Colleretto, Frugarolo, Ghislarengo, Monticello d’Alba e Cinaglio. In quest’ultima località, sita nella diocesi di Asti, il culto locale di San Felice è in data 12 luglio.

San Fiorenzo, è venerato a Bastia Mondovì.

San Giorio (Jorio) venerato presso San Giorio, in Val di Susa, dove sarebbe stato martirizzato, ed inoltre presso Mazzè. È spesso confuso con il celebre San Giorgio raffigurato con il drago, a causa della quasi omonimia e della festa comune al 23 aprile.

Santi Giuliano, Bisuzio, Isidoro e Martiniano Uccisi a Torino presso la Dora Riparia, sono festeggiati il 28 agosto. Giuliano è venerato a Baldissero Torinese, Fenils (Cesana), Druento, San Giuliano di Susa, Torino, Val della Torre e Barbania. In quest’ultima località se ne conservano le reliquie. Sant’Isidoro è venerato anche a Saluzzo.

San Gillio (Egidio) Venerato a San Gillio (TO) e Susa.

San Giovenale Venerato ad Andrate, dove venne ucciso per mano dei soldati imperiali. Sul luogo dell’eccidio venne innalzata una cappella campestre, poi divenuta cimiteriale. Una leggenda vuole che il santo sia sempre stato protettore del paese dagli attacchi dei lupi, un tempo numerosi nella zona. Parte delle sue reliquie sono venerate nella Cattedrale di Ivrea con quelle dei santi Besso, Tegolo e Sulpizio. Anche in una cappella laterale del duomo torinese si venera San Giovenale.

San Magno, venerato a Cuneo, 19 agosto

San Martiniano, venerato a Torino e Pecco, 5 dicembre; è patrono di Pecco nel Canavese.

San Marchese Patrono di Altessano, frazione di Venaria Reale (TO). È uno dei martiri della Legione Tebea scampati all’eccidio di Agaunum, fu martirizzato nel territorio di Altessano, vicino alla cappella a lui dedicata sulla strada per Borgaro e Caselle, nei pressi del ponte sulla Stura di Lanzo. Il suo corpo è stato rinvenuto nel 1604, durante alcuni scavi vicino al castello di Altessano. L’identità del santo sarebbe stata attestata da un libro ed un calice ritrovati insieme alle reliquie. Nel 1677 i resti del martire furono traslati nella chiesa parrocchiale di San Lorenzo e recentemente sono stati trasferiti in quella nuova. In ricordo di tale evento la festa patronale di Altessano fu da allora celebrata la prima domenica di settembre di ogni anno.

Santi Mariano e Prospero Venerati a Mondovì ed i loro corpi sono conservati nella chiesa di San Pietro di Breo.

San Martino Venerato a Rivoli.

San Mauro Venerato a San Mauro Torinese (TO) ed a Caramagna Piemonte (CN). Le sue reliquie sono custodite nella chiesa parrocchiale di Santa Maria di Pulcherada in San Mauro Torinese, ove è festeggiato la terza domenica di settembre.

San Mombo o Membotto Patrono di Moiola (CN) in Valle Stura. È festeggiato l’ultima domenica di agosto.

Sant’Osterio o Asterio, San Longino, San Cesario, San Demetrio, San Desiderio o San Didero e Sant’Abbondio. Venerati a Caramagna Piemonte (CN), Abbondio vi sarebbe stato martirizzato.

San Pancrazio, da non confondere con l’omonimo giovane martire romano a cui è invece dedicato il santuario di Pianezza, è venerato a Villar Dora (TO) e figura negli affreschi del santuario di Castelmagno in abiti da legionario tebeo insieme con San Magno ed altri compagni.

San Pelagio Venerato in Val di Susa, in particolare presso Novalesa.

San Ponzio Venerato a Pradleves (CN), ove è festeggiato il 23 giugno. Con San Costanzo avrebbe collaborato all’evangelizzazione della zona compresa tra i torrenti Grana e Maira.

San Quirico Martirizzato presso Murisengo nel Monferrato, gli è dedicata la torre romanica di Odalengo. È festeggiato l’11 marzo.

San Sulpizio Venerato nel Canavese, ove subì il martirio come i santi Giovenale e Tegolo.

San Valerio Venerato a Casale (AL).

San Vitale Nella chiesa parrocchiale di San Giorgio Canavese è custodita l’urna contenente il suo corpo ed accanto l’ampolla del sangue.

San Vittore Patrono di Caselle Torinese, Asigliano, Feletto, Borghetto, Canale e Odalengo, e venerato a Pollenzo, il 13 maggio.

San Valeriano, viene ricordato a Cumiana, il 14 aprile.

 

Note

(17) Il culto degli alberi (dendrolatria, o “culto arboreo”), si riferisce al fatto che in molte culture, la religione popolare, riteneva spesso gli alberi case degli spiriti e delle divinità.

(18) Massimo Centini, Martiri Tebei. Storia e antropologia di un mito alpino, (Priuli & Verlucca, pagine 94).

(19) La devozione dei rivesi al santo è molto antica, già nel 1100 era già vivo il culto, testimoniato da un documento del 1103 redatto nella località di Sant’Albano. Il patrono viene citato negli Statuti comunali del 1509 ed a lui si fa inoltre espresso riferimento nel giuramento che il Podestà era tenuto a pronunciare all’atto dell’insediamento: “Nel nome di Cristo amen e in lode dello stesso altissimo Dio e della gloriosa Vergine Maria Sua madre e dell’illustre soldato Sant’Albano, patrono di questa terra di Riva, e di tutta la trionfante Curia celeste, amen”.

I santi Alverio e Sebastiano furono uccisi nei pressi di Romanisio, antico nome dell’odierna Fossano, ed i loro resti mortali rinvenuti il 26 gennaio 1427 in un campo vicino all’antica chiesa parrocchiale di San Martino. Si narra che la scoperta fu dovuta al fatto che dal sottosuolo provenne, per diversi giorni, una dolce e misteriosa melodia, che venne udita dai contadini del vicinato. Riposti in due preziosi reliquiari, i santi resti furono allora trasferiti nella Collegiata di San Giovenale ed invocati come compatroni della città di Fossano.

 

Michele Tosca

Terza e Ultima Puntata

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Articolo pubblicato il 10/10/2021