La fine di un incubo: Torniamo a sognare!

Ritorno al Salone del Libro di Torino (di Alessandro Mella)

Sono ormai venti mesi che lottiamo contro un male invisibile. Capace di agire su più fronti per sfiancarci. Il Sars Cov 2 non è, solo e soltanto, un virus mortifero per chi ha la sciagura di incontrarlo e non riuscire a vincerne la forza distruttiva.

È anche un soppressore indiretto dall’umanità, della socialità, dell’avvenire, dalla cultura, del vivere stesso di uno degli animali più sociali in assoluto: l’essere umano.

I mesi del mai abbastanza vituperato lockdown, delle zone colorate, delle restrizioni, dei sorrisi nascosti dietro le mascherine, della distanza fisica, delle mancate strette di mano ed abbracci, dei malati senza terapie, della sanità ingessata, delle serrande abbassate, sembrano finalmente allontanarsi e grazie al prodigio scientifico dei vaccini crescono gli orizzonti di ritrovata speranza e di crescente libertà.

La gente per le strade, i ristoranti pieni, le code davanti ai musei, sono immagini che riattaccano alla vita.

E tra queste una, in particolare, mi ha provocato un bombardamento ingestibile di emozioni. Il ritorno in presenza del Salone del Libro di Torino.

Senza ipocrisie non posso negare di essere stato spesso critico verso questo evento, specialmente per quella che a mio modesto avviso era una non sufficiente attenzione alla disabilità, cosa per conto mio percettibile negli anni passati. Nemmeno amavo, in tutta onestà, la natura commerciale data a questo momento da molti protagonisti del settore. L’editoria italiana non è immune da critiche avendo, da tempo, dato l’impressione, fermo restando che nessun imprenditore lavora per la gloria, di dare maggior attenzione alla commercializzazione e vendibilità di massa che alla qualità dei prodotti.

Ma a parte tutto questo borbottio guardiamo ai lati felici e positivi di un evento che noi piemontesi amiamo comunque molto e che ci sta parecchio a cuore. Ricordo bene i video che giravano su whatsapp ai tempi del lockdown. Le vetture della Polizia Municipale, se ricordo bene si intende, che costeggiando via Nizza urlavano dai megafoni di non uscire. Una cosa inquietante, suoni e colori di un orrore che riportava la mente ai racconti del terribile periodo 1943-1945.

Le città vuote, esplosioni di terribile silenzio, sevizie per l’anima e per il cuore. Tutto fermo, tutto vuoto, tutto sospeso, tutto congelato in un incubo stagnante e mefitico.

Ed oggi? Oggi no, oggi le file al Lingotto, la gente a spasso tra gli stand, mille colori d’allestimenti e copertine, ancora le mascherine ma non per sempre, di nuovo le voci e i suoni, di nuovo libri su libri. Belli o meno belli secondo i gusti e le opposte sensibilità.

Un entusiasmo, un pulsare di cuori, una voglia di vivere che travolge ed emoziona. Sensazioni che, al tempo con una divisa indosso, ricordo di aver percepito solo alle ormai storiche e lontane Olimpiadi Invernali del 2006. Quando Torino fu il centro del mondo e delle civiltà.

In un giorno d’ottobre 2021 sono tornato anche io al Salone del Libro, per la prima volta con il biglietto da “Autore”, ospite della premiazione di un concorso letterario. Sottobraccio alla Donna che amo. Per giorni fremendo nell’attesa, vibrando mentre in auto lasciavo i monti per Torino, tremando per l’emozione agli ingressi.

Ho rivisto i ricordi degli anni passati ma con un valore superiore, una voglia di urlare a voce alta che siamo tornati, che siamo qui, siamo vivi, nonostante tutto. Se avessi potuto avrei abbracciato ogni passante incrociato per i corridoi e gli spiazzi della fiera. Ogni autore, ogni ospite, ogni standista, il personale di sorveglianza ed assistenza.

Lasciatemi dire, per quanto ciò sia strettamente opinione, che è stato un momento bellissimo.

Il ritorno al Salone ci ha riportato alla vita, è stata la risposta più eloquente alle polemiche facinorose di quei nemici della scienza e della medicina che hanno paura di un certificato verde e starnazzano a voce alta.

Dove fossero ai tempi del lockdown non è dato saperlo. Forse ad occuparsi di scie chimiche e terra piatta.

Abbiamo rivisto la gente felice in questi giorni, piena di speranza, di desiderio di costruire il futuro partendo dalle pagine dei volumi che in tanti abbiamo letto e qualche volta scritto.

Non diremo mai abbastanza volte grazie a chi ha avuto il coraggio, la forza, l’energia per riorganizzare e restituirci questo evento.

Sventolano ancora bandiere e stendardi al Lingotto, siamo tornati, siamo tutti tornati, la vita vince e Torino risorge. Con lei l’Italia intera e si spera l’umanità tutta. Bentornati, l’incubo va finendo piano piano, fiduciosi torniamo a sognare. “Vita supernova”, voglio crederlo, è anche questo. Semplicemente, meravigliosamente, superlativamente, riprenderci quella che credevamo di avere perduto. E ripartire, per non fermarsi mai più.

Alessandro Mella

(Foto di Karen Giacobino).

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Articolo pubblicato il 19/10/2021