L'ultimo tempio di Re Arduino - Il Castello di Masino

di Alessandro Mella

Nel cuore del Canavese, nel mezzo d’un altura morenica, si erge da mille anni il Castello di Masino – Caravino edificato agli inizi dell’XI secolo dai Valperga. Ricca e potente dinastia che aveva saputo crearsi solidi legami matrimoniali e politici con numerose famiglie dell’alta aristocrazia europea.

La potenza, politica ed economica, di questa famiglia si percepisce subito dall’imponenza e della ricchezza della struttura. La cappella privata, gli elementi pittorici, l’araldica e le sue rappresentazioni, gli appartamenti per ospiti e diplomatici, i grandi saloni e l’immenso parco sono solo parte di questa strategia comunicativa tipica del passato e volta a mostrare ai visitatori tutta la forza dei padroni di casa.

Non è un caso, ad esempio, il Salone degli Stemmi arricchito da quelli matrimoniali della dinastia nei quali, infatti, si scorge sul lato sinistro quello dei Valperga e, di volta in volta, sul destro quello delle famiglie delle consorti. Una vera galleria del potere antico ed una rappresentazione dei solidi legami diplomatici dei conti che vi abitarono.

Notevole è la piccola cappella privata seicentesca ove i Valperga collocarono le spoglie di Re Arduino d’Ivrea dopo le note vicissitudini che le stesse dovettero subire. Una reliquia con cui i conti desideravano rivendicare un legame con quell’antica e gloriosa figura che, ancora oggi, riposa tra le loro mura:

Ora gli avanzi mortali del re Arduino dormono nel castello di Masino. L’arca che li racchiude fu aperta un’ultima volta nell’anno 1827, ma con gran pompa religiosa e nella presenza del re Carlo Felice e della regina Maria Teresa. Benedette le ossa, l’arca fu rinchiusa e suggellata coll’arme recante il fascio delle verghe ed il motto arduinico: Suns dispartir. (1)

 

Che i padroni del ricco maniero fossero legati alla Casa di Savoia emerge non solo dalla presenza di Re Carlo Felice alla riesumazione dell’illustre Arduino ma anche da altri eventi e presenze successive. Per lo più visite legate allo svolgimento di manovre militari sulle ampie piane del Canavese che ben si prestavano allo scopo. I giardini del Castello, infatti, permettevano una rapida osservazione delle esercitazioni. Una prima presenza documentata, ad esempio, è quella di Amedeo di Savoia primo Duca d’Aosta e già Re di Spagna:

 

A presenziare la fazione campale veniva da Ivrea S. A. R. il principe Amedeo, il quale, accompagnato da brillante stato maggiore, saliva dalle cascine Gravellino all’ameno castello di Masino, ovo da grande spianata potevasi, con un sol colpo d’occhio, osservare tutti i movimenti delle truppe nella loro grande distesa. (2)

 

Sempre per via di esercitazioni militari, nel caso specifico le Grandi Manovre Militari del Canavese del 1925, anche il Re Vittorio Emanuele III ed il Principe di Piemonte Umberto di Savoia (futuro Re Umberto II) visitarono il castello con noti accompagnatori:

 

Domattina il Re (Vittorio Emanuele III nda) e il presidente del Consiglio (Benito Mussolini nda) si recheranno al castello di Masino per assistere ad una parte delle esercitazioni militari. (3)

Dopo le esercitazioni S. A. Reale il principe ereditario si è recato al castello di Masino, ospite di S. E. il generale Giardino, trattenendosi ivi a colazione. S. A. R. ha visitato il castello accompagnato dai proprietari conti di Valperga, interessandosi assai alle memorie storiche che il castello racchiude, alla bellezza dei vasti saloni, alle collezioni veramente pregevoli di quadri e d’opere d’arte. (4)

 

I giardini, tra l’altro, subirono nel tempo numerose mutazioni nella forma e nella struttura assumendo l’attuale stile inglese ma conservano un interessante labirinto silvestre.

Altri ospiti degni di menzione furono San Carlo Borromeo nel 1578, Anna Maria d’Orleans consorte del celeberrimo Vittorio Amedeo II nel 1711 (allora all’apice della gloria dopo la vittoria di Torino e prossimo all’assunzione della corona regia) seguiti poi da Vittorio Alfieri, da Massimo D’Azeglio e da Gioacchino Rossini.

Notevoli sono la collezione delle carrozze, la biblioteca ricca di 25mila volumi e la lunga manica ove sono raccolti, in diverse teche, cimeli di famiglia, tra cui decorazioni, onorificenze ed una pergamena di concessione araldica con firma autografa di Napoleone I. E questa parte del castello è forse quella che riscuote, insieme al Salone degli Stemmi, maggiore attenzione proprio per la ricchezza della collezione esposta nelle vetrine. Esposizione cui, in verità, gioverebbe una migliore illuminazione e qualche pannello espositivo ma è davvero già molto quello che viene fatto per tutelare questa meraviglia ricca di storia e cultura.

Si deve tenere presente che pur non essendo mai stato del tutto abbandonato e lasciato all’oblio, il castello richiede enormi sforzi per la sua conservazione e da questo punto di vista non saranno mai sufficienti le lodi al FAI che lo acquisì nel 1988 ed oggi ne permette la fruibilità da parte del pubblico rendendolo un’attrazione turistica e culturale impagabile. Ricca di storia e di grande interesse anche dal punto di vista architettonico viste le numerose modifiche apportate alla struttura che, da fortilizio medievale, venne progressivamente convertito in ricca residenza signorile per una dinastia all’apogeo del potere:

 

Il Castello di Masino, che nel corso della sua millenaria esistenza è stato distrutto e ricostruito un paio di volte, non presenta più l’aspetto di una fortezza militare, ma di una dimora residenziale gentilizia di campagna con una cinquantina di stanze, ottomila arredi, alcune importanti collezioni, un parco all’inglese di venti ettari, un piccolo giardino all’italiana, 18 mila ettari di boschi e una grande cascina nella quale sono conservale 14 carrozze. (5)

Passeggiando per i cortili ed i saloni del maniero si percepisce questo desiderio dei Valperga di raccontarsi, di esporsi, di mostrare le radici rivendicate e la propria ascesa sociale e politica. Tutta la residenza sembra cantarne e decantarne le glorie ed i fasti. E del resto non a torto vista la Storia illustre di questa antica famiglia piemontese ed italiana la quale, tra l’altro, conservo, cosa infrequente, la proprietà del palazzo fino alle soglie del terzo millennio. Attraversando secoli di invasioni, guerre, mutamenti politici e sociali nonché sconvolgimenti di ogni genere.

Nel 1945, ad esempio, un gruppo di partigiani fu colto, il 18 febbraio, di sorpresa da un reparto della Repubblica Sociale Italiana. I combattenti della 75° brigata Garibaldi reagirono e nello scontro a fuoco cadde Azeglio Dero “Turiello”:

 

Medaglia al Valor Militare alla memoria. Vallemosso. 13 settembre. Su proposta del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Repubblica ha concesso la Croce «alla memoria» al Valor Militare al combattente partigiano D’Azeglio D’ero, della classe 1923, con la seguente motivazione; “Comandante di Distaccamento, ad improvviso attacco nemico reagiva immediatamente incitando i propri uomini con l’esempio e con la parola. Colpito mortalmente, cadeva da prode. - Castello di Masino, 18 febbraio 1945”. Il decreto del Presidente della Repubblica è stato affisso nell’albo pretorio del Comune di Vallemosso, dove nacque il valoroso D’Azeglio. A Vallemosso tuttavia quasi nessuno ricorda questa bulla figura di combattente partigiano, poiché egli abitò qui pochissimo. I l suo ricordo e quello del suo sacrificio sono invece ben vivi nell’ambiente della Resistenza. (6)

 

Nel 1990 le autorità posero una targa per ricordare quell’evento ed il martirio del ventenne partigiano, il cui nome è spesso trascritto in modi diversi, che vi perse la vita.

Oggi il Castello di Masino veglia ancora su Caravino ed il Canavese. Pronto, grazie al FAI ed ai suoi volontari, ad accogliere i turisti desiderosi di scoprirne la storia millenaria. Un percorso da custodire e tramandare ai posteri. (7)

 

NOTE

1) La Stampa - Gazzetta Piemontese, 348, Anno XXXI, 15 dicembre 1897, p. 2.

2) Gazzetta Piemontese, 29, Anno XXI, 9 agosto 1887, p. 2.

3) La Stampa, 227, Anno LIX, 24 settembre 1925, p. 5.

4) Ibid. , 230, Anno LIX, 27 settembre 1925, p. 7.

5) Il Biellese, 44, Anno CIII, 6 giugno 1989, p. 5.

6) Ibid. , 72, Anno LXXVI,  14 settembre 1962, p. 3

7) Parte delle informazioni presenti nell’articolo provengono dal volantino pieghevole disponibile per i visitatori.

 

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Articolo pubblicato il 27/10/2021