Le mostruosità di ROMA
Domenico Arcuri

L’ex commissario all’emergenza coronavirus Domenico Arcuri è indagato nell’inchiesta sull’acquisto di 800 milioni di mascherine dalla Cina

In più occasioni si è parlato di giustizia ad orologeria e mai come in queste ultime settimane a ridosso dell’elezione del sindaco nelle principali città, si è riprodotta una sgradevole ed antidemocratica situazione.

Dapprima è stato montato uno scandalo a sfondo sessuale su un addetto stampa di Salvini, privo di conseguenze giudiziarie, ma indicatissimo per gettare discredito su una persone e circondare di superficialità la figura del leder della Lega.

Sono poi seguite accuse di ricostruzione del partito fascista dovute ad intercettazioni di incontri tra personaggi a margine della politica, con suggestioni e  montature, anche qui prive di riscontri penali, volte ad accusare la segretaria di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni di ospitare nel partito nostalgici dei disciolto regime.

Nel corso di una manifestazioni di NoVax a Roma, pessimamente gestita dalla Questura e culminata con l’assalto alla sede della CGIL, l’infiltrazione, peraltro annunciata, di gruppi extraparlamentari di estrema destra e di sinistra con scarsissimo seguito nel Paese, ma presenti ad ogni protesta, è stata la ciliegina sulla torta.

Si è montata la panna sul pericolo della rinascita del fascismo, covata nelle vicinanze di Fratelli d’Italia.

E’ sta poi imbastita una contro manifestazione di regime promossa sabato scorso a Roma da parte della CGIL e di tutti i partiti di sinistra, per lanciare un messaggio di pericolo sul risorgere del fascismo, al Paese, alla vigilia  del voto ed  risultati si sono visti ieri, al temine del ballottaggio.

Il Governo non ha ricostruito volutamente le fasi dell’assalto alla CGIL , evidenziando le responsabilità degli organizzatori e le vistose carenze del Ministero degli Interni, ma l’onta ed i sospetti calati contro il centrodestra hanno contribuito e  non poco alla disfatta elettorale dei candidati sindaci del centrodestra.

Negli ultimi giorni della campagna elettorale, il clima  a Torino era divenuto pesante. I cittadini rifiutavano i volantini del candidato sindaco Paolo Damilano, affermando che non avrebbero voluto i fascisti a Palazzo Civico.

Da notare che Paolo Damilano, figlio di un partigiano vivente, con la sua lista Civica, Torino Bellissima, ha sovrastato quelle di Fratelli d’Italia e della Lega.

Le urne sono chiuse, ed i risultati sono altrettanto noti.

Non ci sono risvolti penali e non ci sarà seguito a tutte le farneticazioni che sono state diffuse, ad arte su giornali compiacenti e registi sempre pronti a rovesciare risultati elettorali scomodi.

Invece ad urne chiuse, ad orologeria, sta emergendo la vera inchiesta che, oltre a suscitare vergogna e raccapriccio, ha preso in considerazione un periodo buio per le nostre istituzioni, ove sovrastava su tutti la figura del commissario di Governo Domenico Arcuri, messo alla porta dal presidente Draghi, appena insediato.

Nel pomeriggio di ieri si è diffusa la notizia che la Procura di Roma ha indagato l’ex commissario straordinario per l’emergenza COVID-19 Domenico Arcuri per l’importazione dalla Cina di 800 milioni di mascherine durante i primi mesi dell’emergenza coronavirus. Arcuri è accusato di peculato e abuso d’ufficio, non di ballette qualsiasi o di cospirazione sorseggiando il lambrusco.

Già alla fine del 2020 la procura aveva ipotizzato il reato di corruzione, ma al termine delle indagini i magistrati avevano chiesto l’archiviazione.

Nel mesi scorsi erano state indagate altre otto persone: oltre a Mario Benotti, giornalista Rai, l’imprenditore Andrea Vincenzo Tommasi, Antonella Appulo, Daniela Guarnieri, Jorge Edisson Solis San Andrea, Daniele Guidi, Georges Fares Khozouzam e Dayanna Andreina Solis Cedeno.

Secondo la procura, Arcuri avrebbero usato influenze e rapporti personali per assicurarsi un accesso privilegiato all’acquisto di mascherine per 1,25 miliardi di euro richiesto dalla struttura commissariale italiana istituita per gestire l’emergenza del coronavirus.

Grazie alle commissioni pagate dai consorzi cinesi, sempre secondo l’accusa, gli intermediari avrebbero poi acquistato beni tra cui case, una barca da 770mila euro, moto e orologi di lusso per un valore complessivo di 69,5 milioni di euro sequestrati dalla Guardia di Finanza a febbraio.

Il rapporto tra Arcuri e Benotti è una delle questioni più importanti della complessa indagine coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo e dai pm Fabrizio Tucci e Gennaro Varone.

La procura ha definito questo rapporto come un «passepartout» che ha consentito agli indagati di avere un vantaggio competitivo rispetto ai possibili fornitori concorrenti nelle primissime fasi dell’emergenza.

Sabato scorso Arcuri è stato sentito dai magistrati. In una nota inviata dal suo ufficio stampa, si legge che è stato «un confronto e un chiarimento che si auspicava da molto tempo con l’Autorità giudiziaria, rispetto alla quale sin dall’origine dell’indagine il dottor Arcuri ha sempre avuto un atteggiamento collaborativo, al fine di far definitivamente luce su quanto accaduto».

Arcuri, è bene non dimenticarlo è stato scelto dall’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dandogli pieni poteri, nonostante le palesi inettitudini dimostrate, gli acquisti costosi e inefficaci, gli sprechi ciclopici, con l’appoggio costante del M5S e del PD.

Questo non viene citato e tutti fingono di non ricordarlo, ma è la verità.

Invece le farneticazioni pronunciate in stato di ebbrezza da ex politici trombati assurgono a verità assolute.

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Articolo pubblicato il 19/10/2021