Patrimoniale catastale?

I dubbi di Salvini e le certezze di Draghi: riordino del Catasto e imposte sulla casa all’orizzonte lontano

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che, approvato dalla Commissione europea, porterà in Italia 200 miliardi di aiuti finanziari a tassi agevolati, prevede la riforma del nostro sistema fiscale; ma è lontano il momento in cui le novità toccheranno le tasche dei contribuenti. Al Governo, infatti, per emanare i decreti legislativi di attuazione, sono stati concessi 18 mesi di tempo dalla entrata in vigore della Legge di delega. Questa, che è del 5 ottobre corrente, ha delegato l’esecutivo ad attuare anche una modifica del Catasto con l’adozione di strumenti atti a facilitare la emersione degli immobili abusivi, non censiti o che non rispettano la reale consistenza di fatto. Al Governo è stato affidato inoltre il compito di attuare una integrazione delle informazioni presenti nel Catasto dei fabbricati in tutto il territorio nazionale, da rendere disponibili a decorrere dal 1° gennaio 2026, idonee ad attribuire a ciascuna unità immobiliare anche il relativo valore patrimoniale e una rendita, da attualizzare in base ai valori espressi dal mercato con un meccanismo di adeguamento periodico.

Questo immenso lavoro non ha pertanto un immediato impatto tributario. Ma, da sempre, lo scopo principale della creazione e quindi della revisione del Catasto, che è la banca dati di tutti gli immobili, terreni e fabbricati esistenti nello Stato, è quello fiscale, principalmente perché i beni accatastati sono facilmente accertabili ai fini della relativa tassazione reddituale o anche patrimoniale.

La nostra Repubblica è la evoluzione di quel Regno d’Italia che, costituitosi sotto Vittorio Emanuele II il 17 di marzo del 1861, posti più Stati sotto una unica bandiera, dovette immediatamente affrontare le diversità di gestione dei loro vari sistemi catastali con la finalità precipua di perequare le imposte, in modo che tutti i possessori di beni le pagassero equamente in tutto il territorio nazionale.

Dopo la Legge costitutiva del 1864, il Catasto ha visto una prima revisione generale nel 1923 e una seconda nel 1939, quando fu costituito il Nuovo Catasto Edilizio Urbano (N.C.E.U.). Nel 1994 è stato istituito il Catasto dei Fabbricati (C.d.F.), che è un aggiornamento del N.C.E.U. Come sarà quello previsto dalla riforma dovremmo vederlo solo dal 2026: Draghi ha detto che sarà "un'operazione di trasparenza per riequilibrare il carico fiscale”. Nel frattempo, continuano invariate le norme sulla tassazione dei fabbricati. E poi?

Per Salvini la riforma del Catasto porterebbe a una "patrimoniale sulla casa". Una imposta patrimoniale è la risorsa immediata di uno Stato per fronteggiare emergenze eccezionali quali un conflitto bellico, ad esempio, una catastrofe territoriale o di natura diversa. Nessuna patrimoniale, quindi, è augurabile, ma la decisione su come cambiare le tasse sulla casa non potrà attendere oltre, perché da tempo “ci sono tante persone che pagano troppo e tante che pagano meno di quello dovuto": anche queste sono parole di Draghi.

Nel 2012, da Governatore della Banca Centrale Europea, per salvare l’euro da speculazioni che avrebbero potuto indebolirlo, si era impegnato a fare “tutto ciò che è necessario” e pare che abbia continuato a fare così per l’Italia anche da Presidente del Consiglio; pertanto, dopo la “operazione di trasparenza” sul Catasto, c’è da attendersi che continuerà a fare “whatever it takes”: tutto ciò che è necessario. E ciò che è necessario è “riequilibrare il carico fiscale” perché tante persone “pagano meno di quello dovuto” e a chi paga di più, questo non sta bene.

Si vales, vàleo.

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Articolo pubblicato il 22/10/2021