La lezione delle ultime amministrative

Importante è dare un nome alle cose

Come in ogni situazione della vita anche in politica è importante dare un nome alle cose; per questo è importante per il centrodestra riconoscere che le elezioni amministrative di ottobre sono andate male.

Non per il risultato dei partiti in sé, dal momento che le liste civiche nelle amministrative falsano sempre molto il dato dei partiti; e nemmeno per le vittorie schiaccianti nei ballottaggi di Torino e Roma dei candidati della Sinistra; il doppio turno non rende mai perfettamente l’idea della situazione politica, a maggior ragione con la percentuale altissima di astenuti.

Ed è anche vero che le sconfitte nei grandi centri di Milano, Roma e Torino hanno offuscato affermazioni nette come quella di Novara.

I leader del centro destra hanno caricato di significato questa tornata elettorale trasformando il voto di importanti città in una sorta di primaria per incoronare il futuro candidato Presidente del Consiglio; piaccia o meno la Costituzione afferma che i cittadini votano il Parlamento , non il premier, quindi, per quanto possa essere utile un leader, prima occorre prendere la maggioranza dei seggi.

Ed è questo il problema.

La coalizione di centrodestra, stando ai sondaggi più recenti (per quello che possono valere) è avanti sulla Sinistra, ma non ha la maggioranza assoluta.

Al contempo il PD, che pure pare avere i vento in poppa per le vittorie in queste amministrative, si aggira attorno al 20%.

Un PD al 20%, pur con un centrodestra unito al 49, ha dato ampie dimostrazioni in questi anni di poter stare saldamente al governo.

Se prendiamo la composizione dell’attuale Parlamento, uscito dalle elezioni del 2018, il PD ha iniziato la legislatura con un 18% frutto della peggiore sconfitta della sua storia, provenendo da sette anni di governo ininterrotto, dalla defenestrazione di Berlusconi del 2011 passando per un 25%del 2013; a parte la breve parentesi del Governo Lega 5Stelle , che se non altro ha messo assieme i due partiti che sono usciti vincenti dalle elezioni, è subito tornato nella stanza dei bottoni col Conte 2; appoggia Draghi e non è esclusa una riedizione della “maggioranza Ursula” se l’attuale premier dovesse trasferirsi al Quirinale.

E non dimentichiamo che nemmeno la perdita di parlamentari che il PD ha subito con la scissione renziana ha mai messo in discussione la permamenza al Governo

I partiti del centrodestra devono tornare a coordinarsi e proporre questioni vere che stanno a cuore alla gente, non contendersi la leadership che diventerebbe leadership dell’opposizione.

Lavoro, impresa, riduzione delle tasse, infrastrutture ( a partire dalla messa in sicurezza di quelle esistenti, strade provinciali etc…) politiche familiari serie, pensioni, casa ed edilizia, servizi pubblici ed efficienza della PA…

La lista potrebbe essere ancora lunga ma questi sono i temi che stanno a cuore alle famiglie, ai pensionati, agli imprenditori italiani, specie nel nostro Nord che pure essendo la parte più dinamica del paese fatica a sentirsi rappresentato.

Se si tornerà a porre questioni e programmi seri si potrà ottenere quel 50% +1 senza il quale il centrodestra non potrebbe governare a differenza di un PD che se ne sta tranquillo col suo 20%.

Un volta conquistata la maggioranza assoluta ci si potrà porre la questione del capo del Governo.

Se non cambierà la legge elettorale l’attuale impianto è in piccola parte maggioritario e in gran parte proporzionale; a maggior ragione non pare opportuno parlare di candidati premier.

Abbiamo vissuto la stagione di Berlusconi e Prodi che su fronti opposti hanno saputo catalizzare attorno a sé la maggioranza assoluta dei voti ma le leggi elettorali di allora, vuoi per i collegi uninominali (Mattarellum), vuoi per il forte premio di maggioranza dato alla coalizione più votata ( Porcellum) imponevano un “di qua o di là”; una legge fortemente proporzionale come l’attuale , tra l’altro con un notevole taglio di seggi, non si presta a simili ragionamenti.

Si pensi a raggiungere la maggioranza dei seggi, poi si duscuterà su chi sarà Presidente del Consiglio.

 

Luigi Cabrino

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Articolo pubblicato il 22/10/2021