La Polonia andrÓ via dall'Europa?

Dopo gli ultimi avvenimenti molti si chiedono se Varsavia punterÓ ad una Polexit dall'UE

Mentre in tutto il mondo occidentale il sovranismo sembra essersi definitivamente ridimensionato (causa anche la Pandemia e le ultime elezioni americane), sembra che ci sia una parte di mondo dove ancora quei valori sono validi e non negoziabili.

In tutto l'Est Europa sopravvivono i valori cristiani e nazionali che da secoli hanno contraddistinto le migliori tradizioni europee.

In quest'epoca di crisi sanitaria, economica e spirituale; una speranza sembra essere rinata dall'intervento polacco, come ai tempi dell'assedio di Vienna del 1683.

Si, questo perchè nei giorni scorsi, quando tutto sembrava perduto, da Varsavia è arrivato uno spiraglio di luce.

La Corte costituzionale polacca ha stabilito che la propria costituzione nazionale prevale come fonte primaria rispetto alle normative e ai trattati europei. Un fatto assolutamente in controtendenza rispetto a chi è abituato ad aggiungere addirittura vincoli di bilancio nella propria costituzione. 

Ma Varsavia ha detto no! No a questo suppruso europeo, no a questa dittatura di mercato dove i vincoli di bilancio contano più dello sviluppo economico e della salute delle persone.

La Polonia ancora una volta scuote un' Europa dimentica dei suoi valori e delle sue radici cristiane. Ancotra una volta da Varsavia sembra ripartire la controffensiva degli ussari alati, proprio come nel lontano 1683.

Ma la domanda da porsi in ambito geopolitico è la seguente: come mai nell'Europa dell'Est è stato possibile?

Perchè gli Usa permettono all'interno del loro dominio egenomico una rivolta contro la Commissione europea?

La risposta risiede nel fatto che la Polonia gode di una condizione privilegiata. Il Patto del Trimarium è infatti uno dei piani sostenuti da Washington in funzione antirussa e anticinese. 
Inoltre, la contingenza storica favorevole vuole che la Polonia sia un partner più affidabile per Washington rispetto ad una Germania sempre più ambigua e filorussa.

Da un punto di vista statunitense, la Polonia in effetti costituisce una barriera politica che impedisce l'incontro fisico fra la Germania da un lato e la Russia e la Biellorussia dall'altro.

L'europa occidentale, avulsa da ogni visione o prospettiva strategica, ignora questi concetti geopolitici, limitandosi ad interpretare in un'ottica "liberal-puerile" la decisione presa da Varsavia come un mero atto sovversivo e sovranista(manco fosse una parolaccia) verso la comunità europea.

Alla Polonia non è fatto attendere il sostegno dell'Ungheria di Orban, la quale, insieme alla coalizione del Trimarium, e al gruppo di Visegrad, si erge come unico baluardo in difesa della Civiltà europea e occidentale.

Attualmente in Europa orientale quattro sono i punti caldi dello scontro fra la Nato e la Federazione Russa: Kaliningrad, la regione del Donbas, la Crimea e la Trasnistria.

Sicuramente Polonia e Ungheria non sono fra questi. Anzi, essi sono nettamente schierati con Washington.

In effetti la Polonia, insieme all'Ungheria, percepisce se stessa non come paese dell'Europa Orientale, ma come Nazione pienamente occidentale, che vede l'adesione convinta alla Nato e ai valori dell'Atlantismo, proprio in virtù di una sua identità pienamente inserita nella tradizione continentale, e ponendosi in antitesi ad un Europa Occidentale, leggasi anche UE, che ha smarrito se stessa, dietro una visione post-storica, nichilista ed economicista della vita politica.

Tuttavia, la Polonia è ben lontana dall'uscire dall'Unione Europea. Varsavia, fin dal suo ingresso nella comunità europea ha sempre impostato un rapporto legato prevalentemente alla propria convenienza nazionale, anzichè alle edulcorate quanto ingenue rappresentazioni paneuropee a cui siamo abituati alle nostre latitudini. 

Per la Polonia, così come per l'Ungheria, vi è quindi un rapporto di pura convenienza, ma sicuramente anche una forte dipendenza economica ed identitaria; necessaria per Paesi che per secoli si sono sentiti schiacciare dalla vicina ingombrante russa. La Polonia poi, in particolarmodo, avverte da secoli un senso di forte accerchiamento su di sè, con due vicini nettamente più forti di lei (Germania e Russia). Dovendosi salvaguardare strategicamente da entrambe le Nazioni vicine (l'una potenza luterana, l'altra ortodossa), risulta quasi naturale il suo approdo alla tradizione cattolica. 

Purtroppo però, questa volta, a differenza del 1683, il pericolo non è nè esterno nè ottomano, ma interno al Continente stesso. La fronda liberale e antitradizionale che imperversa in Europa da decenni, rischia di essere una vera minaccia per l'identità polacca, così faticosamente edificata lungo i secoli. Varsavia non può permettersi di rinunciare alla prorpia storia, pena la sua indipendenza rispetto alle potenze limitrofe.

A questo punto appare evidente la spaccatura in atto, tutta interna al Continente e all'Atlantismo, fra un' Europa liberal-arcolaleno che ha smarrito i suoi valori originali; e un'altra parte del vecchio Continente, che lotta per ripristinare e ricordare quali sono le nostre vere origini identitarie, impermeate nell'ideale Aeterno di una rinnovata Res Pvblica Christianorvm.

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Articolo pubblicato il 25/10/2021