Il popolo in carrozzina protesta davanti all’USU. Notizie dal mondo della lesione midollare in area torinese

Davanti alla Unità Spinale Unipolare, pacifica dimostrazione da parte di un folto nucleo di “altri” soggetti sovente discriminati, ma ignorati da parlamento e media

Mercoledì 27 ottobre 2021 è stato il giorno della manifestazione che di questi tempi potremmo definire dei “pro USU” organizzata dalla associazione I Do onlus appoggiata dalla Consulta persone in difficoltà, svoltasi di fronte alla Unità Spinale Unipolare, di via Zuretti a Torino. La protesta contro il ridimensionamento della struttura destinata alla riabilitazione dei lesionati midollari, è stata una voce condivisa dalle le associazioni legate a questa patologia invalidante.

Tra i tanti partecipanti, intervistata, ha ben spiegato i temi della manifestazione Patrizia Saccà, già atleta paralimpica e candidata al consiglio regionale del Piemonte, la quale ha dichiarato: siamo qui per difendere i nostri diritti, per trovare un posto in cui ricevere cure adeguate perché è difficile trovare un laboratorio che sappia affrontare le esigenze dei pazienti para e tetraplegici. L’Unità Spinale è nata per questo.

Temi e obiettivi della manifestazione

A) Riapertura immediata del secondo piano, portando i posti di degenza almeno a 38 ( i due piani dovrebbero poter ospitare fino a 48 pazienti) mantendendo le priorità delle USU : continuità della cura, accoglienza e riabilitazione efficace dei primi ricoveri (per stessa ammissione del direttore della Unità Spinale Unipolare-Città Della Salute Di Torino, Dottor Salvatore Petrozzino), hanno respinto diverse neo mielolesioni e si sente il bisogno urgente di poter attivare più posti

B) Neurourologia: 2 posti nell'USU di Torino sono un  numero inconcepibile, Alessandria ha 12 posti, Novara 14 posti! E' assurdo, contando la popolazione rispetto quella di Torino e di tutta la Valle D'aosta che si appoggia alla moderna struttura di Via Zuretti. Nel corso dell’incontro i dirigenti hanno affermato: “i posti letto sono un modo vecchio di gestire la neurourologia”. Si è autorizzati a ritenere che, questo pensiero alternativo, in assenza di ulteriori proposte sia la causa dei tempi d'attesa da terzo mondo.

C) Dei follow up regolari per i pazienti sarebbero il modo migliore per evitare danni peggiori, problematiche posturali, vescicali, inestinali e tutto ciò che contribuisce a rendere impegnativa la quotidianità dei mielolesi.

D) Nell'ottica della qualità del servizio, è un interrogativo da tutti condiviso sul perché la piscina destinata ad attività riabilitativa in acqua, presente nell'USU continui ad essere chiusa.

Altri argomenti hanno riguardato il pronto utilizzo della Unità Spinale come centro di vaccinazione Covid-19, che comprova quanto sia possibile modificare e riconvertire in tempi di emergenza, fermo restando “in secondo piano” le emergenze di quelli che dovrebbero essere i reali fruitori della struttura per i quali è stata pensata e costruita.

La manifestazione si è svolta senza tensioni né incidenti, con toni civili e ben preparati su un tavolo di confronto sempre in divenire. Ai dirigenti la giusta scelta. Ai cittadini invece, quel popolo di persone sedute in carrozzina, che ha perduto molto in un momento sfortunato della propria storia, non denuncia alcuna fobia, ma chiede solidarietà, partecipazione e conoscenza, senza slogan né bandiere, rivendicando un diritto a vivere il più possibile in maniera dignitosa, integrata e indipendente.

Così come dai principi della Dichiarazione Di Barcellona del 1998, relativi alle persone più deboli e non autosufficienti: autonomia, integrità, dignità e salvaguardia della vulnerabilità, integrate in un forte spirito di appartenenza. Diventate poi regole etiche della Comunità Europea.

 

Un appunto da parte di chi scrive, tetraplegico da 34 anni.

L’evoluzione delle attenzioni sanitarie applicate ai soggetti affetti da trauma midollare, non ha seguito l’evoluzione di altri settori (es: respiratorio) caratterizzati da un progressivo miglioramento del servizio riabilitativo, promesso & sperato dal momento dell’entrata in servizio, il 17 luglio 2007, della moderna struttura dell’Unità Spinale Unipolare di Torino, pur restando lodevole l’impegno del personale addetto.

Mentre la tecnologia e la scienza si sono portate avanti, l’accoglienza ospedaliera e l’evolversi delle tecniche riabilitative e del reinserimento si è dispersa come in altri settori di pubblico servizio.

È una malattia endemica del welfare sanitario che, un passo alla volta, in molti settori, da pubblico si è spostato in privato. Le motivazioni di ordine economico sono evidenti quanto sottintese: certe patologie, dalla ospedalizzazione alla protesica e all’assistenza, sono costose per le casse dello Stato e poco interessanti per la dinamica fluida degli investimenti. Alcune disabilità costano troppo, rendono poco e durano troppo a lungo.

La prova è che, nei riguardi del recupero delle funzioni perdute dei pazienti privati della mobilità degli arti, la scienza, la tecnologia e la robotica hanno seguito il fascino della ricerca e hanno raggiunto risultati sempre più interessanti.

Un esempio poco distante da Torino è la clinica Oasimedica, specializzata in Riabilitazione Robotica, fiore all’occhiello dell’eccellenza italiana, che è diretta e gestita da personale che si è costruito una provata conoscenza nell’ambito della disabilità nel corso degli anni precedenti.

Ben venga una robotica a sostegno di una funzione riabilitativa, non è pretesa che sia applicata al top delle sue avveniristiche funzioni a tutto il panorama delle disabilità, anche se sarebbe cosa buona e giusta. Si tratta invece per lo più di eccellenza concentrata in cliniche private (consultabile su Internet) e destinata a chi se la può permettere.

Questo come tanti, un punto su cui riflettere. Ultimamente, da ben prima dell’emergenza Covid-19, i tempi si sono fatti lunghi per esami e visite, le ospedalizzazioni sono ridotte al minimo, le assunzioni di nuovo personale non sono uguali ovunque.

Durante il lungo periodo di Lockdown e di emergenza coronavirus, le morti per mancanza di visite, di tempi d’attesa e di attenzione, hanno rappresentato una percentuale non calcolata ma superiore a quella dei pazienti afflitti da Covid, che hanno reso gli ospedali e le cliniche off limits fino all’arretramento dell’emergenza. Nel frattempo, il ricorso alle visite private con sovrapprezzo tiket sono diventate una prassi praticamente inevitabile.

Ogni ulteriore precisazione, commento o aggiornamento relativo alla manifestazione e ai suoi intenti sarà benvenuto.

 

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Articolo pubblicato il 28/10/2021