Critica ad Halloween

Queste feste continuano ad aumentare in tutte le città

Abbiamo sempre considerato la festa di Halloween una manifestazione ludica molto sui generis: manifestazione che francamente stona un po’ con il vero significo dei giorni tradizionalmente dedicati alla commemorazione dei defunti.

 

Eppure queste feste continuano ad aumentare in tutte le città: i locali si contendono, a colpi di programmi horror, clienti con maschere sanguinolente e mostruose, costumi da zombie e tutta una serie di optional costituiti da coltellacci con immancabile finte macchie di sangue, ecc. ecc.; tra gli organizzatori c’è anche qualcuno ha scelto di allestire scenografie ad hoc con bare, croci al contrario e altre presunte simbologie che dovrebbero relazionarsi al mondo occulto. Il nero naturalmente è d’obbligo.

 

Ci fu anche chi organizzò la festa di Halloween in un cimitero sconsacrato: c’era gente che faceva la coda per entrare. La musica, rigorosamente dark e rock duro, completa l’ambientazione per una festa che, quasi a voler dare una radice storica al tutto, viene posta in relazione alla tradizione celtica.

 

Questa è naturalmente un’altra storia, perché se dietro alla zucca accesa ci sono secoli, forse millenni, di esperienze del folklore, le cose negli ultimi anni hanno preso tutta un’altra piega.

Ha vinto un sincretismo postmoderno in cui trionfa la commistione tra fantasmi, morti viventi, vampiri, streghe e demoni. Tutto un universo spesso privo di effettive relazioni ma che, nell’immaginario collettivo, diviene ingrediente principale all’interno del calderone Halloween.

 

Travestirsi da zombi o vampiro e festeggiare, forse può essere un modo per esorcizzare paure ataviche dell’oscurità, della notte, dell’abisso. Ma alla fine il tutto si trasforma in un’apoteosi del grottesco, dell’impossibile: si fa finta che la morte e il dolore siano un gioco, che alcuni elementi tipici dell’universo horror mutuato soprattutto dal cinema, possano essere materia per scherzare e divertire.

 

Spruzzi di sesso qua e là condiscono alcune feste, così la trasgressione sembrerebbe completa.

Ma si tratta di vera trasgressione?

Quasi certamente no, perché la trasgressione nell’epoca del Web è ben altro.

 

Allora che cosa spinge a mutarsi in vampiro o in spettro per una notte? Soprattutto, crediamo, la voglia di sentirsi liberi di andare controcorrente, di provare a guardare dall’altra parte dello specchio oscuro dove generalmente si ha paura di porre lo sguardo, perché la consapevolezza che il male esiste spaventa, rende l’uomo esule nell’arcipelago delle sue angosce.

 

Allora lo si festeggia come il re dei Saturnali, che alla fine dei riti veniva ucciso.

Ma anche se è improbabile che Dracula & C. ritornino in vita per turbarci in sonno, il male di cui a Halloween si sfruttano giocosamente le metafore, alla fine della festa non sarà possibile ucciderlo.

 

Tolte le maschere e gettati i canini di plastica, riposti i costumi e spenti i falò che sanno di goliardia, il male sarà ancora al suo posto. Con il suo volto di sempre. Averci giocato sopra è servito a stordire come uno sbronza dura che la mattina dopo ti lascia solo il peggio, mentre cerchi di ritrovare una relazione con la normalità.

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Articolo pubblicato il 29/10/2021