L'EDITORIALE DELLA DOMENICA DI CIVICO20NEWS - Carlo Mariano Sartoris: vertiginosi aumenti delle materie prime

Le origini di una dipendenza “tossica” che oggi presenta il conto

Nel segno del business dilaga l’attenzione per le fonti energetiche rinnovabili. I perché di scelte logiche intraprese con forti ritardi

Premessa

Il 14 settembre 2021 il ministro Cingolani ha presunto un aumento del 40% delle bollette energetiche. La notizia è rimbalzata come nella valle dell’eco, ma la realtà è più ampia. Negli ultimi due anni il costo dell’energia nel Vecchio Continente è quasi triplicato, come quello delle materie prime. Se ne sono accorti gli eroici titolari della piccola e media industria privata italiana, per i quali i vocaboli: ripresa e outlook in positivo tanto cari al Primo Ministro, sono poesie per il consenso popolare. In verità, le incoerenze sono tante.

Di certo il 2021 è l’anno dell’esplosivo interesse verso le energie rinnovabili e di una coscienza green che si sta auto promuovendo come una nuova dottrina popolare. L’argomento è di grande attualità, fluente propaganda per smaliziati leader, ma il decollare dell’attenzione è più legato a un enorme business in divenire, vero motore di ogni cambiamento. Comunque sia, meglio tardi che mai, ma il mondo malato ci ricorda che siamo in forte ritardo.

Studi che risalgono a quando sarebbe stato luogo e tempo

Il mio interesse per la salute della Terra, risale al 1978, anno in cui, rapito dalla lettura del saggio di Roberto Vacca: “Medioevo prossimo venturo”, decisi che avrei concentrato i miei studi al Politecnico sulle energie rinnovabili. Una scelta molto formativa, quanto causa di patimenti, vedendo realizzarsi il profetico grafico sui danni futuri causati dall’impiego delle fonti di origine fossile (quindi dell’effetto serra), mentre il tempo scorreva.

Negli anni 80 poi, proporre fonti rinnovabili era un’attività perdente. La cultura ambientalista era agli albori, sebbene la tecnologia alternativa fosse già evoluta. Era il momento di agire, in Italia più che mai, ma non si è fatto, per interesse e per inettitudine, seguitando a privilegiare le fonti inquinanti, motore  e fumi della rivoluzione industriale. Intanto, l’effetto serra si è rivelato in modo evidente, ma nessuna petroliera è tornata indietro.

Solo dai primi anni 90 si è diffusa la voce di autorevoli scienziati: “per causa-effetto, si andava incontro ad aggressivi cambiamenti climatici”. Ne è scaturito un dibattito intellettuale anziché una logica inversione di tendenza. Si è perso altro tempo; la Terra ha avuto tutti contro. Nel frattempo, Cina, Brasile, India e tutti i paesi emergenti, si sono ritagliati un ruolo produttivo senza desumere sulle emissioni inquinanti delle obsolete centrali a nafta e carbone. Si è passati dai G7 ai G20. Molto benessere e polluzioni in più.

Altre incompetenze sono endemiche. Il politico sa quel che vuole, non sempre quel che dice. Le cause dell’effetto serra sono molteplici, sia di origine naturale, altre generate da attività umane. I rapporti con il processo produttivo sono assai complessi. I leader politici sono impreparati a scelte corali verso una transizione che richiede veri esperti. Ma se non a loro, a chi spetta un’univoca scelta verso una nuova era di contrasto del riscaldamento globale?

Si sono fatti molti errori, ad esempio in Italia, nei primi anni 90, certe battaglie anti-parchi eolici si sono levate proprio da correnti pseudo ambientaliste, accampando faziosi pretesti.  Si è perso tempo nel merito e nel soggetto in una Penisola a vocazione industriale, ma scarsa di fonti primarie non rinnovabili da cui è dipendente.

Qualche nozione sulle energie rinnovabili in Italia

Le lobby che dal 1928 dettano le regole oleo-petrolifere, hanno pompato e distribuito greggio a tutto il mondo. Molto in Italia, che estrae solo il 7% del fabbisogno nazionale e ne importa il rimanente. Dopo la perestrojka, nel 1989 sono entrati in gioco anche i russi della Gazprom e il gas siberiano a cui si aggiunge il contratto Eni-Sonatrach per il gas algerino. Metano che l’Italia importa per il 94% del suo fabbisogno.

Nell’anteguerra, l’Italia autarchica si arrangiava con centrali a carbone e idroelettriche. Durante il miracolo economico il comparto energetico si è esteso al petrolio, allora a buon mercato, quindi al nucleare, abolito nell’87 in seguito a referendum e vecchiaia degli impianti. Il reparto energie rinnovabili ha trovato qualche spazio solo da metà anni 90. Ma è nell’ultimo decennio che ha visto salire le sue quote, anche in seguito a iniziative della Commissione Europea.

L’Italia, penisola montuosa distesa in mezzo al mare, pare disegnata apposta per cibarsi di “green energy”. Dai dati del GSE, la produzione idroelettrica copre circa il 14% del bisogno nazionale con 30-40 Mila GWh annui. L’energia solare copriva il 9,5% nel 2015, quella geotermica circa il 2%, mentre il comparto eolico è in progressivo aumento, con una produzione pari a circa 54,3 GWh. Ulteriore contributo proviene dall’uso di biomasse, pompe di calore, caldaie e stufe.

In totale, la produzione elettrica da fonti rinnovabili, nel 2017-2018 è risultata il 29,2% di quella nazionale. Il 70,8% proviene ancora da centrali termoelettriche. Tutta l’energia elettrica prodotta in Italia, soddisfa la necessità del Paese all’88%. La quota restante è importata dall’estero. Nel 2020, quasi 1/3 dell’energia elettrica prodotta in Italia è venuta da fonte rinnovabile. È in incremento, ma c’è spazio per fare di più.

Fino al 2019 l’Italia ha prodotto energia con parchi eolici allestiti su terra, non 1 watt da strutture sul mare, mentre in Olanda (dove le emissioni di CO2 sono scese del 20%) si moltiplicano le isole e i parchi eolici offshore. La geografia dell’Italia si presta per la produzione di energia sia da isole eoliche che da moto ondoso e mareomotrice. Tecnologie in giacenza da anni, opportunità per un balzo di sviluppo e civiltà del nostro Paese. Opere ben più logiche e pulite delle piattaforme estrattive, ormai giurassiche sagome fuori dai tempi.

Uno sguardo ad ampio spettro

La rivoluzione “green” è un’enorme occasione. Gli incentivi per migliorare il rendimento energetico abitativo hanno smosso le coscienze, gli interessi e il mercato, ma tassare chi genera CO2, non risolve a monte il problema, lo sfiora e lo sfrutta. La piazza delle energie rinnovabili è ancora scarsa e l’86% di tutta l’energia usata nel mondo proviene da derivati fossili, primi attori dell’effetto serra, vitali per ogni attività produttiva, per la climatizzazione, per ogni mobilità terrestre, aerea o navale ben lungi dal viaggiare a pile.

Intanto, nel terzo mondo si scavano enormi miniere di preziosi minerali destinati ai miliardi di nuove batterie. Per ogni t. di materiale utile ve ne sono 100 di scarto. Tesla è azienda leader di una mobilità elettrica grossa & potente, come chiede il mercato. È l’alba di un altro circolo vizioso.

L’alternativa che non vede la luce, invece, è quella di un “avviluppo sostenibile”, di un dietro-front nell’“impronta dell’uomo sulla Terra ”, oggi all’83% (Columbia university). Manca un’istruzione che divulghi cultura sulla filiera dell’energia, sulle sue fonti, sull’abuso e sullo sperpero; su pregi ed effetti collaterali di ogni kWh.

Autunno 2021, l’inverno è già qui. Rincari delle materie prime, dal gas all’alluminio, al legno; per mais e frumento sono del 100%, causa siccità e crescita della richiesta. Intanto aumentano gli effetti di un clima sovvertito. Antinomie di una cronaca snaturata che ci sta addestrando a quel “Medioevo prossimo venturo” ipotizzato cinquant’anni fa.

Era il 1981 quando progettai la prima “tegola solare”. Da allora non ho mai visto la polluzione rallentare il passo. Il Pianeta è stato spremuto all’osso e ogni riconversione è sempre stata valutata in chiave economica, non secondo la priorità di garantire la biodiversità sul Globo Terracqueo.

Il riscaldamento globale era previsto, i rimedi già pronti nel cassetto, indugiano ancora, malgrado gli impegni presi all’Onu dai leader di 66 paesi nel 2019: “emissioni zero entro il 2050!” Stessi slogan e stessi attori a settembre 2021, ma la Cina si dissocia. Però c’è accordo tra Europa e Russia sul nuovo gasdotto Nord Stream che passa sotto il Baltico, la Francia pensa a nuove centrali nucleari, Erdogan fa il bullo perché il gasdotto Trans-Anatolico passa per la Turchia, e via dicendo…. Ogni interesse ruota intorno all’energia in un isterico turbinio di incoerenza e paradossi. Gli spot che caldeggiano la transizione green aprono uno spiraglio etico in un contesto insaziabile, ora in affanno.

La stangata riferita dal ministro Cingolani è solo l’ultimo effetto di quel connubio uomo-natura immolato sull’altare di uno sviluppo che ci ha messi in concorrenza con Dio, superbi ospiti del Pianeta, unico e ormai piccolo, che ora va trattato con cura. Occorre cessare di ritenerlo “Cosa Nostra” e abitarci in modo “intelligente”, anche se non è previsto dall’economia di mercato. 

   

     Civico20News

Carlo Mariano Sartoris

        Redattore

 

 

 

 

 

 

 

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Articolo pubblicato il 31/10/2021