Il G20 di Roma: da summit internazionale a kermesse di provincia

Draghi ha trasformato un summit internazionale in una rimpatriata fra amici.

Nella giornata di ieri si è chiuso il G20 sul clima di Roma. Come avevo già predetto è stata una kermesse più che un summit internazionale.

Due giorni di discussioni molto brevi visto che ci sono stati un cenone al Quirinale con il Presidente Sergio Mattarella, una visita alla Fontana di Trevi con lancio della monetina annesso, e diversi momenti di svago e divagazioni.

Le più grandi agenzie di stampa internazionali riassumono così la due giorni: i Paesi del G20 “si impegnano a fronteggiare la minaccia critica e urgente dei cambiamenti climatici e a lavorare insieme perché Unfccc Cop 26 di Glasgow abbia successo”.

I Capi di Stato, dal canto loro, a conclusione del weekend hanno detto: “A tal fine, riaffermiamo il nostro impegno per una piena ed effettiva implementazione del Unfccc e dell’accordo di Parigi”.

Sinceramente ci si aspettava qualcosa in più da venti nazioni riunite su un tema così importante e discusso ma, a quanto pare, Draghi non ha saputo dettare un’agenda seria e ha semplificato tutto – com’è nel suo stile – trasformando un summit internazionale in una rimpatriata fra amici.

L’unica intenzione di lavoro sensata scaturita dal G20 romano risulta essere quella di limitare l’innalzamento delle temperature medie del pianeta entro 1.5 gradi. Una decisione nemmeno poi tanto strabiliante visto che tutti i geologi, fisici, climatologi e meteorologi del pianeta annunciano questa necessità da almeno un decennio.

Nella capitale diversi gruppi di manifestanti – tutti pacifici – hanno manifestato la necessità di prendere decisioni più incisive e costruttive ma, a quanto sembra, i Capi di Stato hanno voluto stare sul vago.

Anche sul tema della riduzione dell’uso del carbone - di cui la Cina è ampia fruitrice – i Paesi convenuti non hanno voluto sbilanciarsi limitandosi a dire soltanto che si impegneranno a mobilitare “finanziamenti internazionali pubblici e privati per sostenere lo sviluppo di un’energia più verde, inclusiva e sostenibile”. Non si è detto quanto si intende finanziare, non si è detto in quanto tempo, non si è detto se ci saranno sanzioni nel caso di mancato rispetto delle tempistiche, … Insomma, Draghi e gli altri hanno avuto paura di contrapporsi alla Cina. Ma, come dissi in un mio precedente articolo, “la Cina detta l’agenda del Presidente del Consiglio Italiano. Draghi dice: Signor sì”.

Sul clima e sull’ambiente – argomenti principi del summit - si è rimasti sul vago ma Draghi non ha perso occasione per ribadire la sua voglia di continuare la campagna vaccinale a tappeto. Durante gli incontri, infatti, i Paesi del G20 hanno detto che vogliono arrivare a vaccinare il 40% della popolazione mondiale entro il 31 dicembre 2021 e il 70% entro il 31 dicembre 2022.

Come detto all’inizio il G20 di Roma è risultato essere una kermesse poco significativa e poco incisiva. La speranza è che a Glasgow, dove il padrone di casa sarà il Principe Carlo d’Inghilterra, si facciano piani, progetti e strategie più particolareggiate, costruttive e degne di attenzione.

Il futuro della terra è nelle mani di poche persone. Speriamo che costoro si rendano conto della grande responsabilità affidatagli e riescano a mettere in campo tutte le maggiori conoscenze tecniche e tecnologiche.

Sicuramente continueremo ad occuparci del tema e a condividere con voi informazioni e conclusioni.

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Articolo pubblicato il 01/11/2021