Pistoia da mangiare fra storia e presente
Pistoia: Galleria Vittorio Emanuele

Bar Quisicosa, Una Mole di Gelato, Trattoria San Vitale

In mezzo a tanta storia, dopo aver nutrito lo spirito e gli occhi dell'anima, anche il corpo reclama la sua parte ed ha bisogno di essere saziato.

Premetto che non sono un esperto di cucina e non intendo dare consigli alimentari, ancor meno fare pubblicità a qualche locale.

Voglio descrivere tre luoghi caratteristici di Pistoia, sospesi fra passato e presente.

A colazione e per un aperitivo ho sostato al bar Quisicosa, all'interno della Galleria Vittorio Emanuele.

L'ambiente è antico e moderno allo stesso tempo, là dove sorgeva il teatro Eden, fra qualche negozio e due librerie dedicate alla lettura e al book crossing, aperte a tutti i cittadini e turisti di passaggio.

Occorre in questo caso raccontare una storia un poco dimenticata…

La Galleria Vittorio Emanuele, poi diventata cinema Eden, nasce su commissione dal commerciante Antonio Lavarini, originario di Ornavasso (paese del Verbano, in Piemonte), all'inizio del Novecento e viene inaugurato il 29 dicembre 1912. Le cronache del tempo ricordano con orgoglio e pompose parole di circostanza l'avvenimento, frutto del lavoro di ditte e artisti pistoiesi. I dettagli ornamentali della facciata sono ideati, secondo Carlo Cresti, dallo stesso progettista Pilo Becherucci e disegnati da Alfredo Michelucci.

La costruzione della Galleria satura gli ultimi spazi liberi all'interno dell'isolato compreso tra via degli Orafi e piazza Santo Spirito, ne fa scomparire il cortile interno e chiude l'antico vicolo di Corte Vecchia (ne resta traccia nell'attuale vicolo di Pollo) che tagliava in due l'area con il collegamento fra via dell'Abbondanza e via della Posta Vecchia.

L'ingresso era originariamente collocato al centro della facciata e l'edificio svolgeva la duplice funzione di galleria per esposizioni e di teatro per spettacoli di varietà e cinematografo (come usava allora). Lo spostamento della cabina di proiezione dal primo piano al piano terra ha in seguito portato alla chiusura dell'ingresso su strada, che viene ricavato in un edificio attiguo. Utilizzata in seguito solo come sala per proiezioni, la galleria chiude definitivamente la sua attività nel 1988. Dopo un periodo di abbandono, sarà riaperta nel 2000, con la speranza di farla diventare un luogo di incontro ed un salotto cittadino, con negozi ad affacciarsi intorno, tra antiche decorazioni liberty, un'atmosfera appartata e rétro.

Dalla riapertura, la nuova galleria non è riuscita a prendere quota; oggi al suo interno vi è il bar Quisisoca, che anima l'ambiente con un bookcrossing e un angolo biblioteca dedicato ai clienti, e iniziative letterarie di qualità.

Fabio Raso, ideatore del nuovo locale, ha pensato la galleria come un salottino letterario dove chi entra può gustare un caffè o un tè caldo, oppure leggere un libro, seduto in comode poltroncine e divanetti, dalla colazione, al pranzo, all'aperitivo. Nel periodo di lockdown si era ritrovato con personale in eccesso al ristorante di famiglia e, non licenziare nessuno, ha cercato di inventarsi un'altra attività. Un bell’esempio di recupero e sostenibilità in tempi di crisi.

Nel pomeriggio ho trovato delizioso assaporare il gelato che produce Martina Cilluffo, torinese trapiantata a Pistoia per amore, nel suo locale Una Mole di Gelato, con l'insegna della Mole Antonelliana disegnata a rovescio a comporre un cono gelato; si affaccia su via Roma, a spigolo verso il Battistero e la piazza del Duomo.

I suoi prodotti si possono degustare tutti i giorni dalla 14 alle 20.

Da torinese innamorato della mia città, mi sono sentito per un attimo a casa, come piace ai veri subalpini che soffrono sempre di nostalgia per la loro “patria cita” quando se ne distaccano anche solo per un breve viaggio.

 

Nei tre giorni trascorsi a Pistoia, la cena è stata un appuntamento fisso alla Trattoria San Vitale, nell'omonimo borgo cittadino, che ho scoperto essere l'ultima trattoria rimasta in città, fra le tante di un tempo.

La sua storia si perde davvero nella memoria!

La trattoria “San Vitale” è un'autentica istituzione del quartiere di Porta Lucchese e per Pistoia tutta. Oggi è gestita da mamma Patrizia e dalla giovane cuoca Serena Marchettoni, figlia d’arte ed erede di una dinastia di ristoratori che rilevarono l'attività nel 1964.

Il coronavirus ha purtroppo strappato a Pistoia il suo ultimo oste: a inizio 2021 la città ha pianto la morte di Enzo Marchettoni, mancato a soli 68 anni al reparto di terapia intensiva dell’ospedale San Jacopo dove era stato ricoverato per complicanze respiratorie.

La trattoria San Vitale, da sempre in via Puccini, era stata ereditata da ‘Enzino’ nel 1965, dove ha accolto generazioni di pistoiesi.

Il menu, di terra o di pesce, ha sempre un prezzo “gentile”, con un listino prezzi battuto a macchina con un sapore antico... così come gentile e onesto è sempre stato Enzo.

Alla trattoria Marchettoni c’era e c’è posto per tutti: basta entrare nella sua unica sala un po’ spartana e trovare ragazzi di vent’anni seduti vicino a qualche lavoratore in pausa pranzo o vocianti gruppi di anziani che vogliono trascorrere la sera a chiacchierare.

C’era sempre Enzo ad accogliere gli avventori, con un sorriso abbozzato sotto i baffi, in un’osteria di altri tempi.

“Un altro pezzo di storia che se ne va” hanno commentato molti pistoiesi quando hanno appreso la triste notizia.

La trattoria San Vitale è nata in un altro palazzo, sul lato opposto della strada, a pochi metri di distanza e al piano terra di un antico palazzo danneggiato dai bombardamenti e ristrutturato molti anni dopo, che all’esterno mantiene a tutt’oggi un aspetto inquietante.

A Pistoia nessuno chiama il locale con il suo nome: si dice “andiamo da Marchettoni” o “agli anarchici”. Ne ho chiesto il perché a qualche avventore…

Il primo appellativo è un palese omaggio al lavoro della famiglia.

Nel secondo caso si affonda nei lontani Anni Sessanta, quando il primo tavolo a destra era regolarmente occupato da un gruppo di anarchici, che qui discutevano pacificamente di politica e progettavano volantini per un mondo migliore, come tanti hanno sognato in quegli anni. E il nome è rimasto come un pezzo di storia che non c’è più!

In tema di storia bisogna dire che il locale, pur essendo una colonna del passato e del presente cittadino, manca di una storiografia ufficiale; sta provando a scriverla un appassionato componente dell’Istituto di Storia Patria Pistoiese: ci vorrà del tempo, ma è iniziata la ricerca dei proprietari precedenti, fra le carte della Camera di Commercio e dell’Archivio Storico locale, e qualche risultato è già arrivato (è ancora presto per comporre un quadro certo e definitivo).

Dopo cena mi sono trattenuto a parlare qualche minuto con Serena Marchettoni, cercando di non distoglierla troppo dal suo lavoro in cucina e dagli avventori che la riconoscono già degna continuatrice di un impegno familiare pluridecennale. Lei è contenta del suo lavoro, sente il peso di una eredità che viene dal nome di suo papà, e ci mette tutta se stessa. Sono sicuro che ce la farà, insieme all’opera e sotto gli occhi vigili e amorevoli della mamma.

Di papà Serena ricorda, fra i tanti, un aneddoto. Un cliente, appezzando moltissimo il vino servito, gli chiese di cos’era fatto. Enzo, senza scomporsi, rispose: “D’uva!”.

Serena ha un solo rammarico: di non essersi fatta fotografare, da bambina, in mezzo ai tanti ospiti illustri che hanno frequentato il locale, fra cui molti attori di teatro.

Ora sta pensando di mettere in sala un libro per le firme degli ospiti, per i prossimi sessant’anni della Trattoria San Vitale.

@Ezio Marinoni

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Articolo pubblicato il 09/11/2021