Ecologismo Finanziario

Come trasformare il green in denaro

Dal catastrofismo sanitario al catastrofismo ambientale. Forse i Maya si erano sbagliati: non era il 2012 ma il 2021 l’anno dell’apocalisse, un banale refuso su qualche papiro che ci ha ingannato tutti quanti. Non passa giorno che la comunicazione internazionale -a cui, come un cagnolino scodinzolante, segue quella italiana- non squaderni alla nostra attenzione tremebonda una nuova sciagura imminente. Al confronto, il millenarismo medievale era un intrattenimento domenicale, una merenda sull’erba.

Della fobia covidaria abbiamo già detto molto, ma i criteri di interpretazione valgono anche per il terrorismo ambientale.

Anche qui vale la pena di porsi due semplici domande: sarà vero? E poi: cui prodest? Si tratta di due semplici approcci metodologici che noi apoti di scuola prezzoliniana riteniamo indispensabili sotto un duplice profilo: probabilmente avvicinano alla verità e comunque svolgono una potente azione antidepressiva. La prima azione è nobilmente senza tempo, la seconda è sicuramente utile nella contemporaneità che ci tocca vivere.

Come per la narrazione pandemica e vaccinista, basata su idee semplici, popolari e tutte da provare, in cui la qualità dell’argomentazione è sostituita dal frastuono comunicativo e dall’autoritarismo istituzionale, quella ecologico-ambientale è fondata su due assiomi indiscutibili: esiste un riscaldamento globale e tale riscaldamento è prodotto dall’uomo. Non si discute.

La conseguenza pratica è che tutti devono agire per fermare questo riscaldamento: uomini, donne, bambini, animali, politici, governi, scienziati e intellettuali secondo il noto principio thatcheriano del T.I.N.A. (there is no alternative) e del “Fate presto!” di un noto giornale confindustriale oggi riesumato dalla piccola Giovanna d’Arco ambientalista e dai suoi seguaci. Insomma, anche qui non si discute, e chi ci prova è un terrapiattista e un disertore, come i no-vax.

Bene, ripartiamo dalla prima domanda degli apoti: sarà tutto vero? Purtroppo anche qui, come per la visione covidaria-vaccinale, la parte del leone la fanno gli scienziati, una categoria che non ammette repliche: anche la climatologia ha i suoi Burioni, seguiti da tutti quelli che -non accorgendosi del plateale ossimoro- hanno “fede nella scienza”. Credo ut intellegam.

Anche qui una consistente parte della ricerca, ugualmente qualificata al pari di quella ufficiale, nega i sacri presupposti dell’ecologismo catastrofista, e cioè che esista un riscaldamento globale e che esso sia di origine antropica. Naturalmente vengono definiti negazionisti, come lo furono ai loro tempi Galileo, Copernico, Darwin, Freud, Einstein e altri simili ciarlatani sepolti dalla storia.

Non possediamo purtroppo le competenze strettamente tecniche per dire chi ha ragione, ma possediamo un minimo discernimento per comprendere come la scienza ufficiale sia oggi la negazione di sé stessa, basata sul criterio puramente quantitativo della preponderanza: ha ragione chi è in maggioranza.

Si fa passare l’idea che la “comunità scientifica” sia come un’assemblea societaria: comanda chi ha più azioni con diritto di voto. L’idea che la ragione possa anche risiedere nella parte minoritaria non ha diritto di cittadinanza. Le minoranze politiche, quelle linguistiche, persino quelle societarie godono da sempre di una qualche forma di tutela contenuta nelle carte costituzionali o negli statuti sociali, le minoranze scientifiche raramente. L’idea che la scienza non sia democratica (idea filosoficamente complessa espressa da un noto televirologo) è ormai predominante, e lo stesso paradigma che la scienza sia per forza evolutiva è un dogma. Purtroppo sembra che la lezione di Popper, di Kuhn e addirittura quella dell’anarchismo scientifico di Feyerabend, per citare solo qualche nome, sia tramontata. La scienza è oggi come il legislatore di Platone nel Politico: un uomo arrogante e ignorante a cui non si possono porre domande.

Alessandro Carità e Gianluca Gandini hanno pubblicato pochi giorni fa un interessante saggio dal titolo Catastrofismo climatico: la grande speculazione, per conto della MMT Italia, che raccoglie e illustra molto lucidamente le argomentazioni di quella parte della comunità scientifica scettica sulle idee predominanti veicolate dai media ufficialisti.

E qui bisogna dare anche una risposta alla seconda domanda: a chi giova tutto ciò? La risposta, se corretta,  spiega anche l’arroganza e l’intolleranza della scienza ufficiale.

In fondo, come in molti altri casi, basta l’esortazione anglosassone follow the money, segui il denaro, regola investigativa valida in molti campi. Come nella gestione pandemica (e forse nella sua genesi), anche nel catastrofismo ecologico sponsorizzato dalla scienza il denaro gioca un ruolo fondamentale, sopratutto quando esso si sposa con la politica. Entrambi i fenomeni sono prodotti e governati da colossali interessi finanziari che usano la scienza come supporto intellettuale e la politica come strumento operativo. Nulla oggi può più essere considerato neutrale dinnanzi alla pervasività della finanza internazionale che tutto penetra e tutto domina. Così come gli interessi economici di Big Pharma -attraverso il finanziamento delle agenzie di regolazione, a partire dall’OMS, e l’attività al limite della corruzione dispiegata sulla ricerca, sull’informazione e sulla  politica- si sono imposti al mondo, così la grande finanza ha scoperto immense praterie di profitto nella politica ambientale ed ha avviato la sua offensiva sia sotto l’aspetto economico sia  sotto quello politico

Si stima che la Cop26 abbia convogliato dal mondo delle società di gestione del risparmio un flusso di 770 miliardi di euro di finanziamenti (a cui si aggiungeranno 8.500 trilioni di dollari dall’universo bancario) verso prodotti finanziari ESG (environmental, social, governance). Buona parte di questi fondi arriveranno da prodotti che non danno più le soddisfazioni sperate, soprattutto obbligazioni sovrane e societarie che oggi presentano rendimenti negativi. Molte di queste obbligazioni, spesso in gravi difficoltà, verranno “impacchettate” in fondi ambientali o, genericamente, ESG e poi vendute ai risparmiatori secondo una ormai consolidata prassi finanziaria sfruttando l’attrattiva green. In altre parole, la Cop26 avrà il merito di aver sgonfiato la bolla dell’obbligazionario in difficoltà per gonfiare quello della sostenibilità ambientale.

D’altra parte chi può credere veramente che la guerra per l’ambiente sia condotta da una ragazzina un po’ invasata dalle dubbie competenze scientifiche ed economiche? Come si fa a credere che migliaia e migliaia di giovani scendano nelle piazze del mondo al suo seguito senza un’organizzazione internazionale che pensi, pianifichi, governi e propagandi ossessivamente sui media queste maree umane e i loro slogan?

D’altra parte basta vedere come il potere ha trattato le manifestazioni contro la politica vaccinale e come ha invece trattato quelle ambientaliste: pugno duro contro le prime, bacio in fronte alle seconde. E questo è sufficiente per capire quali proteste disturbino veramente le oligarchie e quali invece, nella loro finta e folcloristica opposizione, siano funzionali ai loro interessi.

E ancora, come si può sinceramente credere che così tanti leaders mondiali improvvisamente, e forse per la prima volta nella storia, dicano tutti le stesse cose, in modo ripetitivo, retorico, dogmatico, quasi ipnotico?

E’ impossibile non vedere in tutto questo una ferrea regia sovranazionale supportata da una campagna mediatica senza precedenti. E chi, se non la grande finanza apolide e globalista, ha i mezzi per imporre una simile svolta cognitiva, comunicativa, scientifica, politica? E tutto ciò senza complottismi, senza alcunché di occulto, dal momento che si tratta semplicemente -per usare le parole di Galli e Caligiuri - di una “manifestazione  prevalente di interessi coincidenti” assolutamente conosciuta dagli esperti e perfettamente lecita in un regime di liberismo consolidato.

Resta da vedere se si tratta di interessi collettivi o sfacciatamente oligarchici, se si tratta di verità scientifica o narrazione ideologica, di realtà o rappresentazione, e soprattutto  se i mezzi usati -ma anche i fini- siano degni di una società democratica.

 

 

 

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Articolo pubblicato il 10/11/2021