Paola Meliga, coordinatrice e responsabile Comitato «Piemonte Da Salvare» del Movimento «Croce Reale – Rinnovamento Nella Tradizione»

Di Paolo Barosso

Il 28 luglio 2021 abbiamo dato la notizia che per Iniziativa della Delegazione “Piemonte e Stati di Savoia” del movimento culturale “Croce Reale - Rinnovamento nella Tradizione”, si è insediato nel marzo di quest’anno il Comitato “Piemonte da Salvare” di cui è coordinatrice e responsabile Paola Meliga.

Paolo Barosso le ha rivolto alcune domande.

 

Potrebbe illustrarci gli obiettivi che si prefigge il Comitato “Piemonte da Salvare”, di cui lei è coordinatrice e responsabile?

Innanzitutto, la ringrazio per l’opportunità di illustrare i nostri futuri obiettivi. Come ha introdotto, nel mese di marzo, all’interno del nostro movimento “Croce Reale”, si è aggiunto questo comitato volto a “ridare vita” a tutti quei beni culturali e ambientali sparsi in Piemonte che oggi, per ragioni diverse, versano in condizioni critiche.

Il nome del comitato, “Piemonte da salvare”, è stato scelto perché ci siamo resi conto – dopo innumerevoli sopralluoghi - che la nostra regione (così come tutte le altre in Italia) ha ahimè molti siti che risultano essere in totale stato di abbandono.

Sono siti che hanno alle spalle vicende importanti sia di famiglie, che hanno dato lustro al Piemonte, sia di eventi storici degni di nota, e che, purtroppo, si trovano oggi in condizioni di abbandono e trascuratezza.

Ognuno di questi beni ha alle spalle una storia degna di un romanzo ed è anche uno dei nostri scopi quello di portare a conoscenza le vicende che hanno segnato questi siti.

 

Immagino che abbiate già individuato una prima lista di beni a rischio. Ci potrebbe indicare alcune situazioni che avete verificato e che presentano un particolare grado di criticità?

Sì, è già stato stilato un primo, non definitivo e non esaustivo, elenco di beni che presentano delle situazioni critiche, sia di abbandono che di incuria.

Le posso citare i due siti in cui abbiamo effettuato un sopralluogo esterno: il castello di Ozegna nel Canavese e il complesso della Regia Mandria nelle campagne di Chivasso.

A questi se ne aggiungono, nostro malgrado, diversi altri e quasi tutti nelle stesse situazioni.

Le condizioni di criticità e talvolta di vero e proprio sfacelo (rischio di crolli e cedimenti strutturali) che li accomunano, hanno più o meno la stessa origine: numerosi passaggi di proprietà nel corso dei secoli, incuria dovuta al non uso, fallimenti occorsi in fase di recupero del bene.

Vi sono altresì alcuni casi ove non è chiara addirittura la proprietà del bene in questione. Ci troviamo di fronte a situazioni abbastanza delicate, ognuna per un motivo diverso, per cui ogni sito viene documentato in base alle informazioni che riusciamo a raccogliere.

Dunque, l’obiettivo che vi proponete è ambizioso. Quali sono le azioni che intendete intraprendere per realizzarlo e gli strumenti a vostra disposizione? Quanto è importante, nel vostro “piano  operativo”, l’opera di coinvolgimento e sensibilizzazione dell’opinione pubblica?

La prima azione importante è quella di farci conoscere sul territorio; portare a conoscenza di questa nostra realtà non soltanto le istituzioni ed amministrazioni pubbliche, ma anche la popolazione. Lei sa che in alcuni paesi visitati la memoria storica è quella degli anziani? 

I giovani non conoscono la storia del loro paese (inteso come villaggio), del loro territorio; importante, dunque, che vi sia conoscenza, diffusione del patrimonio culturale, architettonico e ambientale della nostra regione, cosa che sembra scontata ma non lo è.

Certamente lo scopo primario è quello di proporre un recupero del bene: dialogare sia con le istituzioni, che in alcuni casi sono i referenti e/o proprietari del bene, sia con i soggetti privati. In questa prima fase pensiamo a farci conoscere al pubblico attraverso eventi e conferenze.

Stiamo valutando la partecipazione a sagre di paese e fiere locali quale occasione di divulgazione del nostro operato, per avvicinare persone sensibili e interessate al tema.

Seguiranno poi eventi mirati dedicati ai siti, con supporto e patrocinio (speriamo) delle amministrazioni pubbliche. Inoltre, invitiamo i cittadini, le pro-loco, le realtà associative culturali dei vari luoghi a segnalarci situazioni di particolare criticità e/o informazioni in merito a beni al momento non compresi in lista.

Nel settore in cui il vostro Comitato opera - la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale a rischio – vi sono già altre realtà attive. Come intendete rapportarvi con loro? Avete pensato a un’azione di coordinamento a livello piemontese?

La collaborazione con altre realtà che attuano il nostro percorso sarà in futuro certamente presa in considerazione. Così come un’azione di coordinamento non solo a livello piemontese (esiste già, ovviamente, una collaborazione tra Delegazioni del nostro movimento), perché credo che anche una sinergia tra diverse regioni con le medesime problematiche possa garantire una maggiore visibilità ai nostri obiettivi e efficacia nel raggiungerli.

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Articolo pubblicato il 11/11/2021