La scienza senza coscienza e conoscenza è solo “un altro fumetto in tv.”

Purtroppo e sempre più spesso si invoca una pseudoscienza velleitaria in sostituzione della mancanza di coscienza e conoscenza della realtà.

Gli animati confronti a cui siamo ormai soliti assistere in ogni frangente che vi si presti per fare ascolti e riempire il tempo senza fare fatica, stanno mettendo davanti agli occhi di tutti quale sia la vera natura della cosiddetta “scienza”. Senza nulla togliere a chi svolge il proprio compito e si sforza in ogni modo di scoprire o riscoprire i principi fondamentali della materia e della vita per comprenderne i processi di trasformazione e incrementarne la qualità in tutte le sue sfumature, non si può che prendere atto dello scadimento della sua anima, ridotta a semplici numeri e opinioni urlate ai quattro venti.

 

  • Ma di quale scienza stiamo parlando?

 

  • Di una scienza che accetta di confrontarsi con la caducità delle cose o di una nuova religione dogmatica diversamente camuffata?

 

  • Di una scienza che sia pioniera di nuove e più valide prospettive o di una cieca osservanza di assunti che dovrebbero rivelarsi validi per sempre?

 

È fin troppo evidente che lo spettacolo offertoci è quello di una scienza che rinnega se stessa nel suo essere più profondo. Una scienza che si prostituisce alla politica, all’economia e anche alla più becera opinione dell’ultimo arrivato mediatico assurto agli onori della cronaca per opportunismo e capacità di urlare.

 

Ci sono divulgatori scientifici e giornali specializzati che, godendo e approfittando di popolarità e autorevolezza ottenute non si sa bene come, ripetono come pappagalli ammaestrati questo o quel luogo comune che neppure un bambino accetterebbe di ripetere, facendosi ambasciatori, promotori e paladini di informazioni, posizioni e certezze, insostenibili alla luce della stessa scienza di cui si fanno forti.

 

Perché, occorre ricordarlo, la scienza è fatta di ipotesi, tesi, enunciati, contraddizioni, successi, fallimenti, abbandoni di teorie e punti fermi, che costituiscono il motore della continua ricerca del vero. E, anche questo occorre ricordarlo, tutti o quasi i pionieri della scienza sono sempre stati osteggiati e combattuti salvo essere riabilitati secoli o comunque un certo tempo dopo la loro morte. Perché, ahimè, questi sono i tempi di risposta della scienza “umana” allo stato dell’arte, scienza mutilata funzionalmente dalla perdita dell’apparente insignificante prefisso co.

 

Cosicché, per esempio il medico cinese che fu tra i primi ad accorgersi del “problema coronavirus” fu immediatamente condannato e imprigionato per averlo fatto e poi riabilitato dopo averci rimesso la pelle. Oppure il medico italiano, propugnatore del plasma autoimmune per curare tale virus, fu boicottato in ogni ambito scientifico, medico, politico, e spinto al suicidio, quando ora tale cura entra a far parte di quelle autorizzate dagli organi competenti.

Una scienza che, con la complicità di una accozzaglia di interessi politici ed economici, usa numeri in modo tendenzioso volto a ingenerare paura ed un pandemico (questo sì) effetto nocebo (scientificamente provato) atto a obnubilare le coscienze ancora attive e rendere le masse più gestibili, per salvare quel che resta del proprio presunto potere derivante da una conoscenza sempre più miope e separata dall’insieme (in nome di una presunta oggettività inesistente, specialmente se decontestualizzata).

 

Un insieme colluso di poteri forti che usano i morti, come altri usano i vivi, come pretesto o come scudi o arieti umani per veicolare i loro meschini interessi e nefandezze opportuniste, speculative e truffaldine (non occorre che citi quali, poiché bastano le continue quotidiane informazioni in merito, rovesciateci addosso da ogni parte).

 

Da semplice membro della comunità umana (e mio malgrado complice di tutto ciò insieme ad essa) mi chiedo quante cose evitiamo di guardare per mantenere il più possibile le nostre convinzioni e privilegi “continuando a ballare mentre il Titanic affonda” per poi renderci conto all’ultimo momento che le scialuppe di salvataggio previste non sono sufficienti per tutti.

 

O più semplicemente quanto evitiamo di prendere atto che ogni cosa ha un suo ciclo di vita che prima o poi si conclude come previsto, anche se apparente in modo inatteso o diverso da come ci si aspettava e indipendentemente da cosa mettiamo in atto per “controllarne” l’evoluzione.

 

O ancora, come la natura insegna, che ogni cosa ha la sua stagione e terminato il ciclo di esistenza sparisce apparentemente per ritornare, dopo un certo tempo e sotto un’altra forma, alla faccia di chi pensa di mantenere le cose come stanno o farle ritornare come erano prima.

 

Questa pandemia finirà quando dovrà finire a dispetto di quello che crediamo di fare per evitare conseguenze e morti che altro non sono che il conto da pagare per quanto abbiamo già fatto in precedenza, un conto peraltro ben preventivato da tempo quale costo per la costruzione di una coscienza che abbia almeno una minima parvenza umana.

 

Diamoci quindi da fare per compiere questo processo nel più breve tempo possibile per giungere in orario perfetto all’appuntamento che tutti ci attende senza sconti come ben riassunto nella canzone Samarcanda o come disse a suo tempo qualcuno al di sopra di ogni legittimo sospetto:

 

“per quanto ti sforzi potrai mai aggiungere un cubito alla tua altezza o un’ora alla tua vita?”

 

Per cui a tutti coloro che ancora lo possono fu aggiunta questa raccomandazione:

 

“evitate quindi di perdervi in sforzi inutili per conseguire cose inutili e fate buon uso del tempo che vi resta per compiere lo scopo della vostra vita, prima che si compia la vostra ora.”

 

Una affermazione politicamente e scientificamente scorretta, ma evidentemente incontestabile nei fatti, che non ha bisogno di essere sostenuta da alcuno, neppure scendendo indignato nelle piazze a manifestare la propria opinione, o recandosi zelante e fervente alle urne a votare un referendum istitutivo, o abrogativo di questa o quella norma, o correndo immantinente a farsi iniettare questa o quella panacea contro la propria evidente dabbenaggine da buonsenso corrente, o seguendo adorante chi gli indica amabilmente “guarda qui o guarda là” per rifilargli, mentre guarda altrove, la pozione magica di una sterilizzata immortalità robotica.

 

Una affermazione tranciante che taglia fuori ogni sorta di speculazione e che inchioda tutti noi alle nostre responsabilità, non “per il bene comune” come ipocritamente si adduce per il proprio interesse nascosto, “ma per l’unico vero bene” che è tutt’altra cosa.

 

Intenda chi può intendere; per tutti gli altri “buon cappuccino e brioches” ad ogni mattina … finché dura!

 

grafica e testo

pietro cartella

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Articolo pubblicato il 13/11/2021