Nuovo caso di pedofilia nella Chiesa

Uno schiaffo in faccia ai tanti sacerdoti per bene che vivono autenticamente la loro vocazione.

La Chiesa italiana ed in particolar modo la Diocesi di Benevento hanno ricevuto una bruttissima notizia a seguito dell’arresto di don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana della diocesi campana.

Don De Blasio è finito all’interno di un’indagine voluta dalla Procura della Repubblica di Torino e coordinata dalla Polizia Postale mediante l’Operazione “meet up”.

Assieme a don De Blasio sono finiti in manette anche un tecnico informatico di 37 anni originario del Piemonte che aveva creato un canale a pagamento nel quale vendeva immagini pedopornografiche in cui vi erano anche bimbi piccolissimi vittime di violenze sessuali.

I viscidi soggetti che si sollazzavano sul canale pedopornografico versavano una quota di denaro per entrare a far parte del circuito. La Polizia Postale, dopo mesi di indagini, è riuscita ad individuare 26 persone che sono indagate a vario titolo e per le quali è scattata la perquisizione domiciliare.

Indagini come queste sono complesse dal punto di vista informatico ma soprattutto dal punto di vista emotivo visto che gli Agenti della Polizia Postale debbono prendere contatto con questi pedofili e talvolta fingersi parte della loro comunità per farli uscire allo scoperto.

Immaginiamo cosa tutto ciò possa comportare per madri e padri di famiglia.

Quel che fa più male è sapere che a far parte di questo canale di pedofili vi era un sacerdote di Santa Romana Chiesa che era molto stimato sia dal Presbiterio beneventano che dai fedeli cattolici della diocesi campana guidata da Monsignor Felice Accrocca.

Ci sono migliaia di sacerdoti per bene che vivono il Vangelo, si spendono per i poveri, per i lontani dalla fede e donano la loro esistenza per la salvezza delle anime ma ci sono anche sacerdoti che hanno tradito la loro vocazione e hanno insudiciato la Chiesa con i loro comportamenti immorali e vomitevoli.

Secondo quanto riportato dalla giornalista Luisa Perri de “Il Secolo d’Italia” “Don Nicola De Blasio ha già fornito ai magistrati la sua versione dei fatti e si è detto “dispiaciuto” per aver rovinato l’immagine della Chiesa, se pure “inconsapevolmente”: si sente un “prete finito” in quanto è stato sollevato dall’incarico come parroco della Chiesa di San Modesto, al Rione Libertà, e come direttore della Caritas”.

Ciò che lascia perplessi è che don De Blasio era salito in cattedra per attaccare l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini accusandolo di aver messo in pericolo la “capacità democratica del nostro Paese perché non viene assicurata la protezione umanitaria, e questo non è da Paese civile”. Insomma, il prete beneventano anziché guardare la trave nel suo occhio ha guardato e condannato la pagliuzza nell’occhio di Salvini. Viva la coerenza!

La magistratura farà il suo dovere e – se lo riterrà opportuno – comminerà la giusta condanna per don Nicola De Blasio al quale va ricordato che “la pornografia lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano. E’ una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici”. (Catechismo della Chiesa Cattolica, 2354)

Egli perciò non si deve sentire un “prete finito” per esser stato rimosso dalla parrocchia e dalla direzione della Caritas ma, bensì, per aver leso la dignità dei minori presenti nei video e la credibilità della Chiesa Cattolica che lo ha ordinato come suo Ministro.

La riforma del Diritto Canonico - voluta da Bergoglio nei mesi scorsi - dice che nei casi in cui il Chierico violi le norme sulla pedofilia, sugli abusi e sulla pedopornografia, “sia dimesso dallo stato clericale latae sententiae”, ossia in modo automatico e senza necessità di procedure canoniche e lungaggini burocratiche.

Il Sacerdote che “immoralmente acquista, conserva, esibisce o divulga, in qualsiasi modo e con qualunque strumento, immagini pornografiche di minori o di persone che abitualmente hanno un uso imperfetto della ragione” va estromesso dalla comunione ecclesiale e deve essere ridotto allo stato laicale.

Vedremo se queste norme e queste indicazioni varranno per il caso di don Nicola De Blasio. Per il momento possiamo solo dire che speriamo in un suo totale pentimento e in un cammino di redenzione e correzione.

Nessuno vuole condannare nessuno e – come sempre è stato nella storia del Cristianesimo – vale la parola di Gesù che alla prostituta disse: “’Donna, dove sono quei tuoi accusatori? Nessuno ti ha condannata?’ Ella rispose: ‘Nessuno, Signore’. E Gesù le disse: ‘Neppure io ti condanno; va’ e non peccare più”. (Giovanni 8:10-11)

Sicuramente continueremo a seguire la vicenda e a tenervi aggiornati.

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Articolo pubblicato il 14/11/2021