Reddito di cittadinanza: 9.000 rumeni a far cassa. Insopportabile scandalo

Ennesimo bancomat di Stato per scaltri farabutti e assegno in bianco per stranieri più svegli di noi

Una volta: “fatta la legge, trovato l’inganno” era un motteggio che illustrava l’arte di una certa fetta del popolo italiano, di sgattaiolare tra decreti, imposte e obblighi civili, facendola franca o guadagnarci su.

Fenomeni in continua evoluzione, dove i falsi invalidi hanno fatto scuola di accaparramento e i furbetti del cartellino, di impunità e garantismo. Sotterfugi tra i tanti, ma l’ultimo scandalo legato al reddito di cittadinanza e smascherato un paio di giorni fa in Lombardia, ha superato la soglia di ogni sopportazione.

Il Reddito di Cittadinanza (RdC), introdotto con decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4 come misura di contrasto alla povertà, è un sostegno economico finalizzato al reinserimento nel mondo del lavoro e all'inclusione sociale.

Si tratta di un conforto per certi versi nobile e già presente in molte nazioni europee. Caldeggiato e ottenuto a suo tempo dal M5S, con un ampio consenso elettorale, soprattutto al sud, a pochi anni di distanza, le tante ombre di questo reddito minimo garantito, hanno favorito il lavoro in nero e dato origine a una serie di scandali all’italiana che si sono susseguiti negli annali della cronaca, quasi impilandosi, ma facendo poco rumore, come in genere capita per quei provvedimenti sbagliati che provengono dal lato sinistro, di luogo e di fatto, del Parlamento.

Gli esausti cittadini che ancora onorano il primo capitolo della Costituzione, ad ogni truffa dichiarata, sono stati sottoposti a una rabbia di cittadinanza e un triste senso di impotenza, man mano che le malefatte sul reddito di cittadinanza venivano alla luce, per poi scomparire nell’ombra. È stato un continuo susseguirsi di furbetti, delinquenti, ricercati, fantasmi e falsi nullatenenti che girano in Ferrari; bubboni civici che hanno aggiunto € 780 ai proventi del lavoro nero, ai beni non dichiarati, ai ricchi frutti di traffico della droga, ad altri contributi sociali e a ogni diavoleria ammessa e concessa.

L’ultima brutta storia riguarda la banda di rumeni che intascava i soldi del reddito di cittadinanza, che ha messo in onda un video su TikToc dove contano i soldi arraffati, ballando e cantando, gettandoli in aria. Un video della vergogna per il nostro stupido Paese, deriso e sbeffeggiato.

I rumeni sono brava gente, si sono integrati facilmente. Qualcuno però è andato per le spicce, ma non è il primo colpevole. Lo spazio d’azione per spennare lo Stato c’era, e chi ha sbagliato è chi ha scritto le regole di un ripiego fazioso e malfatto. Forse il 33%. della popolazione che ha votato quel peggio governo della storia della Repubblica, non sarà d’accordo, ma molti altri italiani, queste vergognose vicende non se le meritano.

La truffa da 20 milioni di euro già elargiti, ed altri 60 fortunatamente bloccati, è stata perseguita dai militari della Guardia di Finanza di Cremona e di Novara, su ordine del tribunale di Milano, portata a termine con l’arresto di 16 persone. L’associazione a delinquere era capeggiata da cittadini romeni che erano riusciti a far percepire l’assegno a circa 9000 connazionali privi di ogni requisito previsto dalla legge. La maxi truffa non si sarebbe potuta sviluppare senza la compiacenza dei titolari di alcuni Caf che percepivano la classica mazzetta. In altri casi i titolari venivano convinti con minacce ed esplicite intimidazioni.

Dalle indagini delle Fiamme Gialle è risultato che la cricca di rumeni si è rifornita anche al Reddito di Emergenza, misura di sostegno economico istituita del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34 (Decreto Rilancio) in favore dei nuclei familiari in difficoltà, causa emergenza da Covid-19.

Fin qui frettolosa cronaca. Quello che resta è un profondo risentimento verso la scarsità delle pene previste da una legislatura troppo bonaria, soprattutto nei confronti dei reati di connivenza e concussione praticati da funzionari statali già ben retribuiti, chiamati a svolgere il miglior servizio per tutti i cittadini italiani. Violare un mandato di fiducia emesso dallo Stato, in altri tempi sarebbe stato un tradimento punito con la forca.

Per chi scrive, ogni truffa favorita e perpetrata da amministratori, assessori e in generale, addetti pubblici e soggetti politici, è tra le peggiori infamie che, da un posto privilegiato, si ripercuotono con gravissimi danni su tutta la popolazione. Dunque, maggior controllo e maggiore repressione non sono urla di vendetta, ma adeguati castighi a pratiche illegali sempre più diffuse e impunite.

E chi delibera certe leggi, da dietro i sorrisi e le cravatte delle immancabili promesse, che abbia infine il coraggio di accettare di buon grado le modifiche agli errori commessi e poi, di pentirsi in pubblico e chiedere scusa alla brava gente.

 

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Articolo pubblicato il 14/11/2021