La fontana Campari di Brunate: tra storia e pionierismo!
La fontana Campari di Brunate (Como)

di Alessandro Mella

Salendo dal lungolago di Como verso Brunate, con la funicolare, è possibile passeggiare in un borgo davvero grazioso e ricco di reminiscenze storiche di vario genere ed origine.

Brunate, infatti, mostra ancora oggi l’antica vocazione turistica e le ville liberty con vista sul Lago rivelano e confermano come la villeggiatura, ma anche la permanenza stabile, di personaggi facoltosi e di cultura fosse una vivace normalità.

Ad un tratto, lungo la via che passa proprio sotto la stazione d’arrivo dei trenini, si può scorgere una realizzazione assai curiosa e dalla lunga storia.

Tutto risale al tempo in cui il comm. Davide Campari, di cui di recente scrissi in un pezzo dedicato, prese le redini dell’impresa fondata dal brillante padre Gaspare. Questi era un uomo dell’Ottocento che aveva fatto la gavetta al ristorante “Il Cambio” di Torino quando Camillo Cavour vi andava ancora a pranzo. Ma il figliolo era assai più dinamico ed era entrato pienamente nella logica movimentata del Novecento. Con le sue grafiche dai colori vivaci ed appassionanti, con il crescente successo di cartoline e manifesti illustrati, con la musica ed ogni forma di comunicazione possibile. E ad ognuna di queste l’imprenditore lombardo diede la dovuta attenzione ed un importante impulso finalizzato a promuovere i prodotti della sua rinomata impresa. Nessuno, forse più di lui, aveva capito quanto contassero davvero la pubblicità e la popolarità.

Ma proprio tramite il percorso, antico e nuovo, dell’impresa famigliare il comm. Campari aveva compreso come il pionierismo dovesse coniugarsi con la tradizione intrecciando, in un’armonica ed efficacia campagna promozionale perpetua, il passato con il presente ed il futuro.

Uomo colto e raffinato, egli ricordò i fasti dell’antica Roma quando l’elezione di un funzionario pubblico richiedeva un impegno elettorale importante per ottenere ed i voti e i candidati. Consapevoli di questo, essi si prodigavano nella realizzazione d’opere pubbliche che garantissero loro popolarità e memoria.

Ed a Roma, tra queste previdenze, andavano per la maggiore le fontane. Esse, in un tempo in cui l’acqua corrente in casa era pura utopia, rappresentavano una risorsa vitale per ogni centro abitato, strada, contrada, quartiere o zona di qualunque agglomerato urbano. Rifornite dai potenti acquedotti, le cui vestigia sono ancora oggi visibili, le fontane garantivano al candidato il favore di chi poteva ottenere acqua fresca e limpida a poca distanza dall’abitazione.

E se questo genere d’opere funzionava in politica perché non avrebbe dovuto funzionare nel commercio? Certo la disponibilità d’acqua potabile negli anni ’30 era un poco meglio della Roma imperiale ma per molte case l’averla, fresca e corrente, era ancora un sogno impensabile.

Forte di questa convinzione il nostro commissionò allo scultore Giuseppe Gronchi una serie di circa trenta fontane da installare qua e là per l’Italia. (1) Di queste oggi ne rimangono solo tre, due in Toscana (in località Le Piastre in provincia di Pistoia ed a Chiusi della Verna nell’aretino) ed una, appunto, nel comasco a Brunate.

Quest’ultima, oggetto di questo articolo, è un mescolarsi di stili poiché si scorgono richiami déco unitamente a cenni alla romanità neorazionalista che, a quel tempo, erano nella normalità delle cose. Essa traeva alimentazione idrica dalla fonte che alimentava il centro del paese.

In alcuni casi, ma non in quello di Brunate, queste fontane erano decorate con i busti del capo del governo, Mussolini, e del Re Vittorio Emanuele III ma non sempre. Altre volte vi si trovavano teste generiche, maschile e femminile, ma nel primo caso, nel dopoguerra, gli stessi vennero rimossi nel quadro del nuovo clima politico.

Queste opere furono, quindi, considerate come la prima forma di manifesto pubblicitario in tre dimensioni. (2)

Come abbiamo detto, di queste piccole meraviglie rimangono solo tre esemplari. La guerra, la politica, la naturale ma sciagurata predisposizione al demolire il passato, hanno cancellato molti esemplari.

Tuttavia, quelle ancora oggi esistenti sono, per fortuna, oggetto di cure ed attenzioni finalizzate alla tutela e conservazione e raccolgono l’interesse dei turisti.

Non si può, dunque, non raccomandarne la visita per dedicare pochi istanti ad una particolarità dell’arte e della pubblicità.

Alessandro Mella

NOTE

1) Giuseppe Gronchi nacque a Firenze il 14 luglio 1882. Scultore rinomato ed operoso, egli ha lasciato molte sue opere. Si spense nella città natale il 20 agosto 1944.

2) Parte di queste notizie provengono dal pannello esplicativo collocato in prossimità della fontana.

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Articolo pubblicato il 29/12/2021