L’inflazione in Italia galoppa, ma la politica tace!

L'Istat ha rivisto al rialzo la stima per il 2021: 3% a ottobre. Mai così alta da settembre 2012

E’ deludente leggere le prime pagine dei giornaloni. Negli ultimi giorni si sprecano titoli e supposizioni su quali potranno essere gli interventi anti Covid, prossimamente decisi dal Governo. Si forniscono, tra l’altro notizie contradditorie che, oltre a confondere  le idee agli italiani, contribuiscono a creare  panico.

Poi c’è la telenovela Quirinale. Non si procede con la ricerca del candidato autorevole e non chiacchierato, ma prevale l’ammucchiata o di veti contrapposti, agitati oltretutto da leader senza carisma e senza pudore.

Siamo proprio caduti in basso e non vorremmo che, il giorno in cui la scelta diverrà definitiva, ci si orienti su un candidato impresentabile, o quasi, ma frutto della lottizzazione più vergognosa.

Intanto è totalmente assente la mediazione  politica su tantissimi temi, dal tabù pensioni, al pianeta vastissimo dell’Economia, per citare i più eclatanti.

Senza che i leader che contano ne abbiano mai parlato, nel mese di ottobre, si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,7% su base mensile e del 3,0% su base annua (da +2,5% del mese precedente); la stima preliminare era +2,9%.

L’ulteriore accelerazione, su base tendenziale, dell’inflazione, dai dati Istat, è in larga parte dovuta, anche nel mese di ottobre, ai prezzi dei beni energetici (da +20,2% di settembre a +24,9%) sia a quelli della componente regolamentata (da +34,3% a +42,3%) sia ai prezzi di quella non regolamentata (da +13,3% a +15,0%).

Accelerano rispetto al mese di settembre, ma in misura minore, anche i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da +2,0% a +2,4%).

L’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale da +1,0% a +1,1%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +1,1%. L’aumento congiunturale dell’indice generale è dovuto prevalentemente alla crescita dei prezzi dei beni energetici regolamentati (+17,0%) e solo in misura minore a quella dei prezzi degli Energetici non regolamentati (+1,0%) e degli alimentari non lavorati (+0,7%).

Diminuiscono, invece, per ragioni ascrivibili per lo più a fattori stagionali, i prezzi dei servizi relativi ai trasporti (-0,7%) e dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,3%).

Su base annua accelerano i prezzi dei beni (da +3,6% a +4,2%), mentre la crescita di quelli dei servizi è stabile (+1,3%); il differenziale inflazionistico tra questi ultimi e i prezzi dei beni rimane negativo (-2,9 punti percentuali), ampliandosi rispetto a quello registrato a settembre (-2,3). L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,8% per l’indice generale e a +0,8% per la componente di fondo.

Accelerano i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona (da +0,9% a +1,0%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +2,6% a +3,1%). L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra un aumento dello 0,9% su base mensile e del 3,2% su base annua (da +2,9% di settembre); la stima preliminare era +3,1%.

L’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI), al netto dei tabacchi, registra un aumento dello 0,6% su base mensile e del 3,0% su base annua.

L’inflazione a ottobre accelera per il quarto mese consecutivo, dopo la conferma a luglio del tasso di crescita dei prezzi al consumo di giugno e i primi cinque mesi di marcata ripresa, portandosi così da una variazione negativa registrata a dicembre 2020 a una crescita di un’ampiezza che non si registrava da settembre 2012 (quando fu pari a +3,2%).

I beni energetici continuano a essere protagonisti, contribuendo per più di due punti percentuali all’inflazione e spiegando buona parte dell’accelerazione rispetto a settembre. E’ il commento dell’Istat ai dati diffusi in questi giorni. 

Sull’impennata dei beni energetici ci sarebbero poi da svolgere argomentazioni preoccupanti. Se si continua a blaterale di economia green, oltre all’aumento die prezzi ci troveremo dinanzi a crisi inedite per l’Italia, quali la carenza di energia.

Forse i bouvivant che inneggiano Greta e incoraggiano scelte scellerate di Comuni e Regioni, dovrebbero iniziare a preoccuparsi.

 

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Articolo pubblicato il 21/11/2021