Jeff Bezos dona 100 milioni di dollari alla Fondazione Obama

Amazon, Facebook, Google e non solo: ecco le big tech che finanziano i Dem americani

Jeff Bezos ha donato 100 milioni di dollari alla Fondazione Obama in onore dell'icona dei diritti civili John Lewis , secondo un annuncio della fondazione lunedì.

La donazione è il più grande contributo individuale ricevuto fino ad oggi, e il Plaza presso l' Obama Presidential Center sarà ribattezzato John Lewis Plaza.

Non è la prima volta che un multimiliardario delle Big Tech finanzia fondazioni o associazioni vicine ai Democratici.

Che tra i numerosi potentati economici che quest’anno hanno ampiamente foraggiato il Partito democratico americano ci fosse la Silicon Valley, non è una novità. Guardando tuttavia da vicino i finanziamenti effettuati, si nota che la potenza di fuoco dei colossi tecnologici è stata davvero impressionante.

Secondo quanto riportato da Open secrets (sito dell’istituto di ricerca apartitico di Washington, Center for responsive politics), il comparto «Communications/Electronics» ha donato, nel ciclo elettorale del 2020, 259,3 milioni di dollari ai dem.

Entrando poi nello specifico dei singoli candidati presidenziali di quest’anno, Open secrets riporta che il settore abbia principalmente sostenuto Joe Biden, con oltre 48.700.000 dollari.

Anche a livello di bacini legati a singole aziende, la maggior parte dei contributi è confluita nell’area dem. Alphabet ha versato circa 11.373.000 dollari, di cui il 92.9% è andato all’asinello. Microsoft ha invece messo in campo circa 8.847.000 dollari, di cui l’88,5% è stato convogliato nella galassia lib-dem.

Anche l’ 89,7% dei circa 3.600.000 dollari elargiti da Facebook è stato indirizzato verso il Partito democratico. Discorso analogo vale per Amazon che ha donato l’84% dei suoi 6.187.000 dollari complessivi all’asinello.

Anche dei circa 3.864.000 dollari totali sborsati da Apple, il 90,1% sono andati ai dem.

La Silicon Valley ha sempre guardato con fastidio alla guerra tariffaria, avviata dall’ex presidente Trump nei confronti di Pechino: per le aziende dell’area quelle tensioni hanno infatti significato meno investimenti cinesi e maggiori problemi per delocalizzare la produzione nella Repubblica Popolare.

Non dimentichiamo che fu proprio questo fattore ad aver costituito una delle principali cause di attrito tra l’ex inquilino della Casa Bianca e le Big Tech negli ultimi anni: era il gennaio del 2019, quando Trump dichiarò: «Apple produce i suoi prodotti in Cina. Ho detto a Tim Cook, che è un mio amico: “Fai i tuoi prodotti negli Stati Uniti. La Cina è il principale beneficiario di Apple, non noi”. »

Ma il caso più eclatante è stato proprio quello di Zuckerberg. Il patron di Facebook è finito nella lente del New York Post. L’accusa dell’inchiesta giornalistica è quella di aver condizionato il voto presidenziale del 2020 favorendo Joe Biden nella corsa alla Casa Bianca contro Donald Trump.

In particolare, è tramite la Chan Zuckerberg Initiative, un’organizzazione guidata dalla moglie di Mark Zuckerberg, Priscilla Chan, che i soldi sono stati versati a due organizzazioni no profit: secondo il NYP, il Center for Technology and Civic Life (CTCL) e il Center for Election Innovation and Research (CEIR) avrebbero ricevuto la somma di 419 milioni di dollari da parte della società controllata dalla famiglia Zuckerberg.

Così facendo, le due organizzazioni avrebbero condizionato il voto delle presidenziali, aumentando il margine del consenso di Joe Biden in degli Stati Chiavi come la Georgia e l’Arizona; dove di fatto i due avversari hanno lottato fino all’ultimo voto.

Risulta evidente che la pratica del voto elettronico unita alla cattiva abitudine, inaugurata da Obama, di sospendere totalmente il finanziamento pubblico ai partiti, ha ridimensionato di molto la democrazia più importante del mondo, lasciando spazio al condizionamento dei partiti da parte di interessi privati. Che questo sia da monito anche alle nostre latitudini; sopratutto verso chi, accecato da antipolitica e ‘manipulitismo di ritorno’, sostiene di voler sospendere i finanziamenti pubblici alla politica, convinto di fare chissà quale atto rivoluzionario.

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Articolo pubblicato il 23/11/2021