Cottolengo - Fatti più che parole

Bilancio sociale – Bilancio di missione

Carmine Arice, Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza, il 20 ottobre scorso ha presentato a Torino il bilancio sociale dell’anno 2020 del Cottolengo.

 

Il Cottolengo è innanzitutto un Santo, di nome Giuseppe Benedetto. Un Santo cui Torino ha dedicato una via, dopo ch’egli aveva dedicato a Torino la Piccola Casa della Divina Provvidenza, istituzione da lui fondata nel 1832 dopo aver vissuto un’esperienza drammatica. Qualche anno prima, chiamato al capezzale d’una giovane francese di passaggio per Torino, prossima al parto e rifiutata dagli ospedali della città, forse anche perché malata di tubercolosi, Giuseppe Benedetto Cottolengo, battezzata la neonata, aveva impartito la estrema unzione alla madre. Da quel momento, l’umile canonico cominciò a chiedersi, ha lasciato scritto, “come proporre la bontà di Dio, Padre provvidente, a creature che muoiono in uno stato tanto miserevole”.

In epoca prerisorgimentale, in cui erano vive e di ostacolo le diatribe teologiche, il Cottolengo passò comunque dal pensiero all’azione, per dar ausilio ai reietti, che nessun ospedale cittadino voleva ricoverare. Davanti alla Chiesa del Corpus Domini, nel cuore della Torino di allora, prese in locazione le due stanzette de “La volta rossa”, con la generosità dei tanti che hanno permesso, nel tempo, di fare del Cottolengo quello che è oggi: un ospedale, presidio sanitario di eccellenza, e un istituto che offre alloggio a più di 500 suore e si occupa, tra l’altro, di assistenza ad handicappati, tossicodipendenti, poveri senza fissa dimora, extracomunitari.

“Durante la emergenza insidiosa di questa pandemia” - ha detto Padre Arice - “pur con notevoli difficoltà, non sono mancati esempi di generosità, intraprendenza e una comune volontà di custodire e prendersi cura delle esistenze più fragili che abitano le nostre realtà”. Nel bilancio 2020 della Piccola Casa della Divina Provvidenza, egli ha aggiunto, “prima ancora dei risultati economici, è importante leggere la forza dello spirito, la vivacità del carisma nel contesto contemporaneo, l’impegno di quanti ancora oggi, dopo 194 anni, pensano che il Cottolengo abbia ancora una parola credibile da dire con i fatti più che con le parole”.

All’assemblea c’era anche il Presidente dell’APSA, la Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, Sua Eccellenza Monsignor Nunzio Galantino. Riportiamo alcuni passi del suo discorso.

“Il bilancio sociale è in fondo il racconto dell’anima e della passione che muove i numeri che sono stati presentati. Papa Francesco invita a contrastare l’atteggiamento manicheo di chi guarda con disprezzo al denaro... Presentare il bilancio è importante perché serve a conferire credibilità, perché ... è segno di rispetto per chi con fiducia e generosità eroga risorse per le opere della Chiesa... Non basta essere trasparenti e corretti ma è anche fondamentale rispettare la volontà dei donatori che costituiscono il primo collegio dei revisori delle nostre attività... Bilancio di missione è termine che preferisco a bilancio sociale perché... ci sono prestazioni da cui non derivano entrate ed è proprio questo aspetto che ci fa comprendere se stiamo andando sulla strada giusta”.

Galantino si intende di numeri, di bilanci e di utili, ma enfatizza la cultura del dono, in genere lontana dai prevalenti interessi economici dell’uomo. È una cultura che rimanda, per certi aspetti, al volontariato dei tanti privati che, con prestazioni gratuite, sopperiscono spesso alle molte carenze dello Stato specie nel settore del welfare, dei servizi sociali.

Si vales, vàleo

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Articolo pubblicato il 25/11/2021