L’ultima sigaretta del condannato a morte gli salva la vita.

È proprio vero che la soluzione arriva quando meno te l’aspetti e nel modo più impensato.

Già! Quante volte abbiamo tentato di risolvere situazioni, ormai insostenibili e destinate a finir male, ma senza riuscirci, fino a quando …

Questa storia me l’ha raccontata direttamente chi l’ha vissuta e nessuno l’avrebbe mai conosciuta se egli stesso non avesse deciso di non tacerla. Perché spesso e volentieri sono fatti quasi insignificanti per chiunque tranne per colui al quale ha cambiato la vita. E altrettanto spesso e volentieri renderla nota a qualcuno rimedia solo una serie di reazioni banali e accondiscendenti per pura noia o generica superficialità.

 

Ed ecco il fatto avvenuto circa una trentina di anni or sono.

Questo amico, insieme alla sua compagna, era ospite, insieme ad altre coppie, presso casa di amici comuni, anch’essi coppia con una figlia piccola, presente alla festa che questi ultimi avevano organizzato per ritrovarsi tutti insieme almeno una volta.

 

Trascorsa parte della serata e ormai giunta al termine anche la deliziosa cena, che avevano consumato in allegria, accadde che, per qualcuno, finito di sorseggiare il caffè e anche il “pussacaffè” alcoolico, scattasse il momento della abituale sigaretta. Tuttavia per rispetto della casa altrui, delle più elementari norme di salute e di cortesia verso chi il fumo non lo sopportava, come la bambina, oltre alla presa d’atto che le temperature esterne non fossero accoglienti (intorno ai zero gradi) convennero tutti di trovarsi a fumare nella stanza servizi adiacente il grande salone dove tutto si stava svolgendo.

 

Così avvenne. Tutti i convenuti si stiparono nel luogo designato, mentre nell’ampio salone con tutto il ben di dio ancora disponibile per una ripassatina di memoria golosa restarono solo una coppia di “vegetariani non fumatori” insieme alla bambina con al quale si misero a giocare allegramente.

 

E fu allora che colui che mi ha raccontato questa storia fu fulminato dalla visione dello stato delle situazioni in essere e da una suggestione perentoria conseguente.

 

Alla vista comparata di una moltitudine stipata a fumare in un ambiente angusto, saturo di fumo ed altri non proprio gradevoli miasmi, e tre persone libere di muoversi in un ampio spazio con la possibilità di approfittare nuovamente del meglio desiderabile, comprese immediatamente quale fosse la dipendenza che lo induceva ad una scelta così assurda e decise che quella sarebbe stata la sua ultima sigaretta. E così fu ed è ancora oggi (perché è vivo e ha qualche anno più di me).

Chissà perché mi vengono in mente strane inverse analogie con i momenti che stiamo passando ora tra accessibilità e divieti a luoghi di divertimento per consumare questo o quel tipo di “droghe quotidiane, accettate e condivise da enti, parenti e affini istituzionali”, alle quali non sappiamo ormai più resistere e rinunciare, chiamate necessità di consumare oppure libertà (anche se non proprio liberamente indotta) di scelta morale e responsabile per la salute e l’economia sociale …

 

… ma questa è un’altra storia che scriverò quando qualcuno me la racconterà tra qualche anno, allorché il fumo dell’incendio che oggi divampa tra opposte fazioni, avvolgendole entrambe e rendendole cieche, si sarà diradato!

 

grafica e testo

pietro cartella

 

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Articolo pubblicato il 27/11/2021