Il Trattato del Quirinale che avvicina l'Italia di Draghi alla Francia di Macron

Scopriamo più nel dettaglio l'accordo storico fra Palazzo Chigi e l'Esagono.

ll potere a Roma, si sa, non è mai stato privo di mistero. Non sorprende quindi che il Palazzo del Quirinale sia uno dei luoghi più segreti della città. Questa antica dimora dei papi e dei re d'Italia, costruita sulla sommità di una collina (il colle della divinità sabina Quirino), divenne naturalmente la residenza dei presidenti quando fu istituita la Repubblica nel 1946. All'interno delle sue spesse mura, il capo dello Stato svolge il suo ruolo istituzionale, soprattutto formale.

Il Quirinale non è il centro della vita politica italiana. È lì, invece, che tutte le crisi si risolvono, ed è sempre lì che si tengono le cerimonie più solenni.

Venerdì 26 novembre, alle ore 9, il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, e il presidente francese, Emmanuel Macron, hanno firmato un trattato bilaterale senza precedenti.

Lo hanno chiamato : “il Trattato del Quirinale”. Ufficialmente denominato “Trattato tra la Repubblica Italiana e la Repubblica Francese per una cooperazione bilaterale rafforzata”.

 

Questo accordo è frutto di un lungo e complesso impegno negoziale, proseguito per tutto il 2021. È finalizzato al rafforzamento del rapporto bilaterale tra Roma e Parigi, attraverso un dialogo tra le Amministrazioni, consultazioni periodiche e l'individuazione di un'agenda comune con grandi temi e priorità condivisi.

Macron è stato accompagnato a Roma dai ministri: degli Esteri, Jean-Yves Le Drian; dell'Economia Brune Le Maire; della Difesa Florence Parly; dell'Interno Gérald Darmanin, e dal segretario di Stato agli affari europei Clément Beaune. Proprio a causa della pioggia battente, Draghi ha ricevuto Macron sotto il porticato di Palazzo Chigi, e non in cortile come di consueto, da dove hanno ascoltato i due inni nazionali, prima di salire nella sala dei Galeoni per un'altra stretta di mano in favore delle telecamere.

Gli "obiettivi" dei due paesi "sono quelli dell'Ue, la lotta al cambiamento climatico, la transizione ecologica fatta con giudizio e rapidità, la transizione digitale, la ricerca di una sovranità europea", ha detto il premier Draghi in conferenza stampa.

"Cercare la sovranità europea significa voler disegnare il nostro futuro come lo vogliamo noi europei, non ce lo vogliamo far disegnare da altri. Per essere sovrani occorre che l'Europa sappia proteggersi e difendere i propri confini: bisogna creare una vera difesa europea. Questo Trattato aiuta questa creazione di una difesa comune che è complementare alla Nato, non è sostitutiva: un'Europa più forte fa una Nato più forte. Questo è uno dei primi e più fondamentali passi verso cui è diretto questo trattato".

 

Dal canto francese invece, Macron ha detto: Roma "rappresenta tanto per il destino dell'Europa". Ha poi continuato: "Creeremo una visione geopolitica comune: condividiamo la visione europea e internazionale", contribuiremo a costruire una "difesa europea comune più forte che contribuisca al rafforzamento della Nato; avremo una cooperazione rafforzata nella lotta contro le migrazioni illegali e i trafficanti, per proteggere le frontiere esterne dell'Europa".

"Questo trattato segna un momento storico nella relazione tra i nostri paesi, Francia e Italia consolidano la loro vicinanza, e i loro legami, da oggi siamo ancora più vicini". Ha aggiunto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, nel corso delle dichiarazioni alla stampa presso Villa Madama. "Noi condividiamo molto più dei confini: la nostra storia, la nostra arte". "Negli ultimi mesi i rapporti tra Italia e Francia si sono ulteriormente avvicinati. Cooperiamo sui temi che stanno più a cuore ai nostri paesi, istituiamo un servizio civile italo-francese, un comitato di cooperazione transfrontaliero, riconosciamo la necessità di una politica di gestione dei flussi migratori condivisa dall'Unione Europea in termini di responsabilità. È di oggi anche la firma di un trattato di cooperazione sullo spazio. E almeno una volta ogni tre mesi un ministro italiano parteciperà a un Consiglio dei ministri francese e viceversa. Il senso è che possiamo rafforzarci solo attraverso sforzi comuni e l'accelerazione di un processi di integrazione europea: il trattato firmato oggi segna l'inizio di questo percorso". "Penso - ha aggiunto - al rilancio degli investimenti, soprattutto in ambiti strategici e innovativi come i semi-conduttori; alla transizione digitale ed energetica; Dobbiamo dotare l'Unione Europea di strumenti che siano compatibili con le nostre ambizioni e con le aspettative dei nostri cittadini".

Il testo del “trattato del Quirinale” è composto da una sessantina di pagine. Le prime trenta comprendono una premessa, in cui sono chiariti gli obiettivi comuni, e undici capitoli su altrettante questioni nelle quali Francia e Italia si impegneranno a collaborare. Questi capitoli riguardano gli esteri, la difesa, l’Europa, l’immigrazione, la giustizia, lo sviluppo economico, la sostenibilità e la transizione ecologica, lo spazio, l’istruzione, la formazione e la cultura, la gioventù, la cooperazione transfrontaliera e la pubblica amministrazione. Un pnto interessante su cui vale la pena soffermarsi è la cooperazione in materia spaziale, per la quale i due paesi neolatini si accordano su come portare avanti una cultura strategica comune nel quadro Nato ed europeo. 

Le ultime trenta pagine del “trattato del Quirinale” sono invece dedicate al programma di lavoro, in cui i governi francese e italiano spiegheranno nello specifico come migliorare la cooperazione sulle varie tematiche affrontate nell’intesa.

L’idea di sottoscrivere un nuovo trattato di collaborazione tra Italia e Francia non è nuova: è stata lanciata già il 27 settembre 2017, in un incontro a Lione tra l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ed Emmanuel Macron, da maggio di quell’anno presidente francese. Al vertice di Lione Macron aveva proposto la firma di un’intesa tra tra i due Paesi, dichiarando: «Si può immaginare un “trattato del Quirinale”, come quello dell’Eliseo», un accordo di cooperazione che la Francia aveva siglato nel gennaio del 1963 con l’allora Germania Ovest.

Secondo alcuni commentatori, all’epoca Macron aveva avanzato la proposta di un nuovo trattato per attenuare le divisioni tra i due Paesi, principalmente su due questioni: la gestione dei flussi migratori e la decisione – da parte dello stesso Macron – di nazionalizzare i cantieri navali del porto di Saint Nazaire.

Tuttavia, al netto delle dichiarazioni reciproche, l’obiettivo ultimo di Macron e di Draghi sarebbe quello di creare un asse franco-italiano per controbilanciare la superiorità economica tedesca e scongiurare che, nel futuro post-pandemico, la Germania ritorni a imporre politiche di bilancio più restrittive e austere.

I lavori per la stesura del “trattato del Quirinale” sono iniziati il 16 febbraio 2018, quando si è tenuta la prima riunione del gruppo dei sei cosiddetti “saggi” nominati dai governi francese e italiano per la scrittura del testo.

I “saggi” nominati dall’Italia sono stati Franco Bassanini, più volte ministro e sottosegretario, Marco Piantini, consigliere per gli Affari europei di Gentiloni e Paola Severino, rettore dell’Università Luiss Guido Carli. Quelli della Francia sono stati Sylvie Goulard, ex ministra della Difesa, Gilles Pécout, rettore dell'Académie de Paris, e Pascal Cagni, presidente di Business France, l’agenzia per lo sviluppo internazionale delle imprese francesi. La supervisione dei lavori è stata affidata all’allora sottosegretario agli Affari esteri Sandro Gozi (da sempre molto vicino a Renzi) e alla ministra degli Esteri francese Nathalie Loiseau. Curiosità: Gozi è oggi un parlamentare europeo del gruppo politico liberale “Renew Europe” ma, pur essendo cittadino italiano, è stato eletto in Francia con ‘Renaissance’, lista promossa dal presidente francese Macron alle elezioni europee del 2019.

All’inizio, il trattato sarebbe dovuto essere firmato nell’autunno 2018, ma tra l’estate del 2018 e l’estate 2019 i rapporti tra l’Esagono e il Bel Paese si sono deteriorati, con la nascita del primo governo Conte. I lavori per la scrittura del trattato sono poi ripartiti nel febbraio 2020, con il secondo governo Conte, in particolare dopo l’incontro a Napoli tra il primo ministro Conte e lo stesso Macron.

Lo scorso anno Berlino si è spesa per salvare l’eurozona flagellata dalla crisi economica, soprattutto Italia e Francia smascherate dal virus nelle loro fragilità strutturali. Con inedita maturità, la Repubblica Federale ha voluto garantire l’emissione di bond da parte della commissione europea, sostanza del Next Generation Eu, finalmente conscia di come il precipitare dell’Italia (settentrionale) distruggerebbe anche l’industria teutonica e la moneta unica.

Ma l’opinione pubblica tedesca è restia a impegnarsi sine die per i propri ‘satelliti’.

Di qui l’accelerazione imposta al trattato italo-francese.

Nel 2021 è arrivato infatti l’annuncio della firma del “trattato del Quirinale”; fissata a Roma per il 25 novembre. La notizia ha destato in poche ore le critiche della destra, soprattutto di Fratelli d’Italia e Lega.

Uno dei parlamentari più critici rispetto al “trattato del Quirinale” è stato il senatore della Lega Claudio Borghi. Il 16 novembre Borghi ha scritto sul suo profilo Twitter: «Spero non sia vera la notizia che vede Macron a Roma settimana prossima per firmare un trattato, cosiddetto del Quirinale, di cui nessuno sa nulla nonostante molteplici interrogazioni». Con tono polemico, il senatore si è chiesto: «Ricominciamo con il vendere il mare?».

Con quest’ultima domanda, Borghi ha fatto riferimento a una questione che la destra ha rilanciato più volte in passato e riguarda il cosiddetto “accordo di Caen”; un trattato firmato nel 2015, che avrebbe dovuto definire una volta per tutte i confini marittimi di Italia e Francia, fino ad allora regolati da una serie di consuetudini e patti siglati in passato. Il problema era che quest’ultimo fosse totalmente sbilanciato in favore delle acque e della territorialità francese.

Il timore è che, senza nemmeno consultare il Parlamento, Draghi e Mattarella, abbiano proseguito lungo il solco già tracciato da Gentiloni; questo spaventa non poco le forze sovraniste e patriottiche del Paese.

Tuttavia, come previsto dalla Costituzione, il Parlamento sarà sicuramente coinvolto nella procedura per la ratifica del “trattato del Quirinale”: dopo la firma da parte dei rappresentanti del governo(in veste di plenipotenziari), e prima che il Presidente della Repubblica ratifichi, sarà necessaria l’approvazione da parte delle Camere di una legge ordinaria che autorizzi il Quirinale a ratificare. Solo al termine di questa procedura il trattato inizierà ad avere efficacia giuridica.

Al netto di un sovranismo nazionale piuttosto indebolito (dalle ultime elezioni americane e dalla pandemia); nell’Italia ‘draghiana’ sembra farsi largo un nuovo tipo di sovranismo, quello europeo.

Lungo questi ultimi mesi di governo Draghi, l’intesa bilaterale franco-italiana ha acquisito slancio, sopratutto in tempi di pandemia e con l’aggravarsi della posizione italiana in Nord Africa e nei Balcani; l’Italia necessita di un alleato solido, e possibilmente simile a lui per cultura e identità (neolatino).

Il 2 settembre Emmanuel Macron e Mario Draghi hanno cenato a Marsiglia, al “Petit Nice”, in un'atmosfera molto calorosa. I due uomini sono rimasti al tavolo fino a mezzanotte, quando Mario Draghi ha festeggiato il suo 74esimo compleanno. Questo evento, che può apparire puramente simbolico, in realtà nasconde la strategia dell’attuale governo di creare un asse strategico franco-italiano, o neobonapartista se preferite; dove Roma e Parigi isolino le posizioni di Berlino in Europa, e si compattino come i migliori interlocutori credibili agli occhi di Washington.

Tuttavia, il rapporto con i nostri ‘cugini d’Oltralpe’ non è mai stato alla pari, e mai lo sarà. La Francia rispetto a noi ha sicuramente un margine di manovra più ampio all’interno della sfera d’influenza statunitense. Questo incantamento filo-francese potrebbe finire insieme alla leadership di Draghi; quando, al posto dell’attuale premier arriveranno da Roma interlocutori meno credibili agli occhi di Parigi(e di rimando degli Usa); lasciando all’Italia solo il vezzo di aver preso parte al Quirinale ad una giornata storicamente importante, ma di totale sottomissione al perenne domino transalpino.

Scevri quindi dalla retorica dei media nostrani, nei prossimi anni rischiamo di cadere definitivamente dentro la sfera d’influenza francese, costretti ad accettare le manovre parigine, sia in ambito industriale che geopolitico. Ridimensionando così il nostro ruolo nel mediterraneo. Ma le alternative, austerity di marca tedesca e ingerenza turca nel nostro estero vicino, si prospetterebbero perfino peggiori.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 27/11/2021