L’EDITORIALE della DOMENICA di CIVICO20NEWS – Enrico S. Laterza : Suspizia

2025, l’Anno del Resettone (o Big Reset), uno sterminio di massa: per le Feste, esce nelle sale (al 100%, forse) il nuovo immancabile film fanta-distopico paranoicomplottista di Doriano Rame

Mentre già ci siamo avvezzati e incominciamo ad apprezzare (maschietti compresi) la moda mascherata del burqa integrale da Batman e le orecchiette ritorte da maestro Yoda di Star Wars, un’ennesima ondata pandemoniaca, quasi un dannato tsunami pestilenziale, con notevoli insensati reflussi disinformativi, si sta avventando su di noi europoidi, adesso minacciati dall’avariata variante sudafricana (originata, guarda caso – e con scorno delle bufale irrancidite di Montagnier, Vanden Bossche & Co. – in un’area con bassissima percentuale, il 28 circa, di inoculati e con i pronipoti “omicron” degli allegri microbi di Wuhan, che girano indisturbati ad accender focolai, ad incrementarsi a dismisura e a mutare mostruosamente). A tal punto che la destrorsa Austria (in)felix, che diede i natali a giganti del calibro di Mozart, Strauss, Klimt e Freud, nonché al pittorucolo caporal-cancelliere Adolf, Führer del Terzo Reich, si deve arrendere e segrega i non immunizzati, serrando anche i caratteristici mercatini, immediatamente imitata dalla Grande Germania (con Anschluss inversa?), orfana dell’Angela custode. Figuriamoci il nostro Dragone nazionale!... Hanno un bell’infuriare nelle periferiche piazzette (quelle ampie e centrali son state vietate) i no-pass, no-vax, sic-dux sfascistoidi, sovente magari eredi rinnegati dell’amabile Mascellone, che paradossalmente protestano e manifestano per i sacrosanti diritti costituzionali di libera espressione, che, all’epoca, il loro immarcescibile mentore aveva abolito!... Ottenendo giusto l’opposto (o volevano raggiungere, per reazione, proprio quell’obiettivo?). Faranno mica gli scemi per non andare in guerra?

 

La stupidità, spesso mischiata con ignoranza e paura, è la malattia più infettiva e letale.

 

Intanto, l’appena boosterizzato e rivitalizzato giovin-vecchietto Berlusca, coll’onorevole fedina-penale riverginata ed intonsa, dunque degno rappresentante dell’etilico italico popolino bovino smemorato (probabilmente per gli effetti collaterali delle venefiche pozioni delle stregone Astrazen, Modernia e Pfizerot), in un sonnolento irragionevole incubo (per i governati), sogna il soglio quirinalizio, folgorante di splendore tricolorato, e l'eroico Lo-Renzi d’Arabia Saudita mira, senza vergogna, alle grazie degli scioccanti sceicchi tri/ta-gior/na/li/sti, suoi affezionati compagnucci di merende (resta il mistero inglorioso di quali virtù nascoste, che nello Stivaletto d’Enotria non siamo in grado di scorgere, i principeschi committenti petrodanarosi stimino o sopravvalutino – e paghino lautamente – nello squillante oratore senatoriale…, ma nemo propheta in patria, si sa! Che l’astuto toscano stia imbrogliando gli ingenui emiri del Golfo? Per citare il proverbio, “sempre meglio un defunto dentro casa che un Matteo rignanese all’uscio”).

 

In questo tranquillo clima di salute e sicurezza, rappacificazione e concordia, per l’imminente periodo festivo, è in proiezione nelle sale (forse al pieno di spettatori) e sui server internet il nuovo immancabile film fantascientifico-complottista di  Doriano Rame “dalla faccia-di-bronzo”  (regista di celebri pellicole vacuorror, tra cui Arancione soffuso, del 1985, Inverno, 1990, e La Quarta Matrigna, 2017): Suspicia (o Suspizia, con allusione al titolo del racconto di Dürrenmatt), tratta dall’omonimo bestseller di Tim Tin, s’inserisce nel nutrito filone narrativo cinematografico distopico di Zardoz (1974), il profetico Morbo di Amburgo (1979), Orwell 1984 (1984), L’esercito delle 12 scimmie (1995), Blindness (2008, dal romanzo Cecità di José Saramago), Contagion e In Time (entrambi del 2011), Elysium (2013) eccetera eccetera.

 

Un cenno alla sinossi: siamo nel prossimo futuro 2025 (o 2030, o 2050, boh?!), l’Anno del Resettone, ossia Big Reset, e sei su sette miliardi di abitanti del Pianeta (tra cui – mi spiace – lo scrivente e la maggior parte di voi lettori) son stati sterminati, con sofferenze atroci e schifosamente splatter, a causa dalle nefaste conseguenze medico-sanitarie delle massicce dosi di tossico siero anti-covid, reiteratamente sparate nelle vene degli ignari, inermi e creduloni cittadini mondiali (bisogna presumere che si sia verificato lo straordinario miracolo che siano arrivate, per carità pelosa, anche ai poveracci delle zone “svantaggiate” del Globo); ovviamente si salvano solo i cospirazionisti e i cospiratori, cioè gli intelligenti renitenti alla siringa e i crudeli macchinatori, ideatori e realizzatori dell’oscura trama esiziale, le sinistre élite “illuminate”, impersonate dall’eterno attendente al trono Carlo d’Inghilterra (ehm…); molti altri si erano auto-eliminati in precedenza, schiantandosi al suolo o nel nulla, a bordo di aerei, o inabissandosi con natanti nella fossa dietro le Colonne d’Ercole, poiché ostinatamente convinti dell’assurda teoria che la Terra fosse rotondeggiante (un pallone!) e non – come appare evidente – piatta, tipo pizza col crostone; con così vasti spazi sgombrati dall’inquinante invadenza antropica, l’ambiente naturalmente torna a rinverdire e a rifiatare (ad esempio, si depura l’Amazzonia da Amazon), però tra i pochi individui residui, semi-isolati, serpeggia e aleggia un’atmosfera paranoica di sospetto vicendevole: “Tu sei un perspicace innocente, scampato alla decimazione, o uno dei colpevoli occulti dell’immane strage?”, si domanda ciascuno, scrutando di sottecchi, con latente ostilità, il prossimo, nei rari incroci reciproci o nello schermo d’uno strumento digitale di vigilanza o comunicazione a distanza. L’hobbesiano bellum omnium contra omnes piomba inesorabile. L’Apocalisse. The End (of the war, and World, and word).

 

Per non spoilerare, riveliamo la scena conclusiva: l’ultimo essere-umano superstite, dimenticato e abbandonato lassù, sul pilastro dorico, ai margini della società ormai distrutta, sarà uno stilita (chiaro omaggio a Simon del deserto, 1964, di Luis Buñuel), destinato a morire di noia e d’inedia, alla fin-fine.

 

 

Enrico S. Laterza

 

 

 

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Articolo pubblicato il 28/11/2021