Draghi e Giorgetti abbandonano i lavoratori per salvare la poltrona

Analisi approfondita dell'On. Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista.

Il 10 novembre scorso vi ho parlato di come il Governo Draghi abbia abbandonato i lavoratori di due multinazionali che hanno deciso di delocalizzare e licenziare quasi un migliaio di operai che hanno la sola colpa di aver lavorato nell’azienda sbagliata.

Il tema del lavoro è complesso e di non facile trattazione ma come testata giornalistica abbiamo il dovere di stare vicino a quegli italiani che rischiano il posto di lavoro pur lavorando in stabilimenti produttivi e con bilanci più che in attivo.

Sul tema ho voluto interpellare l’onorevole Marco Rizzo, Segretario Generale del Partito Comunista, che da ex-magazziniere e da più volte membro della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, conosce bene il tema e sa come affrontarlo.

Al Segretario Rizzo ho domandato: “Come vede la gestione dello sviluppo economico da parte del Ministro Giorgetti e del Capo del Governo Draghi sui casi Whirlpool e Saga Coffee?”.

Con la sua forbita quanto chiara dialettica Marco Rizzo mi ha risposto: “Vorrei evitare la solita giaculatoria che mi ricorda tanto quella della canzone di De André: “Si impegna, si indigna, poi getta la spugna con gran dignità”.

Vediamo innanzitutto che i due casi che lei ha citato uniscono idealmente il Nord e il Sud di questo Paese, lavoratori delle grandi città e delle piccole. Stiamo parlando di aziende non decotte, ma in piena attività produttiva. Quindi non ci sono aree che si possono ritenere al sicuro da questo pericolo.

Secondo, il problema sta “nel manico”, come si dice. Se si accettano come inviolabili le regole del “mercato”, quello che non vediamo è la regola già da un pezzo.

Si dice: “cerchiamo un nuovo compratore”. Ma perché questo nuovo imprenditore dovrebbe essere più bravo del precedente? I mercati sono così concorrenziali che non esiste questa possibilità; quindi i casi sono due; o è un missionario (e lo reputo poco probabile) oppure va a caccia di sussidi pubblici da ottenere usando i lavoratori come “ariete sociale”, spremere la mucca fintanto che si può e poi scappare impunemente. L’unica possibilità, concreta dal punto di vista della percorribilità economica e legale, è quella di uscire dalla logica del “mercato”.

Gli unici che possono farlo sono i dipendenti che possono lavorare senza avere un occhio (o tutti e due) al profitto, ma alla loro sopravvivenza come lavoratori con la loro dignità e “professionalità”, come si abusa dire oggi.

Vediamo. La Costituzione della Repubblica, negli articoli 41, 42, 43 non solo limita l’iniziativa privata, ma prevede la possibilità di “trasferire, mediante espropriazione… allo Stato, ad enti pubblici o alla comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese…”.

Come mai questi articoli della Legge Fondamentale dello Stato non trovano mai applicazione né leggi attuative?

La vicenda della gestione pubblica in Italia è stata fallimentare, come insegna la vicenda Alitalia, perché è stata una gestione che di “pubblico” non aveva nulla, tranne i soldi. Questi sono andati agli approfittatori che hanno spolpato l’azienda. Solo il controllo dei lavoratori e la gestione attraverso società trasparenti e controllate dalla collettività possono evitare queste ruberie.

E qui veniamo al terzo punto: la politica.

Quando l’ideologia politica che permea tutti i partiti, da destra a sinistra, forse ormai quelli che si dicono di sinistra più degli altri, è basata sull’accettazione – come dicevamo prima – delle regole del mercato come un dato di natura incontestabile e irreversibile il risultato non può che essere questo.

Purtroppo i sindacati concertativi sono del tutto immersi in questa logica e si limitano a svolgere una funzione marginale, se non quella dannosa di “pompieraggio”.

Il caso della Whirlpool è emblematico. Prima si è puntato tutto su una vertenza legale che chiedeva di sanzionare i licenziamenti come comportamento antisindacale. Quando questa barricata di carta è venuta giù, si sono trovati spiazzati.

Dall’altro lato i ministri del Governo latitano perché non hanno alcuna voce in capitolo. E’ ormai tutto concentrato nelle mani di Draghi e del suo “cerchio magico”. In ogni caso la loro ricetta è sempre la stessa: strappare qualche mese di agonia, consentendo nel frattempo lo smantellamento delle attrezzature e della mobilitazione operaia, e aspettare che il tempo faccia il suo corso.

Nel frattempo i lavoratori, sapendo che aria tira, contrattano una buona uscita con l’azienda e tutto finisce lì. Gli operai hanno bisogno di chi dia loro gli strumenti politici per opporsi a tutto ciò, che non possono venire da chi li sta massacrando da decenni.

Lei mi chiede di Giorgetti. Se la Lega a parole rappresenta quello che noi abbiamo sempre chiamato il “sovranismo di cartone”, ossia difesa degli interessi nazionali a parole e accettazione nei fatti di tutte le politiche antioperaie, che trova coronamento nel loro appoggio al governo del banchiere Draghi.

Giorgetti è l’uomo che più di ogni altro incarna le estreme conseguenze di questa politica. Le sue convulsioni riguardano la tattica, ma non le linee di fondo strategiche e le tattiche sono per entrare con maggiore decisione dentro i centri di potere che si stanno consolidando in Italia e in Europa per evitare che la Lega ne resti tagliata fuori.

Dall’altro lato cerca di evitare che Fratelli d’Italia - tra l’altro partito “sovranista” che esprime piena fiducia in Draghi e vota tutto quello che propone – tagli l’erba sotto i piedi della Lega. Parliamo quindi di una bega interna a settori politici che non contano più nulla, rispetto ad una finanza che ormai la fa da padrona senza più nessuna mediazione”.

Leggendo le parole del Segretario Rizzo si comprende bene quanto gli operai vengano usati come “merce di scambio” e contrattazione dai partiti politici che guardano più al loro interesse che a quello del Popolo.

E’ ormai chiaro a tutti che ciò che interessa maggiormente i politici è la pecunia piuttosto che il benessere della classe operaia, del settore impiegatizio e dei lavoratori del terzo settore. Il lavoratore è, ahimé, abbandonato a se stesso e in Parlamento non vi è neppure un partito che si batta per la classe operaia. Tutto ruota attorno al P.N.R.R., all’elezione del Presidente della Repubblica e alla iper-sponsorizzata pandemia.

Torneremo senz’altro ad occuparci del tema perché l’Italia, almeno sulla carta, è una “Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

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Articolo pubblicato il 30/11/2021