La leggenda di Sant'Eligio
Il Miracolo di Sant’Eligio, nella Parrocchiale di Salbertrand (Torino)

Di Ivo Zoccarato

Fonte: Associazione Italiana di Storia della Medicina Veterinaria e della Mascalcia (A.I.S.Me.Ve.M).

 

Il 1° dicembre ricorre la festa di Sant’Eligio, patrono dei Maniscalchi e dei Veterinari.

La scena della miracolosa ferratura del cavallo è stata, in varie epoche, più volte riprodotta da numerosi artisti per adornare diverse chiese, non solo in Italia.

Le prime immagini compaiono fin dalla stesura degli statuti dell’arte dei fabbri.

Navigando nel sito della nostra Associazione si possono vedere alcune di queste immagini.

Per contro, meno nota è l’attenzione letteraria, nei riguardi de “La leggenda di Sant’Eligio e del cavallo risanato”, alla quale Alexandre Dumas (padre), autore de I tre moschettieri, ha dedicato un intero capitolo, il LXV “Comment Saint Éloi fut guéri de la vanité”, del suo Impressions de voyage, reportage feuilleton apparso a puntate, sulla Revue des deux mondes, nel 1832 e pubblicato in Italia nel 1834, in versione ridotta, con il titolo di In viaggio sulle Alpi.

L’autore descrive il momento in cui, proveniente dalla Svizzera in prossimità di Domodossola si imbatté in una processione, tutta italiana, di una corporazione di maniscalchi che stava festeggiando Sant’Eligio.

Dumas, che riporta alcune notizie della vita del santo, afferma però di non conoscere l’episodio per il quale i maniscalchi gli sono devoti. Incuriosito chiede notizie al mastro di posta, a cui si era rivolto per un servizio di carrozza da Domodossola a Baveno, e viene così a conoscenza di quanto narra la leggenda.

Eligio, oltre che un orafo, era anche un abilissimo maniscalco tanto bravo che gli bastavano tre “calde” per modellare i ferri. I chiodi che usava per fissarli allo zoccolo sembravano delle pietre preziose incastonate su anelli.

Ben presto però l’abilità portò con se la vanità ed Eligio fece montare un’insegna sulla sua bottega che diceva Éloi, maître sur maître, maître sur tous, il maestro dei maestri, il maestro su tutti.

La superba affermazione non mancò di suscitare la sensibilità degli altri maniscalchi, sia in Francia che in Europa, tanto che il clamore raggiunse anche il paradiso. Fu così che il buon Dio, girato lo sguardo verso Limoges, vide l’insegna, tanto orgogliosa, e sapendo come l’orgoglio fosse frutto del demonio già stava pensando a quale castigo, l’irrispettoso maniscalco, meritasse.

Ma Gesù Cristo, che osservava il padre assorto nei suoi pensieri, intervenne a difesa di Eligio: è vero padre, l’insegna è irrispettosa, ma Eligio è veramente abile, solo ha dimenticato che la sua abilità gli viene dal regno dei cieli e comunque, a parte l’orgoglio, è pieno di buoni principi.

Gesù Cristo ottenne dal padre il permesso di provare a riportare ad un più umile e rispettoso contegno l’abile maniscalco.

Fu così che, sotto mentite spoglie, discese in terra è si presentò alla bottega di Eligio per offrirgli i propri servigi.

Che cosa sai fare? domandò il maestro dei maestri, penso di poter forgiare e ferrare altrettanto bene di chiunque altro, fu la risposta. Senza eccezione alcuna? ribatté Eligio. Senza alcun dubbio! disse pronto il “finto” viandante.

L’orgoglio cominciava a prendere il sopravvento su Eligio che mostrò a Gesù il ferro che aveva appena terminato e gli chiese: sapresti realizzarne uno così? Un bel lavoro, ma penso di poter far meglio rispose l’altro. In quante “calde” pensi di poter forgiare il ferro chiese Eligio.

Una! fu la pronta risposta. In media ogni maniscalco faceva ricorso a non meno di cinque sei “calde” ad Eligio, il migliore, ne bastavano tre. Eligio rise, certo che fosse impossibile, prese una verga di ferro e la porse allo sconosciuto che osava sfidarlo.

Gesù presi gli attrezzi, pinza e martello, mise la verga nella forgia e con una “calda” realizzò il ferro.

Eligio esaminò il ferro senza trovare alcun difetto e non gli rimase altro da fare che mettere alla prova lo sconosciuto con la ferratura. Eligio fece per chiamare gli assistenti perché bloccassero il cavallo, ma lo sconosciuto gli disse che non serviva.

Estratto un affilato coltello sollevò l’arto posteriore sinistro e lo tagliò di netto all’altezza del garretto e comodamente ferrò lo zoccolo per poi riattaccarlo e ripetere la medesima procedura sui restanti tre “piedi”.

Eligio rimase a dir poco sbalordito e Gesù rincarando la dose gli chiese: Ma come, voi non conoscevate questo metodo per ferrare?

Sì sì! ne ho sentito parlare…ma ho sempre preferito l’altro metodo…

Eligio, per evitare di avere un tal concorrente, decise di assumerlo a bottega come primo garzone. L’indomani mattina lo inviò fuori città per alcune commissioni.

Approfittando della sua assenza, cominciò a studiare attentamente la tecnica che aveva visto mettere in pratica il giorno prima, in attesa della prima occasione per applicarla. Poco dopo si presentò alla sua bottega un cavaliere proveniente dalla Spagna e diretto in Inghilterra, per concludere degli affari con San Dustano, il suo cavallo aveva appena perso un ferro posteriore.

Quale miglior occasione per provare la nuova tecnica?

In un attimo Eligio amputò il “dito” del cavallo, subito lo ferrò, ma a differenza di quanto aveva fatto Gesù non era più in grado di riattaccare il moncone al cavallo, che stava rapidamente perdendo sangue ed esanime giaceva a terra.

Disperato Eligio, pervaso da un gelido sudore, stava per rivolgere il coltello contro se stesso, pur di non sopravvivere a un tale disonore, ma Gesù ricomparve e gli chiese cosa stesse facendo.

A mala pena Eligio riuscì ad indicargli il cavallo morente e l’arto ormai freddo.

Ah, è per questo! esclamò Gesù che, presa in mano la situazione, prontamente poneva rimedio riattaccando l’arto tagliato.

Eligio guardò per un istante il suo nuovo garzone e allargando le braccia gli disse: Sei tu il maestro ed io il tuo garzone.

Felice chi si umilia perché sarà premiato! gli rispose con voce suadente Gesù.

Eligio alzato lo sguardo vide che il capo del nuovo garzone era cerchiato da un’aureola e riconobbe all’istante Gesù Cristo, e si inginocchiò dinanzi a lui.

A quel punto, Gesù gli disse: bene ti perdono perché ti credo guarito dal tuo orgoglio: rimani maestro dei maestri, ma ricordati che solo io sono maestro di tutti. Detto ciò, salì in groppa, dietro al cavaliere, al cavallo risanato e con lui sparì. Il cavaliere, diretto in Inghilterra era san Giorgio!

 

Per chi volesse leggere la versione integrale in francese il link è il seguente: http://www.dumaspere.com/pages/bibliotheque/chapitre.php?lid=v8&cid=66

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Articolo pubblicato il 01/12/2021