La democrazia ridotta del Senatore Monti

Il giornalismo italiano già normalizzato dal potere

Nicola Porro nella sua “Zuppa”, lamentava che tutti i giornali italiani, tranne qualcuno, davano risalto alla “palpata” alla giornalista dopo la partita Empoli-Fiorentina, mentre alla minacciosa e grave frase del senatore a vita Mario Monti, nessuna attenzione. E già questo potrebbe essere un segnale di come il giornalismo italiano è già normalizzato dal potere. Dunque, un altro “Super-Mario”, in un salotto televisivo, senza che nessuno abbia da ridire, ci fornisce subito la “normalizzazione teorica” del regime dittatoriale: “bisogna trovare modalità di somministrazione meno democratiche dell’informazione”. Perché? Perché secondo l’ex presidente del sconsiglio, siamo in guerra e quando c’è una guerra bisogna filtrare l’informazione. Bravo Monti, proprio quello che facevano i nostri generali durante la Prima Guerra Mondiale. Sull’argomento ritornerò dopo.

Per il momento fermiamoci sul ragionamento di Monti che assomiglia molto a quello che già abbiamo sentito da diversi scienziati (o presunti tali): siccome la scienza ha ragione su tutto, allora deve prendere posizione dominante anche in termini di informazione pubblica e comunicazione. “Ora, intendiamoci, non siamo certo qui a dover difendere le tesi più strampalate sentite sui vaccini e il Covid-19 dai peggiori complottisti della rete (e a volte anche in tv e sui giornali): danni ne hanno creati e non pochi, occorre dunque privilegiare un’informazione sempre più competente e ufficiale con l’ausilio della scienza per comprendere meglio e fugare il più possibile ogni dubbio. Da qui però a dire che occorre «meno democrazia» e una informazione «da somministrare», il passo verso la censura sembra davvero dietro l’angolo”. (Niccolò Magnani, Mario Monti: “serve meno democrazia per comunicare Covid”/ “No libertà informazione”, 28.11.2, ilsussidiario.net).

Cosa sarebbe successo se un ragionamento del genere l’avesse fatto un politico di destra? Apriti cielo. Cosa intende questo tecnico, “Chiudere Internet? Mandare a prendere chi sgarra sui social? Ma ci siamo già, si tranquillizzi col suo eloquio da dottor Stranamore: la somministrazione, le modalità, la democrazia ridotta, per dire la cittadinanza come massa sperimentale, l’informazione come veicolo di menzogna ad uso del potere. E tutto pare normale, perfino scontato. Ma sì, tanto, al punto in cui siamo… Pare normale anche perché l’informazione ha in larghissima parte rinnegato se stessa e oggi non si distingue da un disco di Fedez”. (Max Del Papa, Ci siamo già, caro Monti: informazione instrumentum regni e democrazia ridotta. Max del papa, 29.11.21 atlanticoquotidiano).

Non si era mai arrivati a questi abissi: terrorizzare e dividere il corpo sociale, manipolando i dati, adottando la narrazione unica che piace al potere, che impone il potere, praticando la censura con modalità anche brutali. Ho visto su fb delle scene per le vie di Milano, abbastanza raccapriccianti: poliziotti che inseguono manifestanti, e tanto altro, mi fermo. Ho ancora presente la scena degli idranti della polizia contro inermi manifestanti a Trieste. E poi lo spazio, nelle trasmissioni tv, ai virologi influencer, ai provocatori, ai megafoni di regime, con la consueta e ossessiva drammatizzazione. Perfino nei programmi di varietà, il martellamento ossessivo, demente, incessante per stordire la gente, per distruggerla.

“Ma tutto questo al nostro SuperMario Monti, di professione tecnico in pensione, oggi senatore a vita, tutto questo non basta: occorre somministrare dosi di censura ancora più massicce, l’informazione essendo cosa di Palazzo e gli arcana imperii unica verità trasmissibile”.

Abbiamo sentito di tutto dagli esponenti dei palazzi: “oggi un senatore vuole somministrare overdosi di censura, ieri un primo ministro annuncia che i non vaccinati non stanno nel recinto della società civile, il giorno prima un presidente avalla il controllo sociale, convinto che la sicurezza venga prima del diritto al dissenso, poi ancora il premier arriva ad annunciare la militarizzazione dura del Paese, e non si contano gli appelli di osservatori e direttori di giornali: chi evoca i militari al potere, chi vuole abolire le libere elezioni, chi propone le cannonate di Bava Beccaris ai dissidenti, chi nega a questi ultimi il diritto alle cure mediche, chi teorizza l’esclusione dal lavoro, la reclusione a oltranza […]”.

 

E per finire sono significativi alcuni passaggi inquietanti della conferenza stampa, dell’altro giorno del presidente Draghi. Con la sua nonchalance, si rivolge ai non vaccinati, pronuncia un’affermazione gravissima, attesta cioè che il decreto (il super green pass) del 6 dicembre, li pone “fuori dalla società”, pertanto, proclama l’apartheid. Questo sarà un Natale “normale per i vaccinati”, dice, ma auspica che il prossimo possa essere un Natale normale “per tutti”, “questo è ciò che vogliamo riconquistare, che lo sia per tutti, che anche coloro a cui da oggi saranno riservate le restrizioni possano tornare ad essere parte della società con tutti noi“. Brividi. Esiste dunque un noi e un loro. E loro, oggi, non fanno parte della società. Sono fuori.

Ho accennato prima alla censura del governo italiano durante la I Guerra mondiale. Nel libro di Forcella e Monticone, “Plotone di esecuzione”, Editori Laterza, si accenna all’odiosa censura postale“uno dei principali collaboratori invisibili della giustizia militare, cioè il canale attraverso il quale tanti combattenti finiscono sotto processo”. Senza trascurare poi la censura preventiva sulla stampa. All’Arma dei carabinieri, per esempio, era stato affidato il compito di polizia militare. Praticamente i carabinieri svolgevano un ruolo ingrato, a volte si travestono da soldati per carpirne confidenze. In pratica agivano come una vera e propria polizia segreta. Per questo erano odiati dai soldati.

Al fronte costituisce reato far sapere alla propria famiglia che la guerra sta provocando una quantità di morti”. Addirittura, il governo decide e fissa quanti millimetri un giornale deve dedicare agli annunci mortuari. Ecco perchè i giornali devono fare propaganda sminuendo la crudeltà della guerra. Non doveva trapelare nulla della carneficina, della mattanza della cosiddetta “guerra di trincea”“Denunciate alla stampa gli stranieri e gli italiani sospetti”, raccomanda “La Voce”, la rivista fiorentina, diretta da Prezzolini. Praticamente in quarantadue mesi di guerra, “la paura del disfattismo rimbalza continuamente da un capo all’altro del paese, dà il tono alla propaganda, influenza profondamente l’attività della censura e della giustizia militare, diventa una ossessione”.

 

 

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Articolo pubblicato il 02/12/2021