Quando la materia elementare può generare l'immateriale

Una realtà che resta ancora inspiegabile dalla scienza

La materia, cioè la realtà fisica che ci circonda, è conosciuta e percepita da Homo sapiens come un’entità esclusivamente oggettiva, inanimata, che può trasformarsi in altre versioni della stessa natura, ma che resta indistruttibile e in ogni caso in questo stato di conservazione.

Volendo estremizzare quanto sopra affermato, anche la dimostrazione di Albert Einstein sulla equivalenza dell’energia con la materia, non cambia l’essenza del discorso.

Tuttavia, appare dalla materia un evento che si rivela sorprendente e misterioso, che ci mette davanti ad un fenomeno che sfugge alle leggi fisiche che conosciamo e ad una spiegazione razionale.

Si tratta della presenza e manifestazione della “vita” dell’uomo e di tutti gli esseri viventi del pianeta. Una realtà nuova, che è nel contempo materiale e animata.

Perché definire la vita è così frustrante e difficile? Perché scienziati e filosofi hanno fallito per secoli nel trovare una proprietà fisica specifica o un insieme di proprietà che separi nettamente i vivi dagli inanimati?

Probabilmente perché una proprietà simile non esiste. Oppure, come un’ardita ipotesi suggerisce, la vita è un concetto che ha inventato la mente di Homo sapiens, data la sua incapacità di percepire la continuità tra la complessità funzionale della materia organizzata e la sua espressione relazionale, che appare come percezione immateriale.

La teoria dell’evoluzione può spiegare, in modo deterministico e meccanicistico, come la materia, cioè i singoli atomi o molecole (ossigeno, idrogeno, azoto, con la chimica elementare del carbonio) abbiano potuto, in particolari condizioni ambientali, combinarsi in strutture complesse e incredibilmente organizzate, tali da raggiungere la condizione di “strutture vitali”.

Strutture vitali” in quanto capaci di esistere per un tempo finito, di svilupparsi, di riprodursi e continuare questo ciclo indefinitamente.

Ecco il primo aspetto clamoroso e sconvolgente di questo sorprendente percorso. Dalla materia semplice, elementare, “inanimata”, si è passati a organizzazioni strutturali “vitali” in grado di replicarsi, fenomeno di cui non siamo ancora in grado di trovare una spiegazione e di determinarne la causa.

Infatti, per quale finalità e causa una cellula (animale o vegetale) tende a dividersi e riprodursi? Tante le ipotesi in campo, ma che purtroppo restano tali.

Ma c’è ancora qualcosa d’incredibile, che affascina e che dobbiamo tentare di capire e spiegare: come dalla stessa materia “inerte” iniziale siano comparsi elementi non materiali come la coscienza, il pensiero (intelligenza, razionalità, memoria, creatività, ecc.), le emozioni, i sentimenti positivi e negativi, in pratica tutto quanto riguarda la capacità relazionale umana.

In sintesi, restano i quesiti di fondo irrisolti e avvolti dal mistero:

1)- Per quale motivo la materia, attraverso la possibilità combinatoria casuale e complessa, può arrivare ad esprimere emozioni e sentimenti che manifestano gli organismi animali più evoluti?

2)- La materia ha in sé anche la proprietà di creare elementi immateriali che esulano dal campo della fisica che conosciamo?

Partendo da questi presupposti allora si può ipotizzare che, continuando questa esperienza evolutiva, si potrebbe arrivare anche al superamento di Homo sapiens e del suo mondo di relazione in qualcosa che per ora non siamo in grado d’immaginare, ma che non possiamo neanche escludere.

D’altra parte, questa sensazione di stupore disorientante si può paragonare a quella che si prova nel momento in cui ci troviamo ad osservare l’universo infinito, dove l’idea di “infinito” spaventa e resta una forzatura lacerante per la nostra limitata capacità di comprensione razionale, in quanto da sempre condizionati a vivere e a confrontarci con una realtà terrestre finita.

Tuttavia, anche la situazione inversa ed estrema ci lascia impauriti e senza spiegazione: la morte.

In questo caso la degradazione e la disorganizzazione della materia annullano immediatamente la realtà relazionale e la materia ritorna allo stato elementare per ricominciare un possibile nuovo ciclo vitale.

Probabilmente l’evoluzione cognitiva attuale di Homo sapiens non permette la comprensione di questi “meccanismi finalistici” che pertanto restano “impenetrabili” e confinati a realtà immaginarie e inaccessibili.

A meno che non si chiami in causa l’ipotesi trascendentale che, per la sua natura fideistica, offe una soluzione immediata e tranquillizzante.

Pertanto, davanti a questo inevitabile disorientamento che crea sconforto, non resta che ritornare ad immergerci nella realtà quotidiana, confinata pur sempre alle gravi problematiche che ci assillano, ma che ci appare, “obtorto collo”, ancora un rifugio rassicurante, espressione di una ineluttabilità a cui siamo assuefatti da tempo.

La condizione umana, per ora, deve dibattersi tra questi due estremi opposti, ovvero la materia che esprime la vita nelle sue caratteristiche immateriali e la morte che la dissolve, dove la tentazione dell’uomo, senza certezze razionali e con l’angoscia dell’ignoto, è quella di mettere, come lo struzzo, la testa sotto la sabbia per eludere il disagio esistenziale, conseguenza dei troppi inquietanti problemi senza risposta.

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Articolo pubblicato il 03/12/2021