Valsesia Magica e Misteriosa

Il nuovo libro di Roberto Gremmo propone interessanti, e talora inedite, notizie sul folklore di questa valle alpina della provincia di Vercelli, considerata la più verde d'Italia

«Al Valsesiano Milo, cordialmente» questa la dedica apposta sul libro Valsesia Magica e Misteriosa (Edizioni Ieri e Oggi, 2021) che l’amico Roberto Gremmo ha pubblicato di recente e che ha voluto donarmi in ricordo delle mie origini valsesiane.

Come valsesiano, dopo aver dato una scorsa all’indice, mi sono subito immerso nella lettura del 12° capitolo, intitolato Il Monte della Beata Panacea e la ‘Danza macabra’ nel Santuario di San Giovanni.

Si parlava, infatti, della Beata Panacea, per i valsesiani è semplicemente “la Beata”, che la Chiesa ha canonizzato come Beata Panacea De’ Muzzi, vergine e martire, nata a Quarona (Vercelli) nel 1368 e morta nel 1383, a quindici anni, per mano della sua matrigna, della quale subiva con pazienza i maltrattamenti.

Scrive Gremmo che in Valsesia per i fedeli non è importante solo il Sacro Monte di Varallo ma anche quello sopra Quarona (Vercelli), dedicato alla Beata Panacea perché celebra il luogo dove la giovane, invocata come patrona della Valsesia, sarebbe stata martirizzata dalla perfida matrigna.

Il santuario della Beata Panacea al Monte, o semplicemente Beata al Monte, sorge sul Monte Tucri:

è un edificio isolato, dedicato alla pastorella martirizzata, non raggiungibile con mezzi di trasporto, edificato attorno ad una piccola sorgente, a breve distanza dalla chiesa di San Giovanni al Monte, antica parrocchiale di Quarona.

Questa Chiesa, probabilmente edificata nel quinto secolo d. C. come torre d’avvistamento, al suo interno contiene un affresco che, con intensità e forza espressiva, mostra la vecchia megera - con un demonio sulle spalle - mentre colpisce al capo la giovane Panacea. Ma i dipinti più originali sono quelli che compongono il ciclo della danza macabra, realizzati per ammonire i fedeli sul triste destino che attende i peccatori dopo la morte: raffigurano, tra l’altro, due personaggi coronati ed un ecclesiastico paludato che osservano preoccupati uno scheletro coronato.

Gremmo prosegue ricordando la consolidata tradizione popolare di Quarona dell’impronta del ginocchio della Beata su una pietra del Lombaretto. Intraprende così il discorso sui massi magici e sulle acque guaritrici, dove si celebrano i fasti d’una Beata dal nome premonitore perché Panagia, da cui Panacea, in greco significa “tutta santa”.

La Valsesia delle pietre guaritrici comprende i santuari di Boca, Azoglio e Montrigone, quello serravallese di Sant’Euseo, il monte con le orme della Beata Panacea e la roccia spaccata del Sacro Monte di Varallo ma è parte di un ampio territorio di religiosità litica che si estende verso il lago d’Orta.

Sempre in questo capitolo Gremmo ricorda che da Pogno (Novara) si raggiunge il borgo di Bugnate con la strada che si inoltra fra i boschi verso il panoramico santuario della Madonna della guardia da dove si contempla un panorama mozzafiato sul sottostante bacino idrico naturale. Un cartello ricorda la visita, nel 1907, del Re Vittorio Emanuele III che esclamò: “Questo luogo è un paradiso”.

«Non è certo necessario avere sangue blu - commenta Gremmo - per comprendere che simili posti sono straordinari ma occorre, come sempre, guardare con particolare sensibilità a queste terre speciali per scoprire, occultati ma non scomparsi, singolari residui di genuina religiosità pagana».

La tematica dei residui del paganesimo nella religiosità popolare dell’area alpina è cara a Gremmo che vi ha già dedicato parecchi volumi, da Le Grandi Pietre Magiche (1995 e 2009), Il Biellese Magico e Misterioso (2014), I Misteri delle Alpi Biellesi (2015), Biellese Segreto (2017), I Segreti dei Paesi Biellesi (2020).

Col suo nuovo libro sono proposte interessanti, e talora inedite, notizie sul folklore di questa valle alpina della provincia di Vercelli, considerata la più verde d’Italia. Oltre agli antichi culti pagani delle pietre, si parla dei segreti del Monte Fenera e dei monti sacri, delle streghe, fate, gnomi, del Badik selvatico, di Fra Dolcino e di Giacomaccio... e di altri soggetti ancora che non possiamo qui prendere in considerazione. Per questo, a conclusione di questo scritto è riportato l’Indice.  

Una lettura anche superficiale del volume permette di cogliere la passione di Gremmo come ricercatore del folklore montanaro che si avventura anche in luoghi poco frequentati, ricchi di indubitabile fascino. È da notare la partecipazione alle ricerche di Anna Sartoris, sua moglie, in un fruttuoso connubio di vita e di lavoro.

Il libro di Gremmo attinge anche a ricerche condotte in precedenza da numerosi studiosi, valsesiani e non, come dimostra la corposa bibliografia che occupa ben sette pagine. Ma inserisce anche elementi inediti come al capitolo 27 Le anime dei morti alla chiesa della Serra di Crevacuore e il Battesimo della Pietra dei boschi di Postua.

A Crevacuore, il colle dove sorge la piccola Chiesa della Serra antistante al Cimitero è considerato un luogo dalla fama tetra e funerea: si crede che nelle notti precedenti San Lorenzo le anime degli uccisi nelle varie guerre manifestino la loro presenza con un sordo e cupo rumore di ferraglie.

Ma, negli anni dell’ultima guerra quel luogo fu davvero teatro di un crimine efferato perché nel maggio del 1945 alcuni sedicenti partigiani prelevarono in piena notte due uomini e una donna del posto, accusandoli di essere dei fascisti. Li portarono dietro al cimitero dove li ammazzarono a bastonate e con colpi di pistola alla nuca, di fronte a un quarto prigioniero, riuscito a scappare.

I feroci responsabili dell’eccidio furono salvati dalla benevola amnistia togliattiana e, forse, la notte di San Lorenzo quelle povere vittime dell’odio di parte gridano nel buio chiedendo giustizia.

Una situazione analoga, sempre legata alla guerra civile, la troviamo nel capitolo 30 Le urla strazianti dei morti della miniera della Gula.

Raccontano spaventati i pochi abitanti della frazione Gula della val Mastallone che in certe notti si sentono uscire grida strazianti e spaventose dalle gallerie diroccate della vecchia miniera abbandonata: le ritengono le voci dei disgraziati che vi hanno trovato la morte, barbaramente uccisi da mani assassine.

Come tutte le leggende, anche quella dei morti che urlano dentro la miniera della Gula ha un fondo di tragica verità perché nei giorni feroci e drammatici dell’ultima guerra non pochi disgraziati vennero uccisi e buttati nel fondo dei cunicoli della miniera. Come doveva accadere a fine conflitto nelle foibe della Venezia Giulia. Dei delitti in tempo di guerra fra Cravagliana e Rimella si ha prova certa, perché dopo la Liberazione la magistratura aprì un’inchiesta giudiziaria, conclusasi senza riuscire a scoprire gli autori degli omicidi. 

Si dice che nelle notti più buie, dai cunicoli abbandonati della miniera della Gula salgano le urla strazianti di quelle povere anime d’assassinati che ancora invocano giustizia.

Questi episodi funesti del periodo della guerra civile non sono ancora stati considerati da nessun studioso e Gremmo li riporta per primo.

In conclusione, Valsesia Magica e Misteriosa può essere definito come una sorta di avvincente guida che permetterà agli abitanti del territorio di approfondire le conoscenze della loro piccola patria, e che sarà molto utile per i turisti non valsesiani intenzionati a condurre escursioni non banali in un’area sulle cui bellezze non è certo il caso di insistere.

E non si dica che queste mie considerazioni sono sospette di campanilismo!

 

Roberto Gremmo

Valsesia Magica e Misteriosa

Edizioni Ieri e Oggi – Biella - 2021 - 160 pagine - € 18,00

Per informazioni: ierieoggi@tiscalinet.it

 

Indice

Il mito delle origini “iberiche” e i culti delle pietre in Valsesia.

Gli sfregamenti sulla pietra del campanile di Sant’Antonio alla Colma di Valduggia.

La “Margherita sforzosa” sul Fenera.

Il tragico amore della bella Sesia col gigante Fenera e la misteriosa sirena accanto a San Cristoforo.

La festa del fuoco di Ara di Grignasco.

I culti delle acque al rio Magiaiga.

La Pietra della febbre di Azoglio.

La pietra guaritrice di Boca.

La pietra sotto il santuario di Sant’Anna a Montrigone e il Cristo morto.

La pietra guaritrice del Sant’Euseo fra Bornate e Serravalle.

Lo “Zoccolo del diavolo” a Vanzone e la “Preja gussa” di Vaimaggiore.

Il monte della beata Panacea e la ‘Danza macabra’ nel santuario di San Giovanni.

Il Calvario del Sacro Monte di Varallo.

Il Libro dei Misteri e la cappella di Adamo ed Eva al Sacro Monte di Varallo.

Il santuario dei Dinelli e la Madonna del sasso di Boccioleto.

Il labirinto megalitico della Madonna delle pietre grosse di Piode e le Pietre gemelle di Riva Valdobbia.

La Pietra del diavolo sui monti di Alagna.

Il Sasso della Madonna sul greto del torrente Mastallone.

I miracoli nel santuario della Madonna del Rovaccio in val Mastallone.

La Medica guaritrice e i sortilegi delle streghe di Fobello.

La Casa delle fate di Cravagliana.

Gli gnomi dispettosi di Scopello.

Il “Badik” nascosto nella Pietra Croana sopra Piane di Serravalle.

L’uomo selvatico di Campertogno e quello di Civiasco.

Il montanaro ribelle Giacomaccio di Boccioleto.

La principessa del lago perduto di Crevacuore.

Le anime dei morti alla chiesa della Serra di Crevacuore e il battesimo della pietra dei boschi di Postua.

La Strada dei morti dalla grotta di Bercovei alla pieve di Naula e il mito della Valle perduta.

I morti di peste della chiesa di San Martino di Breclema a Romagnano.

Le urla strazianti dei morti della miniera della Gula.

Streghe, rospi, il Sass dla baceja e un tesoro nascosto nel lago di Sant’Agostino.

La cappella del doppio Sacro Graal e la tomba di San Fabian a Scopello.

Fra Dolcino, la Lega di Scopa e le origini della Massoneria valsesiana.

Il misticismo del Sacro Monte e l’arrivo dell’antipapa in Valsesia.

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Articolo pubblicato il 08/12/2021