Gli studenti transessuali vogliono bagni dedicati

L'Università di Pisa nomina addirittura un docente per valutare la richiesta.

Qualche settimana fa vi informai del fatto che il Senato della Repubblica aveva affossato il terribile Ddl Zan in materia di omotransfobia. A conclusione dell’articolo vi scrissi: “sicuramente torneremo a parlare di questo tema tanto caro all’opinione pubblica ma, almeno per ora, ci rilassiamo e tiriamo un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo”.

In questi giorni un amico mi ha chiesto come facessi a sapere che gli LGBT sarebbero “tornati alla carica”.

La risposta è semplice. Nelle manifestazioni postume alla votazione di Palazzo Madama i vari attivisti delle Lobby Gay avevano minacciato di fare ostruzionismo in tutti gli ambiti e in tutti i campi della società per ottenere ciò che vogliono.

Il tempo è giunto. Nei giorni scorsi la giornalista Valeria Strambi pubblicava una notizia dal titolo: “Vogliamo bagni neutri: all’università di Pisa toilette tappezzate di manifesti”.

I transessuali non hanno digerito l’affossamento del Ddl Zan dimostrando, in questo modo, di non aver rispetto per la democrazia. Nell’Aula del Senato, infatti, la votazione è stata lecita e conforme alle regole della democrazia parlamentare. Come mai una minoranza del Paese può avere il diritto di metter in discussione ciò che i senatori hanno deciso?

Per capire meglio la questione riporto le parole del senatore Simone Pillon, “Lega”, che è stato uno dei più agguerriti oppositori di Alessandro Zan e del suo assurdo disegno di legge.

Il 4 dicembre scorso, sulla sua Pagina Facebook, il senatore Pillon ha scritto: “All’Università di Pisa non hanno evidentemente niente di meglio da fare che spendere soldi pubblici per i bagni “gender neutral”.

Questione di priorità. Quando ero ragazzino e qualche idiota tentava di entrare nei bagni delle donne veniva preso a pedate dal bidello e portato in presidenza.

Ora invece, dopo le proteste degli studenti transgender, abbiamo un “docente delegato dal Rettore dell’Università di Pisa” alle attività di “GENDER Studies and Equal Opportunites” che si fa carico del “problema” e precede con la “mappatura” dei cessi dell’ateneo, assicurando che entro giugno si arriverà ad avere “un bagno genderless in ogni plesso dell’università”.

Il prestigioso risultato accademico, spiega il prof. Marzano, docente incaricato, sarà raggiunto in due modi: o togliendo “i riferimenti uomo-donna dai bagni, o prevedendo un simbolo neutro, o di un terzo genere”.

Se posso azzardare un parere, ritengo che dietro a quest’ultima soluzione si celi una grave discriminazione: se infatti saranno realizzati bagni ad hoc per il terzo genere, per la stessa ragione dovrebbero essere attrezzate anche toilettes per il quarto, quinto e sesto genere, e così via fino al 58° genere, come previsto dall’elenco dei generi approvati dalle organizzazioni LGBTQWERTY etc etc.

Perché infatti un “pansessuale” dovrebbe usare il bagno dei transgender? E perché mai un “gender questioning” o un “asessuale” dovrebbero essere costretti a fare pipì nei bagni del “terzo genere”? Sarebbero discriminazioni disgustose e inaccettabili.

Ecco allora la necessità di allestire WC per tutti i 58 generi. Il rischio però è di non avere più aule per le lezioni. Meglio allora ripiegare sulla prima opzione, e togliere ogni riferimento al sesso.

Certo, si tratterebbe comunque di un risultato deludente: mesi di studi per decidere di togliere il cartellino “signori” e “signore” dalla porta del cesso: roba da laurea honoris causa in cessologia”.

Il senatore Pillon, che di mestiere è avvocato, non lascia spazio al fraintendimento e dice con chiarezza quello che la maggioranza pensa ma non ha il coraggio di dire.

Il nostro Paese è uno degli ultimi in Europa per numero di laureati, abbiamo enormi difficoltà ad impiegare i cittadini laureati che, troppo spesso, devono fare lavori per i quali basterebbe il diploma di maturità. L’Italia è un Paese nel quale mancano la meritocrazia e la trasparenza per l’accesso alle professioni. Siamo un Paese nel quale si ha bisogno di avere un’Autorità Garante contro la Corruzione. Siamo un Paese con la disoccupazione ai massimi storici e cosa facciamo?

Nominiamo un docente universitario quale “guardiano delle latrine” per appagare i capricci delle comunità LGBT? Sinceramente credo si stiano superando i limiti della decenza e del buon gusto.

Ognuno è libero di vivere la sua sessualità come meglio crede. Ciascuno è libero di amare chi più ritiene opportuno. Ogni individuo è libero di sentirsi ciò che vuole ma nessuno ha il diritto di imporre tali scelte a compagni di corso, colleghi di lavoro, alla maggioranza silenziosa e rispettosa del Paese.

Nei giorni scorsi il collega Carlo Mariano Sartoris ha scritto un articolo relativo a “Quel babbo Natale con il tutù che danza sulla piazza di Modena” nel quale analizzava come sia “oltre il buon gusto” esprimere in modo prepotente e onnipresente la propria intersessualità.

Ci stiamo avvicinando al Natale e la tradizione vuole che in questo periodo si sia tutti più buoni. Bene, siamo d’accordo. Importante però è capire che gli italiani sono buoni ma non fessi!

In Italia c’è un impianto legislativo che tutela le minoranze e garantisce a tutti il diritto allo studio universitario. C’è davvero bisogno di una battaglia per avere un bagno per ogni categoria gender presente sul pianeta? E’ davvero questa la priorità del nostro Paese?

Sicuramente continueremo a seguire la vicenda e, come sempre, vi terremo informati.

Sul tema potrai trovare interessante "Quel babbo Natale con il tutù che danza sulla piazza di Modena" di Carlo Mariano Sartoris.

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Articolo pubblicato il 06/12/2021