Semestre bianco

Presentato un disegno di legge per la sua abolizione

Sergio Mattarella ha dato chiari e ripetuti segni della sua volontà di non volersi ricandidare. Luigi Zanda, Dario Parrini e Claudio Bressa, senatori Pd considerati piuttosto vicini a lui, hanno presentato, però, un disegno di legge che potrebbe sconvolgere i suoi progetti, pur riguardando esso la non rieleggibilità del Presidente della Repubblica e la abolizione del semestre bianco, l’ultimo del mandato presidenziale, nel corso del quale il Capo dello Stato non ha più il potere di sciogliere le Camere.

Le modifiche proposte dai tre senatori erano già state ventilate da Mattarella, anche per rafforzare la propria volontà di lasciare il Colle.

La richiesta abolizione del semestre bianco, decisamente non riguarda quello in corso giacché nel caso di accoglimento, la norma potrebbe entrare in vigore solo verso la fine del prossimo anno.

Il disegno di legge in argomento porterebbe ad un provvedimento epocale particolarmente incisivo nel mondo dei nostri principi costituzionali, bisognevole quindi di un clima di massima distensione politica per essere adottato e la miglior garanzia per vararlo senza intoppi sarebbe la permanenza, al Quirinale, di Mattarella, che ha sempre mostrato elevate capacità di comporre vertenze pur scabrose tra i partiti.

C’è un precedente storico, quello di Giorgio Napolitano: fu rieletto, ma si dimise dopo due anni, nel 2015, quando aveva 90 anni. Mattarella oggi di anni ne ha 80; ma fino a quando se la sentirà di sacrificarsi, mettendo da parte l’interesse personale? Per quanto tempo ancora potrà essergli richiesto di restare al Quirinale, col suo imperturbabile “aplomb” di alto profilo istituzionale, nell’interesse del Paese?

Il termine naturale della attuale legislatura è quello di marzo 2023. Se non ci saranno scioglimenti anticipati delle Camere, cosa augurabile, dopo questo Parlamento ne avremo un altro pressoché dimezzato. Infatti, col referendum di fine settembre 2019, i deputati passeranno da 630 a 400; i senatori da 315 a 200 e quelli a vita non potranno essere più di 5; oggi sono sei: Giorgio Napolitano, perché già Presidente della Repubblica; Mario MontiElena CattaneoRenzo PianoCarlo Rubbia, nominati da Napolitano; Liliana Segre, nominata da Mattarella.

All’insediamento del nuovo Parlamento dovrebbe essere già legge, nel caso di accoglimento della attuale proposta, tanto la abolizione del semestre bianco quanto il divieto di un secondo mandato presidenziale per il Capo dello Stato uscente e, ultima ma non ultima considerazione, Mario Draghi dovrebbe aver portato a termine, col successo sperato, il suo lavoro di gestione dei fondi europei per la indispensabile ripresa della nostra economia, per la quale l’OCSE ha appena previsto un 2021 con +6,3%: un record.

Per quanto sopra detto, dunque, lo scenario ipotizzabile nel 2023, secondo alcuni, potrebbe essere questo, che scontenterebbe pochi e accontenterebbe tanti: dimissioni di Mattarella, motivate non per limiti d’età, ma per significativi cambiamenti istituzionali e costituzionali; elezione di Mario Draghi a Capo dello Stato, per la sua caratura internazionale e la sua equa distanza da ogni partito politico ed anche, in buona sostanza, per riconoscenza dell’opera svolta.

Dopo Segni, Leone, Cossiga e Ciampi, Draghi sarebbe così il quinto Presidente del Consiglio a ricoprire la carica di Presidente della Repubblica.

La storia, dunque continuerebbe coi suoi corsi e, come ci insegna Giovan Battista Vico, anche coi suoi ricorsi, che gli umani realizzano inconsapevolmente, ritenendo d’esserne gli autori, mentre ne sono invece soltanto lo strumento per l’attuazione del grande disegno degli eventi, che tutto e tutti trascende e che tanti si ostinano a non considerar divino.

Si vales, vàleo.

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Articolo pubblicato il 06/12/2021