Nessuno tocchi Natale

Fuori strada con le linee guida della Commissione Europea

“Union of Equality. European commission guidelines for inclusive communication”, in italiano “Unione dell’Uguaglianza. Linee guida della Commissione Ue per una comunicazione inclusiva”, è – anzi, era - un documento interno di una trentina di pagine, riservato agli addetti ai lavori, rilasciato e poco dopo ritirato perché, appena salito palese in qualche modo agli onori della cronaca, stava suscitando polemiche e sconcerto.

L’intento dei redattori, per il raggiungimento dei valori della uguaglianza e della non discriminazione, era quello di dettare indirizzi, che tenessero in considerazione tutte le diversità all’interno della Unione Europea, tanto religiose quanto di genere, quali le comunità dei disabili, degli anziani, delle etnie e quelle operative sotto la sigla Lgbtiq. Erano raccomandazioni interne, non vincolanti, che suggerivano di preferire l’uso di termini neutri quanto al genere, che mostrassero sensibilità verso tutte le credenze religiose, che non palesassero intolleranze di tipo razziale o sociale.

Consigliavano pertanto di evitare espressioni come “persone handicappate” o “persone Down” e di usarne di più riguardose, tipo ”persone con disabilità” oppure “persone con la sindrome di Down”. Proponeva anche frasi meno generalizzanti: ad esempio, “molte persone Rom vivono in estrema povertà” piuttosto che la più inclusiva locuzione “le persone Rom vivono in estrema povertà”.

Pur se motivato dall’intento di non discriminare il genere, il suggerimento di dire “dear colleagues” in certe circostanze anziché “ladies and gentlemen”, che avrebbe potuto addirittura “offendere” qualche persona presente, è stato oggetto di alcuni sarcastici commenti, almeno nel nostro Paese, perché in inglese “dear collegues” è inclusivo di tutti i generi, dal femminile al maschile passando per il trans e il fluid gender, ma con “cari colleghi” in italiano ci si riferisce invece sempre e soltanto ai maschi.

Leggere, poi, che “vacanze di Natale” non sarebbe una espressione inclusiva giacché nello stesso periodo gli ebrei festeggiano Hanukkah, e che il termine “vacanza”, pertanto, basterebbe, ha sollevato la decisa indignazione specie di una certa nostra destra politica, che ha visto in questo indirizzo la cancellazione del Natale, e che male ha digerito anche la raccomandazione di non usare solo nomi propri di santi cristiani e dire quindi, in certe circostanze, “Malika and Julio” piuttosto che “Maria e Giovanni”.

Le linee guida dovevano portare la Commissione ad essere d’esempio per il raggiungimento di «valori fondanti» dell’Ue, quali quello dell’«uguaglianza» e della «non discriminazione», ma stavano andando in una direzione sbagliata ed Helena Dalli, commissaria europea all'uguaglianza, è intervenuta prontamente: "La mia iniziativa di elaborare linee guida come documento interno per la comunicazione da parte del personale della Commissione nelle sue funzioni aveva lo scopo di raggiungere un obiettivo importante: illustrare la diversità della cultura europea e mostrare la natura inclusiva della Commissione europea verso tutti i ceti sociali e le credenze dei cittadini europei. Tuttavia, la versione delle linee guida pubblicata non serve adeguatamente questo scopo. Non è un documento maturo e non soddisfa tutti gli standard di qualità della Commissione. Le linee guida richiedono chiaramente più lavoro. Ritiro quindi le linee guida e lavorerò ulteriormente su questo documento".

Ne prendiamo atto, ma quelle religiose e di genere, comunque, sono tematiche particolarmente sensibili e Dalli doveva sapere che vanno approcciate con molto attento discernimento per non generare equivoci, che le sue scuse hanno in qualche modo enfatizzano.

“Voce dal sen fuggita / poi richiamar non vale /non si trattien lo strale / quando dall'arco uscì”. Così leggiamo di Pietro Metastasio in Ipermestra, Atto II, scena I.

Si vales, vàleo.

Stampa solo il testo dell'articolo Stampa l'articolo con le immagini

Articolo pubblicato il 14/12/2021