La crisi russo-ucraina e l'interesse dell'Occidente

I possibili scenari e le paure dei grandi leader coinvolti nel conflitto

Era solamente il mese scorso quando al Premier ucraino arrivarono voci su un presunto golpe ordito dagli agenti del Cremlino, in accordo con apparati dell’economia ucraina.

 

"Ho ricevuto dalle agenzie di intelligence di altri paesi informazioni su un colpo di stato che potrebbe avere luogo nel nostro paese il primo dicembre. O tra il primo e il 2 dicembre. È un'informazione interessante e anche importante", ha detto il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il piano coinvolgerebbe anche l'uomo d'affari Rinat Akhmetov.

 

Zelensky ha infatti continuato dicendo : "Abbiamo informazioni da agenti e anche informazioni audio su una discussione tra i rappresentanti ucraini con i rappresentanti russi sulla partecipazione di Rinat Akhmetov a un colpo di stato in Ucraina e un'assegnazione di un miliardo di dollari”; ha poi aggiunto: "credo che questa sia un'operazione volta ad attirarlo in una guerra contro lo stato ucraino, che sarebbe un grande errore, poiché non si può combattere il proprio popolo e il presidente eletto dal popolo dell'Ucraina".

 

Chiaramente il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha negato tutto, ma il Premier ucraino si è detto pronto ad un escalation contro Mosca.

 

Alla domanda su un potenziale sostegno esterno in caso di attacco russo, Zelensky ha risposto che è necessario "fare affidamento su noi stessi, sul nostro esercito, che è potente". Questo significa anche che i paesi dell’Europa occidentale, ad oggi, danno un sostegno solo formale. Il particolar modo la Germania, che fino a un mese fa era ancora molto connivente con Mosca. Ad oggi però le cose sembrano cambiate. Nell’Era post Merkel, la Germania, come previsto, torna nel suo pieno sostegno alla Nato, senza indugi.

 

Il nuovo governo tedesco ha lanciato infatti il primo segnale per dissuadere la Russia dalla tentazione di invadere l’Ucraina.

 

La Germania del neo-cancelliere Olaf Scholz sospende l’attivazione della pipeline che trasporta il gas dalla Russia all’Europa attraverso il Baltico.

 

Il nuovo ministro degli Esteri tedesco, la leader dei Verdi Annalena Baerbock, ha annunciato di non dare il via libera al gasdotto.

 

Insomma, i rischi di una possibile aggressione russa all’Ucraina fermano il gasdotto Nord Stream 2; che lo ricordiamo, è un progetto russo-tedesco per raddoppiare la quantità del gas trasportato dalla Russia in Europa. L’impianto andrebbe a potenziare il già esistente Nord Stream 1, e dovrebbe entrare in funzione a partire dal febbraio 2022. Ma il Nord Stream 2 non è ancora operativo e nel mese di novembre l’authority tedesca per l’energia elettrica aveva fermato l’iter di certificazione per alcune questioni di legittimità. Ora arriva anche lo stop dal governo.

 

Ovviamente le critiche al gasdotto arrivano in particolare dagli Stati Uniti.

 

Washington ritiene che grazie a Nord Stream 2 la dipendenza energetica dell’Europa dalla Russia aumenterà. Inoltre, Mosca potrà esercitare una forte pressione sull’Ucraina dove passa attualmente il principale gasdotto che collega i giacimenti russi all’Europa. Se entrasse in funzione Nord Stream 2, Kiev non potrà più disporre delle tasse di transito del gas e sarà più esposta al pressing del Cremlino.

 

Tuttavia, questa situazione lascia col sapore amaro anche l’Ucraina, la quale si è sentita abbandonata dai suoi partner principali. Usa in testa.

 

Joe Biden ha infatti bloccato il pacchetto da 200 milioni di dollari per equipaggiamenti e materiali militari per l’Ucraina. Il presidente Usa aveva promesso i fondi al governo di Kiev per rassicurarlo dopo il colloquio con Vladimir Putin. Il leader degli Stati Uniti ha sospeso il pacchetto economico per dare tempo alla diplomazia di lavorare a una soluzione politica della crisi con la Russia. Biden ha insomma preso tempo per dare un segnale a Putin della buona volontà americana. Quasi allo stesso tempo, il leader russo ha bloccato al 70% il traffico marittimo nel mare di Azov, nei pressi della penisola di Crimea.

 

Tuttavia, con le manovre militari vicino all’Ucraina, Putin sta lanciando dei messaggi all’Occidente.

 

Iniziamo col chiarire che lo sbandierato concentramento di truppe e mezzi russi alla frontiera non è sinonimo di un’invasione imminente da parte di Mosca. Piuttosto, ne rivela l’intenzione di chiarire alcune questioni con Stati Uniti, Nato e Kiev.

 

Il messaggio fondamentale è quindi verso l’Alleanza Atlantica, cui viene chiarito che il tempo del progressivo spostamento a est delle proprie frontiere è definitivamente terminato e che da questo momento in poi qualsiasi iniziativa in tal senso comporti un elevatissimo livello di rischio.

 

All’Unione Europea nel frattempo viene data una risposta chiarissima all’interrogativo sorto alla caduta del Muro di Berlino: qual è il vero confine orientale del continente? La risposta è: lì dove passa la linea al di là della quale l’influenza storica russa è risultata più marcata di quella euroccidentale.

 

Se il presidente della Russia Vladimir Putin avesse realmente voluto invadere l’Ucraina, i suoi uomini avrebbero superato Kiev già da qualche tempo e sarebbero ora schierati alla frontiera occidentale del paese, pronti a respingere un eventuale ma molto improbabile contrattacco di forze Nato.

 

Con i mezzi e gli armamenti che la tecnologia ha messo a disposizione degli apparati militari negli ultimi decenni, la guerra è veramente divenuta una “guerra lampo”. Come tale, dev’essere combattuta concentrando le forze soltanto all’ultimo minuto e per il minor lasso di tempo possibile, colpendo dritto e duro e, soprattutto, mantenendo sempre una velocità operativa estremamente sostenuta.

 

Ciononostante la Russia conduce da tempo le sue grandi manovre vicino al confine dell’Ucraina, impegnandovi mezzi modernissimi e una forza che è progressivamente cresciuta sino a raggiungere il livello di 170 mila uomini.

 

In ogni caso il Cremlino è consapevole di possedere maggior fascino e soft power rispetto alla Cina. Per queste ragioni la via militare è da considerarsi l’ultima opzione per la ‘Terza Roma’.

 

Mosca, insieme a Pechino, necessita di penetrare il Vecchio Continente via terra, per indebolire e minare l’Impero marittimo americano.

 

Tuttavia, se lo scenario di un’intesa eurasiatica tra Berlino, Mosca e Pechino divenisse plausibile, Washington interverrebbe per scongiurarlo. Cosa che in parte ha già fatto con le nuove elezioni tedesche.

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Articolo pubblicato il 23/12/2021